Da poco presentata alla stampa la Guida ViniBuoni d'Italia 2010, a cura di Mario Busso e Luigi Cremona. Touring Editore.
Ispirata alla tradizione enologica italiana e volta a valorizzare le radici locali, il territorio e la tipicità, Vinibuoni d’Italia dà un segnale preciso ai consumatori e al mercato italiano ed estero, sul made in Italy del vino. La guida è unica, nel panorama italiano e internazionale perchè è la sola dedicata ai vini da vitigni autoctoni, cioè a quei vini prodotti al 100% da vitigni che sono presenti nella Penisola da oltre 300 anni.
In Vinibuoni d'Italia anche la produzione di Villa Petriolo, la cui campionatura ha raccolto lusinghieri giudizi per i quali ringraziamo la commissione degustatrice.
"La campionatura di Villa Petriolo, giuntaci proprio in fase di chiusura della guida, è priva quest'anno del Vin Santo, sottoposto ad un affinamento supplementare. Stessa cosa per il blasonato Golpaja, comunque fuori dal nostro perimetro di valutazione per una significativa presenza di Merlot. Per noi sono più che sufficienti il Chianti Rosae MnemoSis e Chianti base, entrambi frutto del millesimo 2008. Vini di sorprendente reattività che confermano il cambio di passo impresso all'azienda dalle sorelle Maestrelli. Il "semplice" Chianti ha dalla sua un prezzo abbordabilissimo. E ben registrato L'Imbrunire 2008, il miglior Canaiolo in purezza degustato in tutta la regione. Vino vibrante, di carattere e personalità”.
L'agronomo di Villa Petriolo Roberto Abate durante la vendemmia 2009 del Canaiolo
Vinificazione del Canaiolo per L'Imbrunire di Villa Petriolo
Note di degustazione de L'Imbrunire, del Chianti DOCG e del Rosae MnemoSis a cura di Federico Curtaz
Vendemmia 2009 a Villa Petriolo - Foto di Alena Fialova'
Il Comune di Cerreto Guidi partecipa alla manifestazione "Vignaioli e Vignerons", organizzata dalla Regione Toscana in collaborazione con Slow Food, con due interessanti eventi:
Domenica 6 CERRETO GUIDI Centro Storico dalle ore 15,00 - ISABELLA DE’ MEDICI E IL CHIANTI
Spettacolo di Musici e Sbandieratori a cura della ProLoco e delle contrade del Palio del Cerro.
Degustazione vino Chianti delle aziende del territorio e di prodotti tipici. Seminario:
1- La zonazione di Cerreto guidi. La scoperta di un territorio. A cura del geologo Stefano Bartalini (Ufficio SIT - Circondario Empolese-Valdelsa)
2- IL CHIANTI:QUALE UVAGGIO? DA RICASOLI A PARKER. ALLOCTONI ED AUTOCTONI ALLA CORTE DI ISABELLA. A cura di Rita Mulas (Ricercatrice Direttore tecnico MonteCarloWineFestival)
3- La cultura contadina e artigiana, strumento irrinunciabile per una vitale qualificazione di mercato del vino italiano. A cura di Gaspare Buscemi (Enologo)
(è gradita la prenotazione per il seminario c/o ufficio turistico cerreto guidi - tel 0571 55671 orario di apertura martedi, giovedi e sabato 17-19)
Venerdi 11 CERRETO GUIDI Sala della Bilerca
dalle ore 18 - I "CERRETO" DI CERRETO GUIDI
Seminario: QUALE UVAGGIO? FOCUS SUL "CERRETO" a cura della dott.sa Rita Mulas e del dott. Leonello Anello
A seguire cena con degustazione vino Cerreto a base di polenta e cinghiale
(è gradita la prenotazione per il seminario e per la cena c/o ufficio turistico cerreto guidi) costo cena euro 15.
Dal 5 al 7 dicembre la Regione Toscana, in rappresentanza di tutti i soggetti corrispondenti al mondo del vino e l'Associazione Slow Food, organizzeranno in Toscana l' incontro europeo, "Vignaioli e Vignerons".
