venerdì 31 dicembre 2010

I'm dreaming...il "cenone" perfetto



Grazie all’aiuto di alcuni amici, esperti in materia, immagino la mia cena del trentuno dicembre.

Chiedo all'amico Francesco D’Elia, stretto collaboratore di Giorgio Armani, di consigliarmi il vestito perfetto.

Una prece: evitiamo i pranzoni! Preferibile una cosa un po' originale: un dolcissimo e gustoso panino. A chi chiedere se non al re del panino mondiale. Alessandro, un panino che mi assomigli?



Quanto all’immancabile brindisi: Champagne! Mi rivolgo, è d’obbligo, all’amico Nicola Sarzi Amadé, grande esperto di Champagne, affascinate nella sua sobrietà ed eleganza. Nicola, uno Champagne per me?

Grazie a voi, amici cari, il mio Ultimo dell’anno immaginario sarà perfetto. Kiss.




In un’intervista rilasciata qualche tempo fa ad un’amica giornalista, il pensiero “ricorrente” (!) per l’abito giusto.

Diciamolo: sei una donna speciale. Un giornalista ha detto di te: "la guardi negli occhi e ti trovi subito d'accordo con qualunque cosa dica". Il tuo punto forte sembra essere la personalità e l'intelligenza: una combinazione di innocenza e gioiosa sofisticatezza. Chi è Silvia Maestrelli?

Non sono in grado di dirvi chi sono io, perché non ci ho mai pensato. Non mi sono mai chiesta chi sono. Non mi interessa. L'unica certezza: non mi cambierei con nessuna altra donna. Who's the journalist?

Una donna di grande classe: il vestito perfetto...in fatto di stile, il tuo colore preferito?

Non seguo la moda, seguo soltanto il mio stile. Odio le calze, adoro le ballerine Porselli. Si dice che l'abito non faccia il monaco, ma nel mio caso non è così. Entrare in una stanza con l'abito giusto mi infonde una grande sicurezza. Il nero è il colore che mi appartiene...come diceva la Duchessa di Windsor, "Se l'abito nero è quello giusto, non si può indossare nient'altro". Il Ford Dress di Chanel è un must. Un vino: Il Musmeci, off course.



Tanti tanti auguri a tutti dalla neve di Crans Montana, dove festeggerò questa sera il passaggio al nuovo anno, in compagnia di quasi tutte le persone a me più care. A quelle che purtroppo non potrò abbracciare, e a tutti gli amici di DiVINando, un bacioneeeeeeeeeeeeeeee!

giovedì 30 dicembre 2010

Degustazione dei vini di Tenuta di Fessina e Villa Petriolo a Misterbianco (CT), in collaborazione con AIS Catania, delegazione Città e Sud


“Bevi e sii felice”.
Da “Vino e poesia. Centocinquanta epigrammi greci sul vino” a cura di Simone Beta


Mese di interessanti degustazioni in giro per l’Italia questo gennaio che ci attende…

Il 13 gennaio sarà la volta di Misterbianco, un Comune in provincia di Catania ricchissimo di storia e cultura. Posto ai piedi dell’Etna, fu distrutto da un fiume di lava nel 1669. Poche cose furono risparmiate dalla devastante furia della lava: una casetta con due cisterne, un piccolo querceto, il campanile della Chiesa Madre ("'U Campanarazzu" come amano chiamarlo i Misterbianchesi), alcuni muri della imponente chiesa di S. Nicolò e la chiesetta rurale della Madonna degli Ammalati. Al momento della ricostruzione, gli abitanti cercarono in tutti i modi di ricreare, il più fedelmente possibile, l'antico paese. All'incrocio delle prime due strade tracciate nel nuovo sito realizzarono i "Quattro Canti" cioè la prima piazza, sulla quale si affacciarono i quattro palazzi appartenenti alle quattro famiglie più rinomate del paese.



A Misterbianco, dunque, l’ Enoteca-torrefazione Mister Coffee, gestita dal 1984 da Agata Scuderi - e condotta oggi dagli eredi, la figlia Loredana Santagati, sommelier Ais, e dal marito Pietro -, in collaborazione con la delegazione AIS Catania Città e Sud, organizza una degustazione dei vini della Tenuta di Fessina e Villa Petriolo.

La serata si svolgerà presso la sede dell’Associazione Salotto Gastronomico della sommelier AIS Giusi Santonocito, insegnante di cucina AICI (associazione di cui è Presidente), che curerà il menu in abbinamento e presenterà i piatti preparati per l’occasione, a base di prodotti tipici di qualità.

La proposta dei vini sarà affidata invece al nostro Federico Curtaz, coadiuvato dai sommeliers AIS della delegazione Catania Città e Sud, che cureranno il servizio di sala.

In assaggio a gennaio al Salotto Gastronomico di Misterbianco, in Via Marchese n. 160, i nostri vini Nakone 2009, Chardonnay in purezza, l’Etna DOC Erse 2009, il Nero d’Avola Ero 2009, e, da Villa Petriolo, il Chianti DOCG Rosae Mnemosis 2007 (da Sangiovese al 100%, “Chianti dell’anno” per la Guida de L’Espresso 2009) ed il Vin santo del Chianti DOC annata 2004.

I posti sono limitati: è necessario prenotare.

INFO:

Associazione Salotto Gastronomico: Via Marchese, 160 - Misterbianco (CT)

AIS Catania: http://www.sommeliersicilia.com/catan.htm

Mister Coffee, torrefazione - enoteca- distribuzione automatica caffè: Via. G. Garibaldi, 488 - 95045 Misterbianco (CT) - tel: 095 463177 - fax: 095 463177 - mistercoffe@virgilio.it - http://flash.237.it/web/www.mistercoffee.eu/

I vini della Tenuta di Fessina in degustazione il 14 gennaio 2011 al Caffè Commercio di Rimini, “Bar d’Italia 2011” per il Gambero Rosso




“Cantiamo il re che ama il grido di evohé (…)
Nato da Zeus, nato due volte, dio del ditirambo, Dioniso”.

Da “Vino e poesia. Centocinquanta epigrammi greci sul vino” a cura di Simone Beta


Si prepara un appuntamento immancabile per tutti i winelovers al Caffè Commercio, attività che i fratelli Zangheri conducono con passione a Rimini dal 1997: la signora Claudia ed il fratello Massimo, sommelier AIS, ospiteranno il 14 gennaio, in Piazza Ferrari, una degustazione dei vini della Tenuta di Fessina condotta dal nostro Federico Curtaz.

In assaggio al Caffè Commercio - che è stato recentemente insignito del prestigioso riconoscimento del Gambero Rosso “Aperitivo d’Italia/Bar d’Italia 2011” -, in abbinamento ad eccellenti prodotti tipici, le seguenti annate: Nakone 2009, Ero 2009, Erse 2009, Il Musmeci 2007.

La nostra Tenuta di Fessina, in Contrada Rovittello (Comune di Castiglione di Sicilia), nasce nel 2007 e si compone di tre anime: oltre al vigneto di sette ettari alle pendici dell'Etna, con viti secolari di Nerello Mascalese, conta un appezzamento di cinque ettari all'ombra del tempio di Segesta, da cui si ottiene Nakone, Chardonnay in purezza, ed un vigneto in Val di Noto, da cui si vinifica Nero d'Avola al 100%, producendo Ero, uno dei “grandi vini” italiani per la Guida Slow Wine 2011. Dai vigneti etnei più vecchi, Fessina produce Il Musmeci - cru dell’azienda che ha meritato l’Eccellenza dalla Guida de L’Espresso 2010 e 2011-, e, dalle viti più giovani, l’Etna Rosso DOC Erse.

A gennaio non mancherà occasione per gustare anche un'ottima pasticceria ed uno stravagante caffè: oltre venti i tipi di bevande e dolci al caffè. Al Caffé Commercio si possono trovare un’ampia selezione di vini e Champagne e, al momento dell’aperitivo, un ricco buffet accompagnato da cocktail mondiali e della casa.

