lunedì 31 ottobre 2011

Vino off-road



Avventurarsi per strade impervie consente di scoprire aspetti della natura che difficilmente potrebbero essere ammirati se percorressimo tragitti canonici. Ce lo confermano a gran voce i jeeepisti che nella giornata di domenica hanno raggiunto Villa Petriolo con i loro colorati e rombanti fuoristrada.



In una meravigliosa giornata d’autunno, bagnata da un tiepido sole che ha fatto brillare d’arancio e giallo le colline del Montalbano, hanno visitato la nostra azienda toscana, per un pranzo ristoratore a base dei nostri prodotti, ben ottanta persone. A bordo delle macchine 4x4, intere famiglie, accumunate dalla passione per la natura, la Jeep e il buon vino. Per un auspicabile abbinamento tra paesaggi inediti, guida sicura e bere sano.

domenica 30 ottobre 2011

Quelli che le Guide, il 10 dicembre a Firenze la settima edizione



Terminato da poco il tour delle presentazioni delle Guide ai vini d’Italia 2012, il prossimo 10 dicembre, a Firenze (AC Hotel), torna l’attesa kermesse “Quelli che le guide”, settima edizione. Dalle ore 17.30, il giornalista enogastronomico Guido Ricciarelli coordinerà il consueto dibattito tra rappresentanti delle principali guide enoiche, bloggers, giornalisti, produttori, winelovers, seguito da una cena con degustazione dei vini più premiati nell’ultima tornata di assaggi guidaioli.

Per Villa Petriolo, sarà in degustazione il nostro Chianti DOCG Rosae MnemoSis annata 2009, da Sangiovese in purezza, “Chianti dell’anno” per l’Espresso”, “quattro stelle” ed “euro che ride” della Guida ViniBuoni 2012, nonché finalista della pubblicazione del Gambero Rosso.



Per la nostra azienda etnea Tenuta di Fessina, presente il nostro Carricante 100% A’ Puddara 2009, “Tre Bicchieri” del Gambero Rosso, “vino d’Eccellenza” della Guida dell’Espresso e “grande vino” di Slow Wine 2012.



Come ogni anno, non mancheremo!

sabato 29 ottobre 2011

E Bacco mi disse...


“M’ero saziato ieri d’acqua pura,
e Bacco, stando presso il mio giaciglio,
mi disse questo: 'Il sonno che tu dormi
è proprio quello di coloro che
Afrodite disprezza: astemio, dimmi,
la vicenda d’Ippolito la sai?
Sta’ attento: non vorrei ti capitasse
la stessa cosa'. Questo mi disse,
e se ne andò. Da quel momento
l’acqua, a me, non è piaciuta più”.

Da "Vino e poesia. Centocinquanta epigrammi greci sul vino” a cura di Simone Beta

Uno splendido gruppo, solare come la giornata ci è stata regalata inaspettatamente questa domenica, è arrivato a Cerreto Guidi da Manfredonia. Sulle tracce di Bacco.



Dopo la visita ai vigneti di Sangiovese, a dimora da trent’anni sulle colline d’origine pliocenica di Cerreto Guidi – con i “nicchi” di Leonardo Da Vinci, ossia le numerose conchiglie, a conferire finezza a questi suoli ed eleganza ai nostri vini di Villa Petriolo -, il giro in barriccaia e in cantina di vinificazione, si è svolto il pranzo a base di prodotti tipici del Montalbano innaffiati dai nostri vini, il Bianco IGT Toscana da Trebbiano, il blend di Sangiovese e Merlot per Golpaja e il cru di Villa Petriolo, il Chianti Rosae MnemoSis da Sangiovese 100% del vigneto delle rose.



Buon ritorno in Puglia a tutti gli amici di Manfredonia, capitanati da Matteo, che ringraziamo per la squisita gentilezza di tutti i nostri ospiti. Raccontateci cosa vi ha detto Bacco al rientro a casa!

venerdì 28 ottobre 2011

Conquista le finali nella Guida 2012 del Gambero Rosso il Chianti DOCG Rosae MnemoSis 2009 di Villa Petriolo


‘ Questa è la fiaba di due rose sorelle
'...una bianca, una rossa, gentili e belle
accolgono in casa un orso silvano
aiutano anche uno gnomo villano
trovano sempre la giusta mossa, sono
Rosabianca e Rosarossa...’


Questa è la storia di una fiaba che diventa realtà e che racconta la forza dei sogni.