Sabato 5 e domenica 6 dicembre avrà luogo la parte seminariale dell'iniziativa a Montecatini (Teatro Verdi), ovvero l'incontro dei produttori, chiamata “Vignerons d'Europe”, dove saranno dibattuti gli argomenti che stanno a cuore a tutti i produttori europei che ogni giorno devono affrontare nuovi e vecchi problemi del settore, spesso causati da politiche errate e troppa burocrazia. Un manifesto internazionale che possa raccogliere le necessità e le aspettative dei produttori sarà il risultato finale della discussione.
Lunedì 7, dal pomeriggio, si terrà il Mercato dei Vignerons nella prestigiosa cornice della città di Firenze, in Piazza della Santissima Annunziata.
Villa Petriolo
Ben mille i produttori attesi in Toscana, provenienti da 20 Paesi: all'appello di Slow food, insieme ad importanti personalita' del mondo della ricerca, della cultura e dell'agricoltura - per discutere di sostenibilità ambientale, sociale ed economica della vitivinicoltura, nonché di qualità della produzione enologica - ha risposto anche Villa Petriolo.
E' stata inaugurata lo scorso martedì allo STUDIO ZETA, in via Friuli 26 a Milano, la mostra mercato della Associazione Amici della Fondazione Floriani-Onlus, appuntamento amato dalla città per un grande shopping natalizio. Proseguirà sino al 2 dicembre.
Partecipate, è importante! L'obiettivo di Fondaco è quello di sempre: raccogliere fondi per ampliare la rete di assistenza domiciliare continua e gratuita ai malati inguaribili, costruire nuovi hospices e formare medici e personale qualificato.
Lo scenario è ancora lo Studio Zeta: un'ex opificio dei primi ‘900, a pochi passi da Porta Romana.
Rivestito quest’anno con una straordinaria scenografia neo barocca, che avvolge anche il fantastico panettone di pasticceria, il mercato offre un ventaglio di gadget, curiosità, gusti, sapori - per un’unica buona azione.
Giochi da tavolo, oggetti per la casa, nuovi addobbi natalizi e curiose antichità che provengono da noti antiquari milanesi e da donazioni private. Poi il femminile susseguirsi di gioielli, bijoux portafortuna, borse eleganti e abiti vintage. Per gli amanti del corner gastronomico, come ogni anno si troverà il pane speciale che Marinoni sforna due volte al giorno, le cioccolate di Buosi e Gobino, le marmellate biologiche, le scatole in legno del thè, selezionato manualmente e proveniente dallo SriLanka. Novità assoluta, il cioccolato Oxicoa, il cui cacao, derivante dalla pianta di Teobroma, è ricco di antiossidanti e protegge dall’azione dei radicali liberi: finalmente il piacere gastronomico per il benessere! Per chi preferisce il salato: pate’, creme tartufate, sali del mondo, gelatine per i formaggi e tanto altro, a sorpresa.
"Quella mattina ti sei alzata senza sapere ancora nulla della forza e della determinazione che stavi per dimostrare. Al tuo fianco la solita noia di marito, possessivo e pedante. Sei sgusciata via dal letto prima che lui potesse trattenerti. Del resto da ore eri lì, sveglia, a immaginare il tuo inimmaginabile futuro: Fausto, Fausto, Fausto, ti ripetevi... Eri scesa svelta in sala (in bagno avresti potuto svegliarlo) e gli specchi del buffet e del contro-buffet moltiplicavano all' infinito la tua immagine. Lì, con in mano il rossetto, hai preso l' irremovibile decisione: non saresti più stata la moglie del medico di Varano Borghi. Lo hai fatto, tu dici, per amore, perché non potevi più restare lontana da lui. Sì, ma perché ti sei trascinata dietro la figlia, perché sei corsa da Fausto e hai preteso che salisse in barca con te, davanti a tutta la carovana? Sei stata la nostra Yoko Ono, la donna che sottrae il mito alla schiera dei fedeli e ne decreta la caduta. Allora, era il 6 giugno del 1954, quindicesima tappa del Giro d' Italia, avevo il moccio al naso, non sapevo nulla di te, Giulia Occhini, e John Lennon era un sogno non ancora sognato ma tu, Giulia, sapevi tutto. Quel giorno Coppi, che andava per i trentacinque, stava messo male in classifica dopo che a Taormina aveva beccato 11 minuti per «dissenteria da ostriche». Quel giorno hai preso pubblico possesso della sua vita, ti sei rivelata al suo fianco, un minuto dopo la cronometro di Gardone Riviera. (...)".