INFO Caffé Commercio:
Piazza Ferrari 22
47921 Rimini (RN)
tel: 054121600
info@caffecommercio.eu
www.caffecommercio.eu

Tenuta di Fessina al Caffé Commercio di Rimini il 14 gennaio 2011

mercoledì 29 dicembre 2010

Tenuta di Fessina alla presentazione in Sicilia della Guida ai vini Slow Wine 2011




Sabato 18 dicembre 2010 si è svolta a Catania, presso Palazzo della Cultura (ex Convento S.Placido), la grande e importante presentazione regionale della SICILIA della nuova guida di Slow Food dedicata al vino: Slow Wine 2011.
Vi ha partecipato anche la nostra Tenuta di Fessina, con Federico ad accompagnare Ero, il nostro Nero d’Avola in purezza prodotto in Val di Noto, menzionato quale “Grande Vino” dalla Guida di Slow Food.




Alla presentazione sono intervenuti Roberto Burdese, Presidente di Slow Food Italia, il curatore della guida Giancarlo Gariglio e il responsabile regionale Francesco Abate.


Questo il giudizio espresso dalla Guida Slow Wine 2011 sui nostri vini della Tenuta di Fessina:

"VITA _ Il fato, l'amore per la Sicilia e la passione per il vino hanno portato questo valido terzetto a varare il progetto Esperidi. Silvia Maestrelli, insieme al marito Roberto Silva e all'agronomo Federico Curtaz, nel 2007 acquista 6 ettari sull'Etna. Ben presto il ricco bottino viene impreziosito da due nuove gemme, 5 ettari a Segesta e quasi 2 in Val di Noto. D'impatto la bottaia, ubicata nel vecchio palmento con tonneaux e grandi botti.

VIGNE _ L'azienda sorge sulla strada principale di Rovittello, dopo la linea ferrata della Circumetnea. La vecchia casa padronale, incorniciata da secolari alberi di millucucco, è eretta su una conca irregolare di 6 ettari, interamente circondata da due braccia si antiche eruzioni laviche, ormai riconquistate dalla vegetazione. Il terreno, di colore scuro, ricco di scheletro e cenere vulcanica, non richiede concimazioni, garantendo la sopravvivenza a generosi alberelli.

VINI _ Il Se 2009 (Chardonnay; 16.000 bt; 13 €) ha convinto per immediatezza, freschezza e semplicità. Al naso offre eleganti profumi di frutta, che invitano all'assaggio, regalando in bocca attacco pieno, struttura, morbidezza e burrosità, insieme a una grande potenza acida. Abbiamo degustato il 2007 (allora si chiamava Nakone), ed esprimeva ancora carattere giovanile.
Notevole l'Etna Rosso Il Musmeci 2008 (Nerello Mascalese, Nerello Cappuccio: 16.000 bt; 33 €), con nette e mature note di frutta, spezie, tannini robusti e austeri, in poche parole: classe.
Nella stessa vigna, utilizzando le viti più giovani, nasce l'Etna Rosso Erse 2009 (Nerello Mascalese, Nerello Cappuccio: 15.000 bt; 15 €), con morbida mineralità e piacevolissima beva.
L'Ero 2009 (Nero d'Avola; 5.000 bt; 13 €), cupo e concentrato, dona freschezza, tipicità varietale e grande lunghezza in bocca. Un vino decisamente territoriale e di rara complessità. Un monumento al Nero d'Avola".



Guida Slow Wine 2011 _ Scheda Tenuta Di Fessina

The following day in Catania, Federico Curtaz was present at the launch of the Guida Slow Wine 2011, where our ERO 2009, the Tenuta di Fessina's Nero d'Avola 100%, was awarded with the definition of "great wine".

Herewith the judgement of the Slow Wine 2011 Guide about Tenuta di Fessina's wines:


"LIFE _ Fate, the love for Sicily, the passion for wine have led this three people to create the project Esperidi. Silvia Maestrelli, together with her husband Roberto Silva and the agronomist-winemaker Federico Curtaz, in 2007 purchased 6 hectares on the Mount Etna's slopes. Later other two jewels were added to the main winery: a 5 hectares vineyard at Segesta and about two hectares in Val di Noto. The cellar is of great impact, with its barrels and tonneaux.

VINEYARDS_ The winery is located at Rovittello, near the Circumetnea. The old manor house, framed by centuries-old trees like the millucucco, raises itself on an irregular basin 6 hectares wide, sorrounded by two semicircular screes, made of lava flows of the past.The ground is dark, rich of stone and volkanic ash. It doen't need fertilizers, thus enabling the alberello vines to grow generously.

WINES_ Se 2009 (Chardonnay; 16.000 bt; 13 €) has convinced for its immediacy, freshness and simplicity. At the nose it offers elegant floreal aromas, in the mouth you feel the structure, it is soft and buttery with a a strong acidity. We tasted the 2007 vintage (at that time it was called Nakone) and it still had a youthful character.
Remarkable is the Etna Rosso Il Musmeci 2008 (Nerello Mascalese, Nerello Cappuccio: 16.000 bt; 33 €), with clear notes of fruits, spices, austere and full-bodied tannins. In other words: class.
In the same vineyards, with younger grapes, the Etna Rosso Erse 2009 is produced(Nerello Mascalese, Nerello Cappuccio: 15.000 bt; 15 €); it has a soft minerality and a very pleasant drinkability.
Ero 2009 (Nero d'Avola; 5.000 bt; 13 €), deep and oncentrated, gives freshness, varietal tipicity and great persistence in the mouth. Definitely a wine typical of the terroir, with an unusual complexity. A great homage to Nero d'Avola".

La prima colazione


Colazione in giardino (Giuseppe de Nittis - 1883)

Sono andato in un caffè che reclamizzava 'colazione in qualunque momento', così ho ordinato un toast nel Rinascimento.
Steven Wright


Inizio sempre la prima colazione e spesso, per mancanza di tempo, non la termino, con una bella tazza da caffé-latte di acqua calda, che bevo rigorosamente a piccoli sorsi seduta su una sedia, o comunque seduta.

E' così strano, penso...

Federico, il mio socio, mi dice di ricordargli quando aveva quattordici anni ed andava sul trattore: la mattina all'alba, prima di partire, doveva mettere dell'acqua calda nel motore per farlo partire...mi paragona, dunque, ad un vecchio trattore! Nostalgia nei suoi occhi ripensando alla sua fanciullezza, mentre io mi gusto a piccoli sorsi la mia acqua.

Negli alberghi, quando chiedo acqua calda, mi portano sempre le bustine del the, oppure chi non lo fa mi chiede con stupore se desideri solo acqua, magari calda. All'estero: “hot”?

Sono l'unica?! Non penso…Il mio medico omeopata sono certa che l'avrà consigliato a tutti i suoi pazienti.

Mio marito inizia la giornata con lo yogurt bianco intero della Centrale del Latte di Milano, un po’ di frutta mista, fette biscottate con miele e marmellata, caffè.

La mia piccola Lavi, invece, palline di Nesquik con latte caldo e della frutta, rigorosamente soltanto pera.

Voi con che cosa fate colazione?

martedì 28 dicembre 2010

La cena degli auguri a Villa Petriolo. Tra cibo, vino e varie amenità

Da Satisfaction _ seconda cronaca dal girone dei golosi


Non avrei potuto desiderare davvero di meglio dall’annuale cena degli auguri di Villa Petriolo: una compagnia di amici in grande sintonia, raccolti intorno ad un tavolo ed un camino scoppiettante, a condividere i piaceri della vita, cibo, vino e buona conversazione! La cara Francesca – giornalista di Enocentrica, il blog che scrive il Food and Wine – ne ha appena realizzato uno stuzzicante reportage:

“Le cene degli auguri, quelle che per lavoro a Natale si susseguono inesorabili, non tutte lasciano nella memoria un ricordo che ti accende il sorriso. Spesso la formalità dei convenevoli si mescola alla noia dei rituali: le pubbliche relazioni, il brindisi, gli eccessi della tavola, le conversazioni impegnate. Talvolta capita invece di sedersi a un tavolo tra pochi invitati, in uno splendido casolare toscano, in compagnia di un focolare acceso. E un’invidiabile serie di bicchieri da godere. (…) È così che ci piace il jet set del vino. Semplice e scanzonato. Conviviale ma imprescindibile dall’ottimo vino e dall’ottima cucina. Sognatore, ma divertente. Professionale, ma anche un po’ irriverente. Finocchiona e cavallucci. Finalmente”.