"Conquista le finali il Chianti Rosae MnemoSis '09, un vino fresco, fruttato, dai sentori molto floreali, ai quali si abbinano quelli di ciliegia e di macchia mediterranea. In bocca l'attacco è morbido, rilassato, vena acida importante ma ben equilibrata, per un finale pieno e prolungato" (Guida Vini d'Italia 2012 Gambero Rosso).


Il Rosae MnemoSis, il mio vino del cuore. Quando la nonna veniva a trovarci, c’era un momento in quelle giornate che ricordo benissimo. Prendeva dallo scaffale il libro di fiabe, si metteva seduta su uno sgabello minuscolo, esattamente a metà strada fra il letto mio e quello di mia sorella. Poi inforcava gli occhiali e sfogliava il libro, avanti indietro … frrrr … frrrr … facendo finta di cercare una nuova fiaba da raccontare. Tutte le volte ci mettevamo a strillare … vogliamo quella delle due rose sorelle!!!’. Lei, per scherzo, diceva che non c’era, che era sparita, quelle piccole bugie che si raccontano ai bambini quando non vogliono andare a letto. Ricordo benissimo quel suo modo di iniziare il racconto con una filastrocca. E di come la sua voce si faceva morbida.



Ancora una bella soddisfazione ci regala questo riconoscimento dei “due bicchieri” attribuito al nostro Chianti DOCG Rosae MnemoSis annata 2009. L'enologo è Federico Curtaz.


Ottimi anche i risultati ottenuti dalla restante produzione di Villa Petriolo.

L’Imbrunire ’10, Canaiolo in purezza, ha profumi fascinosi, di piccoli frutti e note di erbe aromatiche; al gusto si mostra molto rilassato, morbido, solo un po’ esile. Beverino il Chianti ’09, mentre il Golpaja ’08, da Sangiovese e Merlot, pur dotato di potenza, ha naso ancora da definire”.

La presentazione di Villa Petriolo nella scheda redatta dalla redazione della Guida del Gambero Rosso 2012:

“Della tenuta di Petriolo si comincia a parlare già nel XVI secolo, quando la proprietà era della famiglia Alessandri, che contribuì ad arricchirla di ville, giardini e costruzioni. La famiglia Maestrelli l’ha acqustata quarant’anni fa e il padre Moreno ha lasciato poi il testimone alla figlia Silvia, che ha iniziato un lavoro di ristrutturazione dei vigneti e della parte cantina, oltre a cambiare l’immagine dell’azienda stessa, rendendola fresca e giovanile. La sorella Simona si occupa dell’accoglienza dei visitatori interessati alle visite, oltre a seguire in prima persona le degustazioni organizzate”.

Guida Vini d'Italia 2012 Gambero Rosso _ Villa Petriolo

giovedì 27 ottobre 2011

Premiato il Chianti DOCG Rosae MnemoSis annata 2009 dalla Guida del Touring 2012!


“Un sepalo, un petalo ed una spina
In un qualunque mattino d'estate,
Un fiasco di rugiada, un' ape o due,
una brezza,
Un frullo fra gli alberi -
Ed io sono una rosa!”

Emily Dickinson


Ancora un bel riconoscimento al nostro cru di Sangiovese!

Dopo la menzione “Chianti dell’anno” conferita dalla Guida dell’Espresso 2012, l’annata 2009 del Rosae Mnemosis di Villa Petriolo ottiene le 4 Stelle e l'euro che ride (segnalazione per l'ottimo rapporto qualità/prezzo) dalla Guida ViniBuoni d’Italia 2012, edita dal Touring e curata da Mario Busso e Luigi Cremona.

I terreni da cui provengono i vini di Villa Petriolo, a Cerreto Guidi (Firenze), risalgono al periodo pliocenico, ossia a 5 milioni di anni fa. Questi terreni risultano molto interessanti per la viticoltura, particolarmente adatti a produrre vini fini, sottili, molto eleganti, con una buona concentrazione zuccherina, e quindi con una buona alcolicità naturale, mai pesanti o stucchevoli. In questi suoli l’eleganza è l’aspetto che viene maggiormente premiato nella produzione enologica. Il Chianti D.O.C.G. Rosae Mnemosis è un Sangiovese in purezza, ottenuto dal Vigneto delle rose, evocato nella fiaba delle due rose sorelle impressa sulla velina che avvolge la bottiglia, a testimonianza di un amore per la terra e la sua poesia che affonda le radici in una forte tradizione familiare.