Aldo Grasso
Deve ad un montgomery color neve il suo nome. E' Giulia Occhini, ribattezzata la Dama Bianca dal giornalista francese Pierre Chany che la fece passare alla storia fissando nell'immaginario di tutta Italia il suo amore per il Campionissimo a Saint-Moritz. La Dame en blanc aveva ventisei anni quando decise di abbandonare il marito e due figlioletti per seguire, tappa dopo tappa, Fausto Coppi.
Concubina, grande peccatrice: l'Italia bigotta degli anni Cinquanta non le perdona di aver scelto, con candore, la passione della sua vita, a dispetto delle leggi imperanti - discriminatorie per le donne - e dei dictat dei benpensanti. E a dispetto anche delle schiere di giornalisti malevoli e dei tantissimi fans dell'airone delle salite, di cui si temeva di incrinare l'immagine e comprometterne le prestazioni.
Bartali e Coppi
" (...) Lui, Coppi, che rallenta su un tornante impervio del Tour perche' ha visto lei, la Dama, sul bordo della strada. La moglie di lui e il marito di lei che piombano sul Garda durante una sosta del Giro e qualcuno penso' che stesse per ripetersi la tragedia di un altro ciclista, Pellissier, ucciso a revolverate dall' amante. I giornali titolavano a base di "scandaloso amore" e "famiglie distrutte". Perfino l' immenso scandalo legato alla morte di Wilma Montesi passo' per qualche giorno in seconda fila. A Coppi ritirano il passaporto, la Dama conosce il carcere. Nel marzo del ' 55, li processano ad Alessandria. L' accusa e' di "violazione degli obblighi di assistenza familiare". Il presidente del tribunale chiede al campione: "Come mai e' arrivato al punto di spedire a sua moglie l' anello matrimoniale in una scatola con l' indirizzo scritto di pugno dalla Occhini? Sa che sua moglie l' aspetterebbe a braccia aperte? Lei voleva vedere la bambina nella sua nuova casa: ma non sa che nella casa di prima c' e' la mamma di sua figlia e nell' altra una donna estranea?". Li condannarono a due mesi di carcere (Coppi) e a tre (la Dama) con la condizionale. Poi nacque il figlio, Faustino, che Giulia Occhini ando' a partorire a Buenos Aires. Poi mori' Fausto nel gennaio del 1960. Poi se ne ando' anche la figlia Lolli, stroncata da un male incurabile. E' giusto pensare che la Dama sia, dopo lutti e drammi, sopravvissuta a se stessa".
Lei è bella, alta, elegante, e i suoi occhi risplendono. Una perfetta femme fatale, o capro espiatorio per peccati che sono di tutti e che tutti coprono ipocritamente. Lo scandalo si ferma solo quando Coppi muore, il 2 gennaio del 1960, per la malaria contratta in Africa durante una battuta di caccia.
”Tutti volevano che io sparissi, che gli stessi lontana. L’insipienza dei medici l’ ha ucciso. Ma per l’Italia, la colpevole di tutto ero io.”
Giulia Occhini muore a sessantanove anni, dopo 510 giorni di coma. Gravissime lesioni subite in un incidente stradale le stroncano la vita, dopo che mai più ha ripreso conoscenza. Faustino, figlio dell'ormai mitico "uomo solo al comando", giura che la madre abbia trascorso il resto dei suoi giorni, vedova del suo grande amore, nel ricordo inconsolabile di Coppi.