Enocentrica - 28 12 2010 - La Finocchiona Di Thomases e i Cavallucci Di Romanelli Di Francesca Lucchese - C...

In questa occasione, i nostri graditissimi ospiti hanno contribuito a quella che diverrà a breve la seconda cronaca dal girone dei golosi, ovverosia Satisfaction: tutti, con simpatia e competenza, si sono prestati a questo gioco che vuole portare un omaggio autentico e divertito alla filosofia del buono, con un menu ricco e sempre vario, farcito di personalità provenienti dall'universo wine&food, dal giornalismo, dalla cultura, dall'arte, dalla moda. Riprese, con occhio indiscreto, nell'atto di peccare...di Gola.



Vino, cibo, ma anche parole, che il simposiarca pronuncerà lanciando, ad ogni convivio, un tema diverso. Va da sé che il tema di questo appuntamento di dicembre è stato il cibo in un'occasione rituale come la tavola natalizia.



E allora via con la pioggia di domande, talvolta impertinenti, rivolte ai nostri commensali.

Al giornalista enogastronomico della Guida de Il Gambero Rosso LEONARDO ROMANELLI: “Se fossi Robin Food, cosa ruberesti dalla dieta dei magri per darla alle "buone forchette" in queste festività che risultano sempre una grande abbuffata? Un piatto semplice, sano e gustoso da realizzare sotto Natale e che non costringa ad estenuanti espiazioni sul tapis roulant? Il pantraguelico pranzo natalizio: per quali motivi RESTO, perché VADO?”



A FRANCESCA LUCCHESE abbiamo chiesto: “Elenco da "Vieni via con me" a Villa Petriolo. Il VINO E’”?



A ‘INO il re del panino di Firenze, all’anagrafe Alessandro Frassica, non potevamo non domandare: “Hai a disposizione gli avanzi di un pranzo natalizio: che panino ne faresti e a chi/cosa intitolarlo?”



Per DANIEL THOMASES, giornalista e grande degustatore per la Guida I vini di Veronelli, il quesito: “Nella calza della Befana trovi un dolcetto e del carbone. Un prodotto alimentare da salvare nei secoli e il simbolo della mortificazione del sano piacere: quali?”



Interrogata anche la nostra Simona, cuciniera d’eccezione per questa cena degli auguri: “Nel Cantico dei Cantici la donna è un frutto nutriente. Simona, tu che curi la scuola di cucina toscana per Villa Petriolo, quanto è importante per te trasmettere amore tra i fornelli? E, per le giovani donne di oggi che difettano di questo talento, un piatto facile facile che hai cucinato una volta per sedurre l'amato?”



“Sotto l'albero di Natale – è la domanda che facciamo ad ELENA GUIDOTTI, futura enologa - trovi un dono: una bacchetta magica per realizzare su due piedi il vino che vorresti produrre. Da quale territorio e quale vitigno?"



Per JURI BORGIANNI, blogger del Grappolo rosso: “Il vino e il cibo sono temi frequentatissimi in letteratura. Nelle "Affinità elettive" di Goethe le giornate si articolano con richiami ai pranzi, alle colazioni, alle cene, durante i quali i protagonisti sono costretti a ritrovarsi e a guardarsi in faccia. A tavola i sentimenti si svelano: un suggerimento gastroletterario per il prossimo incontro di Satisfaction?”




Chiude la tornata di assaggi pre-natalizi FEDERICO CURTAZ, a cui si chiede: “Chi non ama le donne, il vino e il canto è solo un matto non un santo, dice Arthur Schopenhauer. Federico, gli ingredienti per una cena perfetta. In Val d'Aosta, in Toscana, in Sicilia. La giusta compagnia, un vino, la musica di sottofondo”.




L’intera batteria dei nostri vini – sia di Villa Petriolo che di Tenuta di Fessina – ci ha accompagnati nel passaggio, ghiotto, dalle parole ai fatti.



E, come volevasi dimostrare, visto che a bocca piena non si parla…E più non fe' parola! (Dal VI canto dell’Inferno di Dante)


The usual wishes dinner took place recently at Villa Petriolo. A good occasion to meet journalists and Wine&Food bloggers, with whom make the play of "Satisfaction. Cronichles from the circle of the Gluttons", an amusing homage to the pleasure of gluttony.

After the first episode in Milan by Francesco D' Elia and his guests from the fashion world, at Villa Petriolo the protagonists were: Leonardo Romanelli, journalist, wine&food critic, wine taster for the Gambero Rosso Guide, Francesca Lucchese, blogger of Enocentrica, Daniel Thomases, editor of the Guide I vini di Veronelli, Juri Borgianni, blogger of Grappolo Rosso, Alessandro Frassica, "the king of panino" in Florence, the almost winemaker Elena Guidotti, Federico Curtaz and Simona Maestrelli.

The journalist Francesca Lucchese has written about the dinner in an interesting and amusing way:

“The dinners which follow one another during Christmas time not always leave happy memories. But sometimes it happens to sit around a table with a few guests, in a wonderful Tuscan old villa, near the fireplace, with very fine wines. We like this kind of wine jet-set: simple and easy, convivial but only with very good wine and food. Dreamer but amusing, professional but also a bit irreverent. 'Finocchiona and Cavallucci'. At last!".

All our wines, from Villa Petriolo and Tenuta di Fessina accompanied the dinner and the guests passed from words into facts and they… "più non fe' parola"! ("And he spoke no more"!; taken from Dante's Inferno, VI canto)

lunedì 27 dicembre 2010

In lode dei piedi scalzi



“Che razza di dita sono queste
che non gliene frega più niente di niente?
Ma sono ancora le mie
dita? Si sono forse scordate
i vecchi tempi, che cosa voleva dire
esser vive allora? Sempre in prima
fila, sempre le prime a scendere sulla pista da ballo
appena attaccava la musica.
Le prime a saltellare.
E adesso, guardatele. (…)
Eppure c'era un tempo
che si tendevano
per il desiderio,
che veramente bastava la minima provocazione
per farle inarcare
di piacere.
Sfiorare con la mano
una gonna di seta, per esempio.
Una bella voce, un tocco
sulla nuca, addirittura
uno sguardo di sfuggita. Qualsiasi cosa!
Il rumore di occhielli
sganciati, di corsetti
sbottonati, di vestiti lasciati cadere
sul parquet freddo”.

Da “Le dita del piede”, di Raymond Carver


Capisco che con l’arrivo del freddo le serate da passare in casa aumentino, e che stare con i piedi comodi e al calduccio sia una tentazione irresistibile. Ma…ma le pantofole no no no!
Sarà che adoro i piedi, sarà che odio tutto ciò che è in odor di sciatteria.

Quanto sono poco sensuali questi uomini in pantofole, e quanto sono belli scalzi…

“Intriganti riti tra le tenebre del buio” di Alessia e Michela Orlando per La gaia mensa



“Intriganti riti tra le tenebre del buio” è un racconto scritto a quattro mani dalle gemelle Alessia e Michela Orlando per il nostro concorso letterario 2010 “La gaia mensa”.

Alessia e Michela sono nate a Salerno e risiedono a Fisciano (SA).
“Trasferite a Bologna per la laurea Magistrale, ci occupiamo di fotografia, scrittura in genere, teatro, sceneggiatura per il teatro e per i fumetti. Attualmente, per questo solo anno scolastico, insegniamo Italiano, la prima ad Ajaccio, la seconda a Grenoble”.

Aggiungo che conducono con originalità e grande costanza il blog Napolimisteriosa, che invitiamo tutti gli amanti dell’arte a visitare quanto prima al link: http://napolimisteriosa-autori.blogspot.com

E’ con piacere, inoltre, che annuncio la mia partecipazione in qualità di giurata al loro bel concorso "Po & sIA: paure e altri umani sentimenti in forme espressive d'arte". QUI tutte le informazioni. Partecipate, amici di DiVINando: il concorso, gratuito, scade il 21 marzo 2011!