La presentazione regionale della Guida del Touring, l’unica Guida italiana dedicata esclusivamente ai vini da vitigni autoctoni, coordinata per la Toscana dal giornalista Guido Ricciarelli, si terrà sabato 26 novembre 2011 alle ore 10.30 presso il Teatro degli Astrusi di Montalcino.

"Ispirata alla tradizione enologica italiana e volta a valorizzare le radici locali, il territorio e la tipicità, l’opera dà un segnale preciso ai consumatori e al mercato (italiano ed estero), che apprezza sempre più i livelli qualitativi e il rapporto qualità-prezzo che gli autoctoni esprimono.
La Guida è unica, nel panorama italiano, per molti aspetti: è la sola dedicata ai vini da vitigni autoctoni e si basa su un processo di selezione eccezionale per impegno e per trasparenza".

Nell’edizione 2012, molti i nuovi temi forti, tra cui la promozione del rapporto vino, cibo e territorio, l'attenzione al bere consapevole (“Wine in Moderation”, in relazione al rapporto tra i giovani e il vino, in collaborazione con JDC store di Milano), i valori dell’ecosostenibilità.


Vendemmia 2009 del Sangiovese del vigneto delle rose che dà vita al Chianti DOCG Rosae MnemoSis di Villa Petriolo.


Selezione delle uve 2009.

martedì 25 ottobre 2011

Presentazione della Guida Slow Wine 2012 e degustazione dei vini "quotidiani" ieri alla Fiera di Milano. Presente anche il Chianti Villa Petriolo 2009


"(...) A proposito del Chianti devi ammettere che il classico 'fiasco' è un ornamento non solo originale, ma anche allegro: appeso al muro del soggiorno, in questo grigio paese umido e freddo, ricorda a chiunque quell'Italia calda e assolata che noi tutti serbiamo nel nostro cuore, progettando sempre di trascorrervi le vacanze. Allora, caro Mario, per favore sii così gentile da mandarci (...) un'altra cassa di vino, con fiaschi di Chianti...".
Trinity College, Dublino, 28 magggio 1968.
Lettera di Nigel Ryan a Mario Soldati, riportata in Vino al vino



Grande degustazione dei vini "quotidiani" premiati dalla Guida “Slow Wine. Storie di vita, vigne, vini in Italia” 2012 ieri presso la Fiera di Milano a Rho. Splendida location per un banco d'assaggio dedicato al vino di tutti i giorni, dall'ottimo rapporto prezzo/qualità. Da tutta Italia. Tra i vini quotidiani il Chianti 2009 di Villa Petriolo: "tradizionale il Chianti Villa Petriolo 2009, con il frutto che si ritrova puntuale in bocca. Ottimo vino quotidiano" (Guida Slow Wine 2012).

Slow Wine 2012 from mauro fermariello on Vimeo.



La Guida edita da Slow Food contribuisce a sviluppare la cultura enologica in Italia e nel mondo. Grazie all’intensa attività di educazione, promozione e tutela del patrimonio vitivinicolo italiano, nel nome del diritto al piacere responsabile e pienamente condiviso, l’iniziativa di Slow Food, giunta quest’anno alla seconda edizione, punta a una visione globale della viticoltura, ossia ad evidenziare lo stile, l’approccio, la filosofia del vino che anima il produttore. Per ogni cantina, infatti, è raccontata la storia della famiglia e delle persone che la guidano, descritto il panorama di vigne e terreni, oltre alle etichette più rappresentative, con dati, note di degustazione e prezzo in enoteca. Fondamentali anche le informazioni sulle pratiche viticole ed enologiche, sulla provenienza del’uva, sulla proprietà, sull’eventuale presenza di terreni in affitto.


"...l'uomo di fianco al vino. Piuttosto che di sopra".
(Federico Curtaz)


Tra i premi conferiti ai singoli vini, quello del “vino quotidiano”, ossia un prodotto con eccellenti qualità organolettiche e caratteri legati al territorio, da mettere in tavola con frequenza, dal prezzo contenuto (i vini che non superano i 10 € in enoteca).