La settimana scorsa i vini della Tenuta di Fessina sono stati protagonisti di una bellissima serata all’insegna dell’ “Etna e la cultura del vino. Un’isola nell’isola”.
Scenario suggestivo della degustazione il Bar Hotel "Valentino" in quel di Bellusco, un luogo delizioso in quella che un tempo veniva chiamata Pieve del Vimercatese.
“A Bellusco si vive ancora l'atmosfera di paese. Restano ancora abitate e visibili le corti, le cascine, le frazioni e il castello. Anche il "Valentino" è inserito in una corte, la corte del Valentino, segno del ruolo che la "locanda" ha assunto nella storia del paese”.
AlValentino, che nel 2009 compie ben 75 anni, si respira un’atmosfera meravigliosa. Gli ospiti attenti e preparati, la cucina in abbinamento ai nostri vini veramente squisita. Ho assaggiato il loro coniglio con olive, capperi e pachino. Semplicemente indimenticabile.
Carlo Corti, patron del Valentino, con Roberto
INFO:
Hotel - Bar Valentino Via Dante, 1 - Bellusco (MI) Tel. 039.6067347/8 Fax 039.6067349 Tel. Bar 039.622305 e.mail: info@hotelvalentino.eu http://nuke.hotelvalentinobellusco.it
Sabato prendo in edicola, come al solito, la rivista IO DONNA...la sfoglio velocemente, prima di immergermi nella lettura approfondita degli articoli, e che ti trovo?! Belle pagine dedicate agli amici dell' Osteria Tornabuoni a Firenze. Un locale delizioso. Sobria, grintosa. E caldamente design, la definiscono i due giornalisti Paolo Bagnara e M. G. Borriello.
Le foto di Guendalina Ravazzoni la immortalano in tutto il suo splendore, con la ricca enoteca a vista, che ospita etichette solo toscane. Da osteria beneducata. Guardo meglio...ma quella bottiglia in angolo è il Rosae MnemoSis di Villa Petriolo!
Note di degustazione del Chianti Rosae MnemoSis a cura di Federico Curtaz
"Un Rosae per te...ricette speciali di donne speciali". Dal web alla tavola: Silvia Maestrelli vs Sandra Salerno, i vini di Villa Petriolo incontrano la cucina creativa di Un tocco di zenzero. A DeGustiBooks 2009.
Un importante evento per il mondo del vino si è appena svolto a Milano, promosso dall’ azienda di distribuzione e servizi SARZI AMADE', che nasce nel 1966 dall’amore per i grandi vini e distillati di Nicola Sarzi Amadè.
All'Hotel Marriott il 16 novembre scorso erano presenti tutte le cantine italiane che Sarzi Amadè distribuisce a Milano, in tutta la Lombardia ed il territorio nazionale attraverso una rete capillare ed efficiente di agenti. Anche i vini della Tenuta di Fessina e Villa Petriolo tra le cantine presenti.
La degustazione è stata organizzata molto bene, con la grande passione per la cultura del vino e lo stile che contraddistinguono il mondo Sarzi Amadè. Ottimo il servizio, eccellente risultato. Molti i clienti di Milano e provincia.
I vini della Tenuta di Fessina e Villa Petriolo nell'intervista rilasciata a L'eco delle Aci
Tra i vins de soif, vini facili e gustosi da bere, scelti da Ernesto Gentili e Fabio Rizzari tra quelli degustati per la Guida de L'Espresso 2010, compare anche ERO: "da uve nero d’Avola, un rosso di intensa articolazione aromatica, con note di humus, fiori e ciliegie; molto armonico all’attacco al palato, suggerisce un senso di freschezza”.