Racconto “Intriganti riti tra le tenebre del buio” di Alessia e Michela Orlando

Prologo. 1960. 28 dicembre. Ore 24.
Leonardo.
Nascosti tra alberi monumentali, cespugli, roveti, interclusi fra un lembo di acqua, straripata con violenza e improvvisa fierezza, e una collina pronta per la futura semina, occhi indiscreti si aggirano intorno a una casa colonica.
La luna, invece, è nascosta da una nuvolaglia nera.
In casa l’ombra di un groviglio di corpi umani si staglia sulla parete bianca scalcinata. Le forme cupe si scambiano qualcosa di arrotondato o triangolare. Tra profili di polpacci, cosce, glutei, grembi, seni, teste, criniere cotonate e teste azzimate, ogni tanto emerge la lama di qualche coltellaccio. Quei volumi, ingigantiti dalle ombre proiettate da una luce azzurrognola, sembrano voler unificarsi.
Dall’esterno il vento sibila attraversando le fessure di una finestra macilenta. La porta in legno massiccio è socchiusa. Una mano delicata la fa scorrere di poco sui cardini, causando un rumore sordo. Poi due mani imprimono una spinta violenta; si spalanca con un sinistro stridore. Un minuscolo corpo si acquatta nell’angolo più buio. Qualcun altro scende, sbarra la porta, risale di corsa.
Leonardo sbotta in uno stizzito: Finalmente!
Si pulisce le ginocchia nude sporche di polvere e ragnatele; segue la persona inghiottita dal buio. Sale contando i gradini. Al dieci è in cima, su un ballatoio che si perde nel buio in due direzioni. Qualche brivido l’assale. Individua i due corridoi e s’incammina a tentoni, guidato da un sommesso confabulare.
Si china verso il buco arrugginito della serratura di una porta segnalata da una fioca luce. Vede poco, ma è certo che sua madre sia lì, curva, con i capelli raccolti a crocchia dietro la nuca. La mano stringe un coltello dalla parte del manico; infila la punta dentro qualcosa di sferico, di un indeciso color pastello. Intorno a lei altri lugubri volti le fanno da allucinante corona. Qualcuno applaude. L’ultima cosa che vede è un dito di sua madre: sfiora una fetta di formaggio. Altri aprono barattoli di composta. Si gira mentre il volto della donna, segnato dal sorriso, è chiaramente gaudente. Lingue di luce lo striano diabolicamente mentre apre la bocca.
Fugge via spaventato, come fosse nel mezzo di un sabba, tra streghe e ombre grifagne. Scende i gradini a due a due e si allontana dal pericolo sbattendo la porta in fondo alla scala. Scompare dietro una serie di alberi con la sensazione di avere fame.
***
Firenze. 14 giugno 2009. Ore 24-24 giugno.
Cristina e le altre.
Otto ragazze percorrono in rapida successione piazza San Marco. A distanza di due minuti una dall’altra passano sotto la statua bronzea di Matteo Fanti. Il rumore dei passi si perde nella notte.
Indossano tute ginniche e scarpe da corsa.
Poco dopo sono in via Battisti, sotto l’intonaco rosso del Rettorato dell’Università. Ognuna salta a bordo di una Vespa color rosso acceso. Si allontanano verso la stessa direzione.
È notte fonda. Le Vespe sono parcheggiate una accanto all’altra, in uno spiazzo tra quattro castagni. Otto ragazzi confabulano intorno a un falò. Poco lontano un mucchio di tute da ginnastica e otto paia di scarpe gioca con i raggi lunari che compaiono e scompaiono tra le foglie. Una cristallina voce femminile si sente chiaramente: -Ne ho raccolto novantanove. Un’altra le fa eco: -E che cavolo, Silvia, sei la solita esagerata. Io sessantasei. Ines, tu?
-Quarantuno.
I ragazzi si dividono, ridacchiando, con circospezione.
La luna ogni tanto illumina nudità femminili.
Un’altra voce rompe il silenzio: -Giorgia, dove sono i ragazzi? Non li vedo! L’altra sposta un ramo e la cerca. Il suo seno emerge dal fogliame, in piena luce, con i capezzoli turgidi; la forma a pera spinge verso l’alto: -Credevi se ne sarebbero stati buoni buoni a sparare fesserie, in nostra attesa? La carne è carne amica mia.
In quel momento qualcosa le sfiora la schiena.
La barba rada di Franco transita sul suo corpo e giunge alla nuca. Anch’egli è nudo. Si stringe a quel giovane corpo palpitante. Posa le labbra su una spalla; la ragazza si gira lentamente.

***
28 dicembre 2009. Ore 21.
Il gastronauta.
Nella campagna a nord dell’Arno, lontano dalla Costa degli Etruschi, in un’ampia stanza con un largo e lungo tavolo in noce, i preparativi fervono. Qualcuno pensa che sarà una cena memorabile. Altri affettano al coltello prosciutti di Cinta Senese e pane cotto al forno a legna.
Leonardo, dall’alto del suo metro e novanta, scruta i crani dei commensali; si sfiora la barba bianca. Sembra stiano tutti per dir qualcosa, quando va via la luce. Restano in religioso silenzio, immobili, aspettando che la luce ritorni, per risentire la voce stentorea di Leo e mangiare i prodotti tipici di quella terra che definisce santa; per finire sorseggiando l’ottimo nocino della sua riserva: dieci anni di invecchiamento.
Invece no.
La sua voce pastosa giunge dal buio assoluto: -Questo è un segno, l’occasione perfetta per trasgredire. Potrà sembrare irrituale, invece non è un sacrilegio ciò che suggerirò. Non fate gesti inconsulti. Anche se è buio, chiudete gli occhi. Come avrete notato, nel solito bicchierino è stata versata una esigua quantità di nettare. È alla vostra destra, accanto al Chianti. Muovete lentamente la mano. Sapete cosa fare. Bevete.
Tredici bocche si avvicinano all’orlo del cristallo; gocce preziose di liquido denso e profumato si avvicinano al labbro inferiore di ognuno. Travalicano la soglia di carne sensibile e lussuriosa; giungono alle punte delle lingue, liberano essenze magiche, enfatizzate da sole, luce, caldo, fresco, buio e dall’alcool come da altre essenze segrete, nonché dal tempo.
Lasciano che il liquido percorra i palati, che i profumi si mischino all’aria vorticosamente lasciata entrare, che scenda lentamente nel profondo delle anime.
La luce torna sui volti estatici. Nessuno apre gli occhi.
Leo rompe il silenzio: -Fate bene. Lasciamo che il paradiso non si allontani. Questa è cultura. Beviamo il territorio, la storia, le radici, le tradizioni, la geografia, i venti, i cieli, il sentire collettivo, i simboli, i codici, il dialetto. Qualcuno, in un convegno mi ha chiesto: Maestro Gastronauta, voi come lo servite? Ho dovuto spiegare: Gastronauta non è il mio cognome; quel neologismo appartiene a Davide Paolini.
Ho proseguito: Amiamo le cose semplici: lo serviamo liscio, a temperatura ambiente, dopo i pasti. Però non mancano i trasgressivi che lo servono con ghiaccio in estate o bollente in inverno. I ristoranti lo offrono sul gelato, che, avvolto in un felpato sortilegio, diviene un elegante dessert. Vi consiglio di provarlo sulla panna cotta.
Adesso devo battermi il petto e infliggermi la penitenza per la bugia; dovrò poi spedire una mail a chi mi ha invitato a quel convegno, pregandoli di girarla a tutti. Dovranno sapere che noi lo beviamo anche prima di cena! Buon appetito, e ricordate che si mangia con la testa e non con la pancia. Ah, vi anticipo che dopo mangerete una pietanza che ho scoperto in La cucina impudica, Le ricette segrete di una donna di mondo rivelate a chi intenda diventarlo, la cui prefazione fu scritta dal nostro caro Luigi Veronelli: patate con panna e bottarga, amate dalla puttana che scrisse il libro, dal corteggiatore, giornalista e scrittore M.Sailland che la svelò, da Casanova che nelle Memorie narra di un albanese a Venezia che lo rese felice con una dozzina di bottarghe e due libbre di tabacco turco. Occorre lavare le patate, lessarle, scolarle al dente. Prima che raffreddino vanno pelate e tagliate a fette spesse. Si mettono in una casseruola con una noce di burro, sale, pepe bianco macinato al momento, un cucchiaino di noce moscata; coprirle a filo con panna liquida fresca; cuocere a fuoco dolce. Ridotto il fondo di cottura, fuori fuoco, si aggiunga un bicchiere di panna e cinquanta grammi di bottarga per ogni chilo, affettata con un affetta-tartufi. Si aggiusti di sale e si serva in una legumiera calda.
Adesso è l’ora di sbracarsi e applaudire.
Poi potrete ruttare e scoreggiare felici.

sabato 25 dicembre 2010

Un Natale di abbracci vitali...