Scheda dedicata a Villa Petriolo dalla Guida Slow Wine 2012, curata da Giancarlo Gariglio e Fabio Giavedoni:

VITA_ Villa Petriolo viene costruita intorno al 1500 con gli stessi mattoni della fornace Golpaja utilizzati anche per la Villa Medicea di Cerreto Guidi. Moreno Maestrelli acquista la villa nel 1968 come casa di campagna, poi si appassiona alla vigna; ma è solo nel 1992, quando le figlie Silvia e Simona decidono di impegnarsi nell’azienda, che si indirizza verso una produzione i qualità. L’incontro con l’agronomo ed enologo Federico Curtaz, nel 2006, proietta questa realtà nel novero delle eccellenze del territorio.
VIGNE_ Nella proprietà, di 110 ettari, le vigne circondano la casa su un terreno di medio impasto di argilla e arenaria. I vigneti sono allevati a cordone speronato e guyot, a un’altitudine 150-200 metri. Il 70% degli impianti è a Sangiovese, il restante a Merlot e Canaiolo. In via sperimentale sono stati piantati 5.000 metri quadrati con Barbera e Petit Verdot. Malvasia e Trebbiano vengono utilizzati per il Vin Santo. Tutte le lavorazioni sulla vite sono fatte a mano.
VINI_ Federico Curtaz determina la scelta in cantina e i vini si riconoscono per la freschezza e la coerenza con i valori del territorio. Buono L’Imbrunire 2010 (Canaiolo; 1200 bt; 17 €), dai profumi intensi e speziati e dal gusto gradevole, immediato, beverino. Un vini non comune. Grande espressione del Sangiovese in purezza il Rosae MmemoSis 2009 (6000 bt; 17 €), caratterizzato da un colore rosso rubino brillante, con profumi speziati e fruttati di ciliegie. In bocca è delicato ed equilibrato. Un vino da bere con gusto, molto elegante, fine e piacevole. Tradizionale il Chianti Villa Petriolo 2009 (30.000 bt: 8 €), con il frutto che si ritrova puntuale in bocca. Ottimo vino quotidiano. Colori profondi e profumi di spezie nel Golpaja 2008 (Sangiovese, Merlot: 6.000 bt: 17 €), di buona e gradevole beva e dal finale piacevolmente balsamico”


Guida Slow Wine 2012_ Villa Petriolo _ Chianti 2009 Vino Quotidiano

domenica 23 ottobre 2011

“FALSO ALLARME” di Marina Bellanti per "Wine on the road", quinto concorso letterario di Villa Petriolo




Buona lettura del racconto “Falso allarme” di Marina Bellanti, segnalato per merito al quinto concorso letterario di Villa Petriolo “Wine on the road”!

Marina è nata nel 1977 a Bracciano (RM) ed abita ad Altopascio (Lucca). E laureata in Filosofia, con una tesi sulla “Felicità come creazione di valore nella filosofia di Tsunesaburo Makiguchi”.