Scheda dedicata alla Tenuta di Fessina sulla Guida de L'Espresso 2010
[..]La bestia è calma. Dorme nel fondo. Solo un fumo denso sale dall’incredibile camino, alto 3.312 metri. Le vedute intorno, sono ancora più strane. Tutta la Sicilia è avvolta da brume che si fermano sulle coste, velando solo la terra, e noi siamo sospesi in pieno cielo, in mezzo ai mari, su un monte prodigioso uscito dalle nuvole. Tanto in alto che lo stesso Mediterraneo, che si estende a perdita d’occhio, sembra essere cielo. L’azzurro ci avvolge quindi da ogni parte. Propagandosi sulle nostre teste, sotto i nostri piedi, dappertutto.
da "Viaggio in Sicilia" di Guy de Maupassant
Una meravigliosa notizia ci ha appena illuminato la giornata: Erse 2008, Etna DOC della Tenuta di Fessina, è stato scelto tra i «i vini siciliani più buoni»! Ne siamo davvvero molto onorati.
Erse ETNA DOC Nerello Mascalese, Nerello Cappuccio. Erse, il richiamo del sorgere del sole e della rugiada all’alba. L’azzurro delle gocce della rugiada. L’azzurro del cielo dell’Etna.
Da Cronache di gusto di oggi: "Ecco i vini a cinque stelle, quelli che hanno ottenuto il massimo punteggio. Sono in tutto 46 tra bianchi e rossi, bollicine e vini da dessert. Torna per il terzo anno la guida ai vini, edizione 2010 del Giornale di Sicilia".
A curare la pubblicazione, la più completa in Sicilia sul settore - con oltre 160 cantine e circa 900 vini assaggiati - Fabrizio Carrera e Gianni Giardina. «Quest’anno - scrivono i curatori nell’introduzione - sono due le parole chiave che ci hanno condotto nelle degustazioni alla cieca: piacevolezza e territorialità, parola difficile quest’ultima ma che esprime con chiarezza il concetto secondo cui l’eccellenza di un vino si misura anche nella capacità di rispettare un territorio e le sue caratteristiche. E per fortuna non esiste solo una Sicilia del vino ma tante Sicilie in grado di esprimere grandi potenzialità, talvolta ancora inespresse. E questo ci fa ben sperare per il futuro».
Appuntamento al 9 dicembre con la cerimonia di premiazione delle 46 etichette a cinque stelle: a partire dalle ore 18 presso l’Nh Hotel di Palermo (Foro Italico).
La guida sarà in vendita col Giornale di Sicilia a partire dal 10 dicembre.
“La bambina che vuole essere Dio”, questa la firma in calce alle pagine del diario di Sylvia Plath, poetessa tra le più rilevanti della nostra epoca, la cui vita e la voce hanno il sapore della tragedia classica...
Joyce Carol Oates, nei "Capolavori di Sylvia Plath" editi da Mondadori, racconta la tragicità della sua lirica: "(...) come nella poesia Specchio, l'occhio di un piccolo dio che si immagina senza preconcetti, non velato da amore o da avversione. E' l'audace hybris della tragedia, l'inevitabile dichiarazione di sfida alla realtà di chi partecipa a un'azione drammatica senza sapere che si tragica. Muore, e solo noi possiamo capire lo scopo della sua morte: illustrare l'errore di una personalità che si credeva divina".