Io ho quel che ho donato.
Gabriele D'Annunzio


Un grande "abbraccio vitale" a tutti gli amici di DiVINando per questo Natale che vi auguriamo dei più sereni!


In dono sotto l'albero, il pensiero delicatissimo di Michele, vincitore del terzo premio del concorso letterario di Villa Petriolo 2010, che ha dipinto meravigliosamente, insieme alla figlia, le nostre scatole di Golpaja. Abbracci&colori a tutti!

venerdì 24 dicembre 2010

Funny wines: la rivoluzione silenziosa dei vini facili da bere ed il Canaiolo in purezza di Villa Petriolo L’Imbrunire


"Promuoviamo l’onesto piacere del vino come risposta all’incultura dell’eccesso ed alle opprimenti teorizzazioni del dilagante neoproibizionismo. (26 ottobre 2009)".
Elogio del vinino, ovvero: Manifesto per la piacevolezza dei vini da bere.

by Angelo Peretti

L’eco di Vinix Live! non si estingue…ed ecco uscire on line due nuovi video e un post di Jacopo Cossater su Intravino.

Nei video, l’amico Mirco Mariotti, abile ideatore ed organizzatore della manifestazione di Ferrara, presenta i “vinini”, termine introdotto da Angelo Peretti nel 2009 per indicare quei vini che si lasciano bere: in Italia, dice Mirco, negli ultimi 15 anni è stata data molta importanza ai vini robusti e corposi, ma da noi esiste la tradizione di produrre vini con vitigni autoctoni, che danno vini leggeri, appunto, i cosiddetti vinini.

Oltre al Fortana del Bosco Eliceo e al Grignolino del Monferrato, fa la sua apparizione il nostro L’Imbrunire 2009, Canaiolo in purezza di Villa Petriolo.



Con l’aiuto del sommelier Fuschini, Mirco redige la scheda organolettica del Canaiolo: "colore rosso rubino, al naso intense sensazioni floreali, in bocca sensazioni armoniche e dolcezza".



Contemporaneamente, su Intravino, esce l’articolo “Vinix Live! e la rivoluzione silenziosa dei vini facili da bere”. Jacopo Cossater scrive: “A Ferrara (…) c’era Villa Petriolo, L’Imbrunire è canaiolo deciso, didascalico, vitale. Un piccolo vino capace di stare tra i grandi”.

Intravino 14 12 2010 - La Rivoluzione silenziosa dei vini facili da bere di Jacopo Cossater - L'IMBRUNIRE d...

Grazie per tutte le parole buone dedicate al nostro Canaiolo in purezza!




L'Imbrunire 2009, Villa Petriolo's Canaiolo 100% , was protagonist at the event Vinix Live!, which took place last December 11th at Ferrara. The objective of the initiative was to valorize the socalled "vinini" (as Angelo Peretti's definition ), wines coming from local grape varietals, light, easy and drinkable.

Villa Petriolo's Canaiolo has been selected as "excellence vinino"

In enclosure please find two articles about it:

The first is by Angelo Peretti, "Praising the Canaiolo nero": "I met Simona Maestrelli and her Imbrunire 2009 (the second vintage) at Vinix Live! , organized by Mirco Mariotti at Ferrara, in the Castello Estense, event dedicated to my praise of the 'vinino'. I thank Mirco for having presented this Tuscan Canaiolo to me...(...) Only 1,200 the bottles produced. Its colour is bright ruby, at the nose you smell violet and fruits and young vinosity and in the mouth is splendidly juicy of red fruits and soft without exaggerations, thanks to its lively freshness. And again in the mouth is the floreal note which appeals most, especially in the long final. A very pleasant vinino".


The second article is by Jacopo Cossater, published on Intravino. In the "Silent revolution of wines easy and drinkable" he writes:“At Ferrara (…) there was Villa Petriolo. L’Imbrunire is a decise, vital Canaiolo. A small wine cabable to stay among the greats".

giovedì 23 dicembre 2010

La notte...



Recita scolastica della mia piccola Lavinia...

mercoledì 22 dicembre 2010

Le "baccanti di Sicilia" nella giornata mondiale della donna rurale


“Correte, o Mènadi, correte, o Mènadi,
belle dell'oro cui reca il Tmolo,
cantate al muglio grave dei timpani
il dio Dïòniso,
dell'evio Nume dite la gloria,
tra gli evoè,
tra frigi canti, tra grida, mentre dal sacro flauto
armonïoso vibran melodi sacre che guidano
chi al monte al monte si lancia. Ed agile
come puledra pei campi libera, segue la Mènade,
e a danza spinge l'agile pie'.
Evoè!”

Da “Le baccanti” di Euripide


Un evento bellissimo si è appena realizzato a Roma, grazie alla forza e alla passione dei responsabili dell’Istituto Regionale della Vite e del Vino e di Nino Aiello.

Nella giornata mondiale della donna rurale, il 17 dicembre, sono state riunite ben ventisei donne della Sicilia del vino. Le produttrici di tutte le zone viticole siciliane, aggressive e determinate, hanno veramente impersonato le baccanti di Dionisio... è stato emozionante farne parte, per me il battesimo ufficiale come produttrice siciliana con la nostra Tenuta di Fessina!

Da Donne, territori e vini di Sicilia



Tra i presenti, il Presidente IRVV Leonardo Agueci, il vice presidente Giancarlo Conte, il direttore e grande partecipante dell'evento Dario Cartabellotta. Eccezionale conduttore della serata, insieme alla bella Natalie Caldonazzo, il giornalista Nino Aiello.



Un messaggio importante lanciato dalle produttrici siciliane: puntare sulla qualità, sempre, e mai più sulla quantità. Unite e convinte, le donne del vino di Sicilia continuano a fare gruppo per esportare nel mondo il loro magnifico territorio e le varietà autoctonee che vi si coltivano: il progetto sarà a breve itinerante…tremate, tremate, le Baccanti son tornate!

Da Donne, territori e vini di Sicilia





Last December 17 th in Rome, during the "world day of rural women ", I took part, as Sicilian Woman in Wine, in the talk-show "Women, terroir and Sicilian wines", organized by the Istituto Regionale della Vite e del Vino and moderated by the journalist Nino Aiello.

The message trasmitted by the Sicilian women: stress on quality, always, and not on quantity, anymore. United, the Sicilian wine women are exporting in the world their magnificent terroir and the local varietals cultivated there.

martedì 21 dicembre 2010

"Favole in brodo" di Sandra Frenguelli per La gaia mensa



Sandra Frenguelli, per "La gaia mensa", il concorso letterario 2010 di Villa Petriolo, ci regala “Favole in brodo”.

Sandra racconta di sé: “Ho 45 anni, sono nata e vivo a Perugia dove mi sono laureata in Scienze dell’Educazione. Compongo racconti per passione: solo nel 2007 ho iniziato a renderli ‘pubblici’. Le soddisfazioni non sono mancate: ho ottenuto numerosi riconoscimenti in molti concorsi letterari. Nel luglio 2009, quale primo premio conseguito per il concorso ‘Il club dei Poeti’, la casa editrice Montedit ha pubblicato la mia prima raccolta di racconti dal titolo ‘In punta di dita’“.