Racconto “FALSO ALLARME” di Marina Bellanti


Lasciò scorrere il dito sulla cartina aperta, poggiata sul muro. La stazione era deserta, il display continuava a lampeggiare.
Il vento era troppo modesto per assaporarne il sapore. Ma nell’aria si leggeva dappertutto la sua scelta.
Il treno era sporco e portava il segno della città, lattine schiacciate nei cestini, resti di cibo colorato, giornali abbandonati tra gli spazi che separano gli essere umani dagli altri, ovunque.
Isola aveva solo i suoi ricordi in tasca e nient’altro. Se ne stava seduta, composta, dietro grandi occhiali da sole, inutili per la scarsità di luce e passati di moda da decenni. Il vestito nero che aveva scelto fasciava il suo corpo alla perfezione, una grossa cintura di stoffa dorata le stringeva la vita, i capelli morbidi e folti, opportuno scherzo del destino. Ora che si vedeva riflessa nel finestrino non riusciva a pensarsi una Signora, non riusciva a cancellare tutto il resto.
Nessuno sa cosa significhi davvero non esserci, in nessun luogo e non appartenere a nessuno.
Il capotreno entrò distratto e stanco. Era un uomo dall’aria per bene, che non vedeva l’ora di tornare a casa e riprendersi la propria parte di mondo.
“Biglietto” allungando la mano verso ciò che Isola gli porgeva.
“Eccolo” alzò la testa ma non si tolse gli occhiali e poi si accorse di colpo che quella era la prima parola che pronunciava da quattro giorni, la prima dopo aver agganciato il telefono ed aver promesso a Beatrice una risposta.
La piccola valigia ai suoi piedi le faceva pensare a quanto fosse cambiata, a quanto fossero distanti il suo zainetto dell’Invicta, i suoi scarponi da trekking e i calzini di lana pesante. Ma fuori tutto era rimasto immobile, maestoso, pieno di frutti. Isola aveva voglia di vero.
Il paese era avvolto nella luce prugna del primo tramonto che assaggiava da mesi. In città non si ha più tempo per certe cose, sono dettagli e si ammirano nei film “oh, ma guarda che bella fotografia, che direzione artistica, che spettacolo!”
Isola respirò forte come per prenderne il coraggio, per rubarne l’audacia e poi si diresse verso la strada, di nuovo.
“L’albergo che cerca è a cinque minuti da qui” la donna la guardava con fare cortese e le indicava la via coprendosi gli occhi con una mano, puntando l’orizzonte. “Sempre dritto, oltrepassi il fioraio, la lavanderia e una volta arrivata davanti alla farmacia deve girare a sinistra, c’è un ristorante, e subito dopo l’albergo, in verità è gestito dalla stessa famiglia, perciò può entrare anche dal ristorante. Non può sbagliare.”
Isola si ricordò di aver letto che le donne danno indicazioni più colorate, fanno riferimento ai negozi, alla realtà, descrivono ciò che vedono mentre gli uomini si tengono più sull’astratto prima a destra, seconda a sinistra, cinquecento metri e poi di nuovo a destra.
Il paese era ancora illuminato e di certo non era lo stare per strada ad allarmarla, neppure un po’.
Questa volta, al contrario, la strada la rendeva serena. Camminava in cerca di se stessa, i pensieri scivolarono lontano attraverso il fioraio, la lavanderia, la farmacia poi alzò gli occhi e lesse STRADA DEL VINO “perfetto” pensò Isola entrando nel piccolo albergo dove avrebbe dovuto dare insieme al documento anche altre spiegazioni.
Il mattino la accolse ridendo. Appese l’abito nero nel piccolo armadio di noce, dall’odore pulito. Indossò pantaloni comodi, una maglia verde e scarpe da tennis poi lasciò la camera tre, pareti ocra, aspetto caldo ed accogliente.
Il paese sembrava sonnecchiare, Isola diede ancora una rapida occhiata alla cartina e poi iniziò a camminare veloce, decisa, senza paura.
Oltre le case tutto sembrava ancora memore della passata stagione, i boschi all’orizzonte disegnavano un confine di luce verde, intensa. L’abbazia sulla collina e la vallata di filari pieni di frutti a disegnare geometrie scomposte e il rosso delle rose come romantiche lanterne, Isola respirò la vita, intensamente.
La cantina era stata ristrutturata e il viale polveroso lastricato di nuovo, tutto intorno erano stati sapientemente coltivati alberi di olivo. Il casolare dominava il vigneto.
“Buon giorno, benvenuta nella nostra Cantina, ci ha trovati con facilità?” indicò la cartina che Isola teneva in mano.
“Ho percorso la Strada del Vino, mi sono goduta il panorama. Sono venuta sul lago una sola volta quasi trent’anni fa e finalmente mi sono decisa a tornare” la voce, inaspettatamente, tremò.
“Allora ben tornata, qui siamo ancora abbastanza fortunati, il nostro vino ci aiuta a mantenere un po’ di verde e a far salire i prezzi delle nostre case alle stelle!” rise e poi con gesto rapido fece sedere Isola porgendole la mano:
“Mi chiamo Domenica e questo è il mio piccolo e grande tesoro” fece un gesto ampio che abbracciò le pareti di pietra. “Posso servirle la colazione?”
“Io sono Isola e non ho molti tesori ma prendo volentieri un caffè e una fetta di dolce alle rose, quello della casa” le strinse l’occhio e sorrise.
“Vedo che si è informata, bene bene bene, a qualcosa servono i soldi che spendiamo per tanta carta” rise ancora e sparì oltre il bancone.
Domenica era una donna energica e forte, lo si capiva dal suo sguardo vivace e da come si sentiva a suo agio con quei capelli rossi. Aveva mano grandi e piene di nodi. Era vestita con cura ma senza nulla di appariscente, era rassicurante.
Dopo la colazione le disse che nel pomeriggio avrebbero dovuto allestire un banchetto di nozze, seconde nozze, nulla di vistoso, poche decine di ospiti. Manzo, polenta e buon vino, ovviamente. Quattro ragazzi salutarono dal viale. “I miei due figli, sono i due più belli!”
Domenica istruì i quattro ragazzi sul lavoro da sbrigare; la sua voce doveva averli spaventati più di una volta, vista l’attenzione che le prestavano, ma si intuiva la bontà negli occhi, il rapporto speciale che avevano, così intenso.
“Quando ho deciso di occuparmene io, non potevi entrare senza un grosso casco in testa e senza il terrore che saresti uscita di qui solo con l’aiuto di una squadra di pompieri…cadeva a pezzi!” girò la lunga chiave nella fessura dorata e poi con un colpo sordo la porta della cantina si aprì lasciando che l’odore di umido, di legno, di frutta, di vino e di sacro sorprendesse Isola, incantandola.
La zona per la degustazione lasciva intravedere la cantina vera e propria alle spalle. “Ho dovuto fare tutto da sola, organizzare i lavori, seguire gli operai, cercare i soldi…ovviamente creare tanti debiti…grazie al cielo i miei figli mi hanno sostenuta ed aiutata ma sono diventata lo stesso un uomo, altrimenti sarei caduta, sa cosa voglio dire, questo mondo è a misura di maschio, anche se siamo noi a costruirlo e a mandarlo avanti!”
Isola fece domande e assaporò tutto quell’amore per le radici, per ciò che siamo; si ricordò di quell’unica volta che con suo padre aveva condiviso qualcosa, di quando lui le parlò della vendemmia, della spremitura, delle botti, proprio lì dentro trent’anni prima.
“In questa stanza si entra solo dopo tre anni dalla vendemmia, ma questa è la stanza più bella” rise di nuovo ”qui la fatica lascia spazio all’orgoglio, qui si fa la storia!” indicò i cartoni sigillati con lo stemma della cantina e tante bottiglie, piene di nobili bollicine.