Sylvia Plath, nata a Boston, trascorse l'infanzia nella cittadina costiera di Winthrop nel Massachusetts. Suo padre Otto, un entomologo di origine tedesca, morì quando Sylvia era ancora piccola, un tragico episodio che lasciò un segno profondo nella sua psiche. Studentessa brillante e creativa, nel 1950 ottenne una borsa di studio per il prestigioso Smith College e nel 1953 vinse un soggiorno a New York come guest editor della rivista femminile "Mademoiselle" che aveva pubblicato un suo racconto. Il suo unico romanzo "The Bell Jar" (La campana di vetro, 1963), è basato su quella esperienza profondamente deludente di vita nella metropoli. Il ritorno a casa coincise con il manifestarsi di gravi crisi nervose che culminarono in un tentativo di suicidio. Dopo alcuni ricoveri in ospedale e dolorose cure (tra cui l'elettroshock), Plath tornò allo Smith per laurearsi nel 1955 con una tesi sul "doppio" in Dostoevskij. Nello stesso anno vinse una borsa Fulbright per l'università di Cambridge in Inghilterra: fu questo il setting dell'incontro col poeta inglese Ted Hughes, che sposò nel 1956 e con il quale tornò negli Stati Uniti. Dopo un breve periodo di insegnamento a Smith, lavorò in un ospedale psichiatrico, e nello stesso periodo seguì le lezioni di poesia di Lowell a Boston, dove conobbe Anne Sexton. Tra le due poetesse nacque una forte amicizia sorretta da grande empatia e da sconcertanti analogie biografiche. Nel 1959 Plath e Hughes tornarono in Inghilterra e si stabilirono in un villaggio del Devon. Nel 1960 nacque la loro prima figlia Frieda e nello stesso anno uscì The Colossus (Il Colosso), il suo primo volume di poesie. Poco dopo la nascita del secondo figlio Nicholas (1962), i due si separarono. Trasferitasi a Londra da sola coi figli, Sylvia continuò a scrivere, ma nel febbraio del 1963, all'età di 31 anni, incapace di trovare una sintesi tra le ambizioni artistiche e le quotidiane incombenze esistenziali, si tolse la vita. Le sue poesie furono in gran parte pubblicate postume da Ted Hughes che curò anche l'uscita dei suoi Diari.
Per Sylvia Plath la scrittura è cura. Il suo sentirsi dolorosamente inadeguata la muove ad indagare i temi più antichi dell'identità. La più intima ferita, legata alle figure genitoriali, lei la butta in faccia a chi la legge, senza veli. La sua poesia - che è difficilissima da tradurre; praticamente introvabile la versione di un'altra grande poetessa, Amalia Rosselli - è di un'intensità, di una verità, che sconvolge. Tutti possiamo riconoscerci in quelle note dolenti, in quell'urlo che sempre si alza dalle sue parole.
Nelle muse inquietanti Sylvia Plath rivolge un duro attacco alla madre, ritenuta colpevole di aver ignorato i terrori che dominano l'inconscio della scrittrice.
Come le cattive fate al battesimo, questi terrori sono i compagni di vita più intimi, di cui la madre, lontana dalla realtà della figlia turbata, non vuole ammettere l'esistenza. Nel corso del testo vengono tessuti insieme ricordi dell'infanzia, echi di antiche ballate ("E questo è il regno a cui mi hai portato, mamma, mamma") e la classica fiaba a lieto fine, qui ironicamente capovolto.
Le muse inquietanti
Mamma, mamma, quale zia maleducata o cugina sfigurata e repellente dimenticasti cosi sconsideratamente d'invitare al mio battesimo, che quella al posto suo mandò queste signore dalla testa come un uovo da rammendo, per dondolarla e dondolarla ai piedi, al capo e a sinistra della culla?
Mamma, tu che su ordinazione inventavi le avventure di Mixie Blackshort, l'orsetto coraggioso, mamma, tu le cui streghe sempre sempre finivano cotte in forno insieme al panpepato, chissà se le hai viste, se hai detto parole per liberarmi da quelle tre signore che annuivano di notte intomo al letto, senza bocca, senz'occhi, la testa calva tutta toppe?
Quando ci fu l'uragano e nello studio di papà s'incurvarono le dodici finestre come bolle prossime a scoppiare, tu preparasti a mio fratello e a me biscotti e Ovomaltina e ci insegnasti a cantare tutti in coro: "Thor è arrabbiato: bum bum bum! Thor è arrabbiato: che ce ne importa?" Ma quelle signore ruppero le vetrate.