Racconto “Favole in brodo” di Sandra Frenguelli

“E’ finita, ormai siamo alla frutta”.
Hai sbattuto la porta e te ne sei andata.
Sebbene la nostra separazione mi faccia sentire come un avanzo di limone lasciato a rinsecchire in frigo, non posso non riconoscere la sagacia della battuta: non potevi trovarne una migliore per piantare uno chef !
Cinque anni di vita insieme. Cinque anni trascorsi per lo più vivacemente nella cucina del nostro ristorante a ricercare ingredienti genuini e gustosi, ad inventare ricette e piatti succulenti, a sperimentare accostamenti con i vini e ad accrescere le nostre capacità di accogliere gli ospiti. Successi e conferme professionali non sono mancati. Ma una ricetta di felicità per la nostra vita non siamo riusciti a trovarla. Però, se oggi Martina cara, sono qui a scriverti è perché mi piace impastare la mia vita con te, mescolare i nostri umori, abbeverarmi al tuo spirito e assaporarti lentamente.
Ti ricordi il nostro progetto di un menu per elogiare la lentezza? Pensavamo ad un menu che potesse essere come un libro da sfogliare pian piano, per invitare al dialogo, alla riflessione. Ogni piatto, ci dicevamo, dovrebbe essere come un argomento di cui parlare, una trama da raccontare agli altri, un personaggio da interpretare, un carattere su cui confrontarsi. E’ rimasto solo un progetto, ne parlavamo solo distrattamente ogni tanto. Senza nemmeno accorgercene abbiamo finito per consumare troppo in fretta il nostro pasto. Eppure mi emozionano ancora i sapori della nostra mensa che salgono prepotenti dalla memoria.
Il nostro primo incontro durante quel happy hour in un bar del centro fu un antipasto delizioso. Piccoli assaggi di conoscenza solleticavano la mia fantasia, accrescevano il mio desiderio di approfondire il sapore degli stuzzichini delle tue parole, le tue labbra affondavano nei tramezzini, stillavano piccoli sorsi di prosecco e confondevo le bollicine con il lucore del tuo sguardo. Tornai lì ogni giorno sperando di rivederti dandomi del pesce lesso per non averti chiesto il numero di telefono. Ti ritrovai dopo una settimana. Stavi gustando dei bocconcini di mozzarella di bufala, non si può interrompere nessuno quando ci si gusta una meraviglia simile. Da un angolo del bar, sicuro di non essere visto, spiai la morbida crema bianca che entrava nella tua bocca e solo quando i tuoi occhi si riaprirono dopo la soddisfazione dei sensi, mi avvicinai porgendoti la mano. Quel contatto fu un’estasi burrosa. Il tuo sorriso una crocchetta calda e la tua voce una carezza di maionese. Accettasti il mio invito a cena. Fu un trionfo di sapori. Il dialogo fluiva come il rosso amabile che accompagnava l’arrosto aromatico, appagavi il mio palato oltre la mousse di cioccolato e solleticavi i miei sensi più dello spumante. “Voglio cucinare per lei”, non avevo che questo desiderio in circolo mentre osservavo le tue mani sollevare il cibo verso la tua bocca e sangue e spirito venivano permeati da un’attrazione definitiva.
Per la prima cena a casa mia ti preparai un piatto antico, caldo, familiare, fatto della pazienza e della lentezza che richiedono le famiglie. La minestra di pane angelico, ti conquistò. “Non me ne vado di qui fino a quando non mi avrai dato la ricetta”, dicesti. “Allora me ne guarderò bene dal dartela mai!” ti risposi. Quella sera stessa decisi che ogni mattina, prima ancora dell’aroma del caffè, avrei voluto sentire il profumo della tua pelle accanto a me. Decidemmo di chiamare “Pane angelico” il nostro ristorante e non potei non rivelarti la ricetta che però restò solo nostra. Per il menu del ristorante proponemmo “il pane angelico” come un dolce al cucchiaio a base di meringa e mandorle, con crema di arance in inverno, e di albicocche in estate.
Ma la nostra minestra, te la ricordi ancora? Il brodo lento e sincero accoglieva le morbide palline tratte dall’impasto di mollica di pane leggermente inzuppata nel brodo, condita con il sapore forte e deciso del prosciutto grasso e magro tritato finissimo, con l’aggiunta di un suadente midollo di bue e poi parmigiano genuino, farina, uova e un pizzico di noce moscata. Modellavi le piccole noci di impasto con forme sempre diverse, non più anonime palline: cuocevi nel brodo fiori, cuori, sole, luna, stelle, forme di cielo e di terra, e io prima ancora di lasciar sciogliere in bocca quelle infinite morbidezze, mi scioglievo ammirato come un bambino ad ascoltare le storie che inventavi su ogni forma modellata dalle tue mani. Una volta mi ritrovai uno sorta di spada nel brodo, “mi vuoi dire qualcosa?”, esclamai tra il divertito e il preoccupato. Guardasti la spada nel mio piatto e con un sorriso maliziosamente innocente rispondesti “…oh, non con la spada, piuttosto dovrebbero esserci anche un paio di corna…” e prima del fragore della tua risata vidi le tue gote gonfiarsi come un soufflé mentre osservavi la mia espressione stupita. La minestra restò nei piatti quella sera, mi tuffai su di te come in un bignè.
Oh, Martina quando abbiamo smesso di preparare le nostre favole in brodo? Come è accaduto che sia qui da solo, insipido e inodore, in questa cucina con i fornelli spenti? Ci siamo impegnati a cucinare per gli altri, mentre i nostri pasti si facevano frettolosi e distratti. Ci siamo pian piano dimenticati del nostro tavolo che via via è divenuto disadorno, scontato e senza cura.
Abbiamo cominciato a vivere come mangiavamo: guardando gli altri farlo.
Il sapore, assieme al nostro spirito, si è fatto aspro, poi stanco e infine marcio.
Come quella coppia che entrò nel locale qualche tempo fa. Giovani ed eleganti, mano nella mano. Li accompagnasti al tavolo e rientrando in cucina mi dicesti “sembrano affettuosi, ma sono spenti come vino passato”. Li prendesti a cuore ed osservandoli sussurravi: “fanno tutto senza partecipazione: hanno scelto velocemente i piatti dal menu, bevono distrattamente e guardano gli altri mangiare, gustarsi il cibo e la vita”. “Fai qualcosa di speciale per loro”, mi dicesti. Ma non avevo cuore per capire e ti risposi seccamente: “Martina, abbiamo la sala piena di gente, non posso dedicarmi solo a quei due, lasciali perdere”. Offristi loro un bicchierino inebriante di vino passito ma rientrando in cucina amaramente commentasti “lei non è più interessata, nemmeno il passito l’ha emozionata”.
Oh Martina, tu non rifiuterai di bere al mio calice questa sera, vero?
Questa sera la cucina apre solo per te, per noi. Quando hai accettato il mio invito a cena, si è sciolto quel boccone acido che avevo nello stomaco, ho sospirato di gioia e speranza e ho cominciato a pensare a tutto quello che avrei voluto prepararti. Per giorni ho solo immaginato tutte le prelibatezze dall’aperitivo al dessert, ho curato ogni dettaglio nella mia mente per una cena perfetta e indimenticabile. Poi all’improvviso mi sono ricordato di un’espressione di mia nonna. Diceva, nel suo toscano : “La famiglia unn è mica la cena co l’antipasto, la pasta e l’arrosto. E’ il brodo che fa la famiglia: col’sapore di brodo nela casa, un si pole litigare!” *.
Sono qui, con il profumo di brodo che danza nell’aria, lentamente pervade ogni tessuto e appanna i vetri lasciando fumetti e disegni di bambini.
Il rosso sincero e morbido è già posto a decantare sulla tovaglia candida, i calici bramano le nostre labbra.
Ti aspetto. Aspetto le tue mani. Le voglio qui, intrise di mollica bagnata nel brodo, unte di prosciutto e midollo, solleticate dal parmigiano, confortate dalla farina, condite con le uova e profumate dalla noce moscata. Ti aspetto e mi impasto col pensiero di te.

*“La famiglia non è mai la cena con antipasto, primo piatto e arrosto. E’ il brodo che fa la famiglia: con il sapore di brodo in casa non si può litigare”.

lunedì 20 dicembre 2010

Happy Christmas from the Silva's



Grazie a tutta la famiglia, il Natale dei Silva è stato molto carino...

domenica 19 dicembre 2010

Quelli che le guide edizione 2010...I vini naturali e l'importanza della scrittura



Un grande parterre di prestigiosi relatori per la discussione delle discussioni: l’annuale incontro di “Quelli che le guide”, che si è tenuto quest’anno a Firenze, dove il “moderatore nato” (!) e noto giornalista enogastronomico Guido Ricciarelli ha convocato i responsabili delle più importanti Guide ai vini d’Italia, ossia Giampaolo Gravina de L’Espresso, Giorgio Melandri del Gambero Rosso, Giancarlo Gariglio di Slow Wine, Daniel Thomases della Guida I vini di Veronelli, Mario Busso de I ViniBuoni d' Italia, Ian D'Agata di Vins 2011.







L’argomento che ha dominato l’edizione 2010 ruota intorno alla domanda: cosa sono i vini naturali?

Parecchi produttori biologici presenti in sala hanno manifestato una certa insofferenza verso la grande confusione che si sta generando tra i consumatori su questo termine. In realtà, sostengono tutti, un vino biologico non è né più buono né più cattivo, ma semplicemente biologico.
Per sistema biologico si deve intendere uno stile di vita. E’ stato fatto questo esempio: per una produttrice può essere determinante un quesito da porsi, cioè “indosso scarpe di pelle o di stoffa?”. Una visione coerente del mondo vorrebbe che si scegliesse la seconda opzione...

La qualità rimane comunque l’obiettivo finale per chi produce vino, sia che si tratti di metodi biologici/biodinamici o di sistemi tradizionali.
Molti relatori hanno espresso questo commento: nei migliori cento vini, considerati i più buoni al mondo, non ci sono vini biologici…Parimenti, non è detto che un vino biologico debba essere in tutti i modi un prodotto di qualità inferiore. Mario Busso, al riguardo, ha ideato un metodo di classificazione dei vini attraverso le B – di Buono e di Biologico – sostenendo che se buono ed anche biologico, un vino è sicuramente una garanzia in più per il consumatore.

I relatori hanno infine dichiarato: dobbiamo degustare un vino al di là del sistema di produzione. Se tradizionale o biologico/biodimanico, è indifferente: il vino deve lasciarsi bere.

Un altro argomento sul tappeto di Quelli che le guide: quanto è importante la scrittura nelle Guide? Fondamentale, concordano tutti: tramite un uso consapevole ed accattivante delle parole si riesce a descrivere bene un vino più che con i punteggi, sostiene l'amico Giampaolo Gravina.






I punteggi, però, per molti dei relatori presenti, rimangono importantissimi per valutare un vino.




E’ stata, al solito, una bellissima esperienza partecipare a Quelli che le guide: ringraziamo Guido Riccciarelli per averci nuovamente invitati con la nostra Tenuta di Fessina e gli rivolgiamo i nostri complimenti più sentiti. Interventi centrati e molto equilibrati da parte di enologi, produttori e giornalisti... Davvero un incontro costruttivo.

venerdì 17 dicembre 2010

Vin bianco e vin rosso da bere a talento...Anticipazioni da TERRE DI TOSCANA 2011: Villa Petriolo tra le aziende vinicole a Lido di Camaiore


"Saltare, ballare, darsi bel tempo, vin bianco e vin rosso da bere a talento..."
Da "Gargantua e Pantagruele" di F. Rabelais



Immancabile per Villa Petriolo, ormai da qualche anno, l’appuntamento con Terre di Toscana, organizzato dai bravi giornalisti de L’AcquaBuona in periodo di Carnevale!

Anche per il prossimo anno, che segna la quarta edizione di Terre di Toscana, l’UNA Hotel di Lido di Camaiore vedrà sfilare le migliori aziende vinicole toscane. Queste le numerose ed eccellenti adesioni per il 13 e 14 marzo 2011: Altesino, Argentiera, Badia a Coltibuono, Baracchi, Barone Ricasoli, Barzaghi Mattia, Boscarelli, Caiarossa, Canalicchio–Franco Pacenti, Capannelle, Caparsa, Casavyc, Castagnini Roberto, Casteldelpiano, Castell’in Villa, Castello di Bolgheri, Castello di Monsanto, Castello di Potentino, Castello di San Sano, Col di Bacche, ColleMassari, Conti Costanti, Cosimo Maria Masini, Dei, Domini Castellare di Castellina, Eredi Fuligni, Fattoria Ambra, Fattoria Colleverde, Fattoria Corzano e Paterno, Fattoria delle Ripalte, Fattoria di Montechiari, Fattoria Il Lago, Fattoria Kappa, Fattoria Selvapiana, Fontodi, Fossacolle, Frascole, Giardini Ripadiversilia, Grattamacco, I Luoghi, Il Colombaio di Santa Chiara, Il Conventino, Il Rio, Isole e Olena, La Palazzetta, La Porta di Vertine, Le Cinciole, Le Ragnaie, Macea, Marchesi Mazzei, Montauto, Montellori, Montenidoli, Montepeloso, Montepepe, Monteraponi, Montevertine, Montrasio – Il Colle, Petra, Piaggia, Pietroso, Pieve Vecchia, Pian dell’Orino, Podere Salicutti, Podere San Giuseppe-Stella di Campalto, Podere Còncori, Podere Fortuna, Podere Il Carnasciale, Podere Il Palazzino, Podere La Regola, Podere San Giacomo, Poggerino, Poggio Argentiera, Poggio di Sotto, Principe Corsini, Querciabella, Riecine, Rocca di Castagnoli, Ruffino, Salustri, San Gervasio, San Giusto a Rentennano, Sant’Agnese, Satta, Sedime–Marco Capitoni, Sesti, Solatione, Tenimenti Angelini, Tenuta Col d’Orcia, Tenuta dell’Ornellaia, Tenuta di Argiano, Tenuta di Collosorbo, Tenuta di Ghizzano, Tenuta di Lilliano, Tenuta di Montecucco, Tenuta di Valgiano, Tenuta Le Potazzine-Gorelli, Tenuta Lenzini, Tenuta PoggioVerrano, Tenuta Roccaccia, Tenuta San Guido, Tenute Niccolai – Palagetto, Terenzuola, Tiezzi, Uccelliera, Val delle Corti, Vecchie Terre di Montefìli, Ventolaio, Vignamaggio, Villa Patrizia, Villa Petriolo.

Rassegna Stampa_Press VILLA PETRIOLO - Aggiornata a Novembre 2010

Notizia gustosa: Terre di Toscana 2011 coinciderà con l’ultimo corso del celebre Carnevale di Viareggio: i winelovers provenienti da ognidove potranno abbinare la passione enogastronomica ad un tuffo nell'affascinante atmosfera carnevalesca!



Programma TERRE DI TOSCANA, QUARTA EDIZIONE:

Domenica 13 marzo, ore 10,30-18 degustazione

Ingresso € 20 (€ 15 per soci AIS, Fisar, ONAV, Slow Food e per gli iscritti al notiziario de L’AcquaBuona, che riceveranno a tal fine un messaggio di posta elettronica in prossimità dell’evento).

Domenica 13 marzo, ore 21 grande cena in compagnia dei vignaioli e dei loro vini.

Costo € 50. Cena servita al tavolo, con possibilità di assaggio libero di oltre 200 etichette in rappresentanza di tutti i produttori presenti.

Lunedì 14 marzo, ore 11-18 degustazione

Per accrediti stampa, o per ricevere l’omaggio riservato agli operatori per l’ingresso alla degustazione, scrivere a info acquabuona.it.