Quando a scuola le bambine eseguirono la danza sulle punte e facendo lampeggiare le pile cantarono la canzone delta lucciola, io non riuscivo a muovere un piede nella mia veste coi lustrini ma me ne stavo in disparte, goffa, nell'ombra gettata dalle mie madrine dalla lugubre testa, e tu piangevi, piangevi, e l'ombra si allungò, si spensero le luci.
Mamma, mi mandavi a lezione di piano e lodavi i miei trilli e arabeschi, benché tutte le maestre giudicassero il mio tocco stranamente legnoso nonostante le scale e le ore di esercizio, e il mio orecchio stonato e, sì refrattario alle lezioni. Ho imparato, ho imparato, ho imparato altrove, da muse non assunte da te, mamma cara.
Un giorno mi sono svegliata e ti ho vista, mamma, che galleggiavi nell'azzurro più azzurro su una mongolfiera verde coperta di un milione di fiori e uccellini azzurri che mai mai si videro, in nessun luogo mai. Ma il piccolo pianeta volò via saltellando come una bolla di sapone mentre tu gridavi: "Vieni, vieni!". E io restai sola davanti alle mie compagne di viaggio.
Giorno e notte ora, al mio capo, al fianco, ai piedi, stanno a veglia con vesti di pietra, le facce vuote come il giomo in cui nacqui, le ombre lunghe nel sole calante che mai splende più vivo e mai tramonta. E questo è il regno a cui mi hai portato, mamma, mamma. Ma nessuna espressione del mio viso tradirà la compagnia che frequento.
(trad. Anna Ravano)
Un'iniezione di coraggio, Sylvia Plath. Che affronta il buio e lo racconta.
Limitare lo spreco e ridefinire l'estetica: questi i miei motivi di interesse per l'arte del riciclaggio, che possiede in sé il fascino irresistibile della citazione, delle connessioni, dei legami...
"(...) Nella citazione si mescolano labirinti che siamo costretti, invece, a percorrere, consapevoli che l'unico modo per salvarci è uscire da dove siamo entrati: rivendicare il diritto di citazione come diritto di riuso e d'invenzione". da "Cito dunque creo. Forme e strategie della citazione visiva", di Maria Rosaria Dagostino, Maltemi, Roma 2006
Splendide le sedie del torchio, segnalate da tanti amici winebloggers e create da Marco Torchio, che "recupera le barriques dalle cantine, le smonta e costruisce le sedie assemblando le doghe delle diverse botti. Ogni sedia racconta pertanto la storia della botte con cui è stata costruita. Il metodo di lavoro prevede soltanto un assemblaggio artigianale senza snaturare il materiale. Rimangono perciò le macchie del vino contenuto delle botti, l’aroma del legno, le scritte di fabbricazione e tutta la storia che quel materiale porta con sè. La materia prima non viene quindi snaturata, ma rispettata e trasformata a nuova funzionalità".
Ma bellissimi anche i rifiuti assemblati e mixati tra loro fino ad assumere le sembianze di oggetti di autentico design nella mostra "Scart", promossa da Ecolevante di Santa Croce e allestita in questo momento, dopo aver girato tante città italiane, a San Miniato, presso Palazzo Grifoni, nell'ambito della XXXIX Mostra del tartufo bianco.
L'obiettivo: comunicare l’importanza del riutilizzo, promuovere la cultura di una raccolta intelligente e capillare, per poi inseguire scenari di riuso apparentemente impossibili. Da non perdere: gli abiti realizzati con le mazzette di pelle di fine campionario o con ritagli di bottiglie in plastica, la scrivania fatta con le portiere di un'auto, il bottigliofono, il curioso xilofono tratto da vecchi bancali di legno, bottiglie e forme per la produzione di scarpe,...
il mio lavoro mi ha permesso di abbattere quelle barriere che separano la serietà dall'allegria, il lavoro dal divertimento. Il vino è quello che mi piace fare, lavorare con serietà e professionalità, scherzare, giocare, creare, liberare la fantasia....
Perchè questo è il modo per sentirmi me stessa, essere in armonia con gli altri in ogni momento della mia vita.