Servizio navetta:
Nella giornata della domenica, dalle ore 10 alle ore 18, due navette faranno la spola tra la stazione ferroviaria di Viareggio e l’UNA Hotel. In questo modo i più volenterosi potranno anche mirare ai 500 assaggi, e tornare a casa tranquilli e, sicuramente, un po’ più felici. I minibus, dell’azienda Montaresi, saranno facilmente identificabili dal logo della manifestazione affisso all’esterno, e, traffico permettendo, li potrete trovare ogni 15/20 minuti all’uscita della stazione ferroviaria.

Per prenotazioni alberghiere: UNA Hotel Versilia
Viale Sergio Bernardini già Viale Colombo, 335/337, Lido di Camaiore (LU)
tel. 0584 012001 – fax. 0584 0122
una.versilia@unahotels.it


INFO Terre di Toscana 2011:
www.acquabuona.it
info@acquabuona.it

giovedì 16 dicembre 2010

I vini della Muntagna su Foodie: Il Musmeci 2007 tra i "fuoriclasse" dell'Etna

Da Etna


Foodie. Comunicare di gusto” prende in esame i vini della Muntagna. Tre i vini assaggiati, “autentici fuoriclasse” secondo Lorenzo Ruggeri: Il Musmeci 2007 è il “suo” vino!
Un grande grazie a Lorenzo per le parole buone che dedica al nostro cru della Tenuta di Fessina.

“Lo ammetto subito: stravedo per la prima uscita del Musmeci, una selezione dedicata a colui che per tutta la sua vita si è occupato con passione alla conservazione delle “Vigne di Fessina”. L’età media delle vigne in Cotrada Rovittello – rigorosamente ad alberello – supera i settant’anni, le bottiglie prodotte sono solo 8 mila, solo botte grande. E’ un vino che si apre lentamente, parte sornione, in sordina. Come un grande barolo. Per sprigionare via via note di grafite, di fragranti more condite da spiccate sensazioni balsamiche che introducono a un palato di razza. E’ sottile, complesso, con un tannino saporito e di eccezionale fattura che detta i tempi di una progressione soffusa e intensa. La beva? Di superiore e cristallina naturalezza gustativa. Sa di Etna, sa di mare, non finisce mai. E’ il mio vino”.



“L’Etna è un nord nel sud. Neve in inverno, elevata escursione termica giorno-notte, piovosità doppia rispetto al resto della Sicilia. Tutta un’altra storia, tutto un altro fascino. La montagna con il vizio del fumo è una vera calamita. In pochi chilometri si va dai riflessi degli scogli sul mare blu cobalto – per dirla alla Dalla – ai crateri di questo vulcano che proprio non sa star fermo. In mezzo una realtà di vigne ad alberello che si arrampicano tra terrazzamenti e muretti a secco.
La viticoltura – giocoforza – è prettamente manuale, al più si fa affidamento sul fedele mulo; il nerello mascalese e cappuccio dominano tra i rossi, u’ carricante è al governo tra i vitigni a bacca bianca. Già nel 1700 le vigne che dall’Etna guardano la Calabria erano famose per la produzione di un ottimo vino. Lo sapevano bene gli inglesi – già ingolositi dal Marsala – che trasportavano sulle loro navi botti colme di questo vino scuro (ma non troppo) e particolarmente pregiato.
Il vino, prima di affrontare il mare, riposava nel porto di Riposto, un comune ai piedi dell’Etna sul versante Nord-Est. Allora come oggi è il ripiddu, la ghiaia di lava nera, a marchiare in modo indelebile questi vini. Difficile trovare altri esempi in cui da un calice si è in grado di evocare con la stessa intensità il luogo d’origine. Sarà per le vigne ad alberello secolari – alcune delle quali prephiloxera – per il terreno ricco di scheletro o per gli appezzamenti che arrivano anche a 1.500 metri di altitudine: un piccolo record.
“Da un territorio meraviglioso possono provenire solo grandi vini”. Sposiamo in pieno la legge non scritta di Salvo Foti, paladino del territorio etneo, colui che a colpi di cru e impianti eco-sostenibili ha lanciato la riscossa di quest’angolo di Sicilia”.
(Lorenzo Ruggeri)

Foodie - 14 12 2010 - "A' Muntagna" di Lorenzo Ruggeri - Il Musmeci 2007 della Tenuta di Fessina


“Foodie. Comunicare di gusto” is about the wines of the Muntagna. Among the wines tasted, “real world-beaters” acccording to Lorenzo Ruggeri: Il Musmeci 2007 is his wine.

“I have to admit that I really like Il Musmeci, a wine dedicated to the man who has passed all his life preserving with passion these olde vineyards, the “Vigne di Fessina”. Here in Cotrada Rovittello the average age of the vines ,grown at alberello, is almost eighty years. The bottles produces are only 8,000 and big barrels are used. It is a wine which opens slowly, like a great Barolo. Then it releases notes of graphite, blackbarries and lively balsamic sensations. It is a complex wine, with savory tannins and an intense progression. In the mouth it has a high and limpid gustative naturality. It recalls the Etna, the sea, and the taste never ends. It is my wine”.

mercoledì 15 dicembre 2010

DiVINando, DIvinANDO... le stelle luccicano le bicchiere!


Siamo al rush finale per gli acquisti natalizi…siete a corto di idee per un piccolo pensiero destinato ai vostri amici winelovers?!! Eccone una sfiziosa ed originale: un nostro omonimo, ossia “DIvinANDO”, un viaggio semiserio tra pianeti stelle e vitigni, magari da abbinare ad una bella bottiglia di vino.



Andrea Gori e Giulia Graglia, gli autori, garantiscono: “12 racconti di argomento enoico, 24 vini e vitigni con cui confrontarsi e una dozzina di approfondimenti sul mondo della sommellerie adatti a tutti, visto anche che sono solo 224 pagine. E il tutto ruota attorno agli astri e le stelle ovviamente, cercando di capire se i vini assomigliano alle persone oppure se ci servono per conoscerle meglio…”

Da Divinando


Tra i vitigni raccontati da Andrea Gori, anche il Carricante, adatto ai nati sotto la Vergine.




Il nostro A’ Puddara, Carricante in purezza della Tenuta di Fessina – di prossima uscita sul mercato -, tra i vini che avranno le stelle nel bicchiere.

Vitigno coltivato prevalentemente sulle pendici dell’Etna, vanta una produzione abbondante, conseguenza della generosità dei terreni lavici. Più che un protagonista, è da sempre considerato un gregario di lusso, beniamino degli agricoltori della Sicilia orientale per la sua capacità di “carricare” (riempire) in maniera veloce i cesti di raccolta delle uve, garantendo così produttività e reddito. (…) Un perfetto vitigno Vergine, che per lungo tempo ha preferito mettersi al servizio di altre uve. Solo negli ultimi vent’anno si è cominciato a coltivarlo con maggior cura, permettendo che emergessero inaspettate doti di sapidità e longevità.








Camminando le vigne di A' Puddara...



Complimenti e grazie tante all'amico Andrea e a Giulia Graglia…appena arrivato in dono per me a Villa Petriolo, me lo sono letto tutto d’un sorso! Ed ora...diVINerò!

Divinando Le Stelle nel Bicchiere
( Andrea Gori / Giulia Graglia )
Prezzo: €16.00
Collana: Get a Taste n.1
Misura: 15 x 22 cm
Pagine: 224
Isbn: 978-88-96376-32-4

Vitevinonews - luglio 2010 - Carricante, l'ex gregario ora principe dei Bianchi di Alfonso S. Gurrera

Tenuta di Fessina is mentioned in a book recently published: "DIvinANDO. Le stelle nel bicchiere" by Andrea Gori and Giulia Graglia: "twelve tales about wine, 24 wines and grape varietals, about stars and the astrology, trying to find out how a wine is like a person...

Among the wines described by Andrea Gori, the Carricante, the right varietal fot those who are born under the sign of the Virgin.

A’ Puddara, 100% Carricante from Tenuta di Fessina – soon on the market - is a wine with stars in the glass.
"A varietal which grows on the Etna slopes and has a great productivity. It often has a supporting role for its capability to “carricare” (to fill) quickly the baskets during grape harvest. (…) Therefore it is a perfect Virgin varietal, always 'helping 'other varietals. Recently it has grown in importance, and qualities as sapidity and longevity have come out".