Isola era seduta al tavolo, assaporava i profumi del vino, guardava oltre la staccionata, pensava a Beatrice e a tutti quei fogli da riempire.
Un uomo si fermò davanti e le sorrise. Stava fissando le sue mani. Isola sentì suonare forte il suo personale allarme, un altro uomo aveva capito e perciò sentiva il diritto di conquistare quella terra di nessuno, quell’isola di un mondo nuovo dalla quale strappare i frutti e gettare via il resto.
“Sono un mezzo uomo che forse diventerà una mezza donna e voglio solo finire il mio vino” ritrasse le mani e continuò a guardarlo negli occhi, meravigliata di se stessa, tremante.
Lui scrisse veloce poggiandosi sul palmo della mano e le passò il biglietto e un sorriso intenso e vero:
Sono sordo, mi piacciono le sue mani, mi scusi.
Falso allarme.

sabato 22 ottobre 2011

Basta un poco di zucchero...space birthday party a Villa Petriolo


"Coloro che fanno distinzione fra intrattenimento ed educazione forse non sanno che l'educazione deve essere divertente e il divertimento deve essere educativo"
Marshall McLuhan

Immerso nel verde di Villa Petriolo, tra vigne, uliveti e il cielo del Montalbano, uno spazio aperto e libero dedicato alle feste dei bambini, un tempo "residenza di delizia" della nobile famiglia degli Alessandri. Il compleanno diventa una splendida esperienza nella natura per condividere con gli amici tanti giochi e laboratori creativi. Fiabe magiche, pupazzi e contastorie, burattini in baracca realizzati con materiale riciclato dall’ambiente agricolo, la baby-vendemmia, il truccabimbi ed i travestimenti, gli spettacoli di ombre, la costruzione di antichi giocattoli utili alla crescita, il laboratorio del pane, la raccolta delle olive, l’enoteatro con i personaggi mitici della storia del nostro territorio ambientato nei locali suggestivi della cantina e in vigna, le favole di Leonardo Da Vinci, i green-clown, le cacce al tesoro nel bosco di Villa Petriolo, le gare di orientamento, la transumanza con le pecore e la mungitura manuale, i percorsi nel verde con il riconoscimento di impronte animali e di piante, animeranno il giorno più bello.


Fantasmini e piccoli cervi ottenuti con ghiande di quercia, castagne, foglie secche, bacche, stecchini e tanta fastasia.

Con i progetti "L'alchimia del vino" (dipingere con le mani e con l'uva al posto di pennelli e colori) e "Briciole di pane" (laboratorio di panificazione nel forno a legna) Villa Petriolo partecipa a "La fattoria della cultura", iniziativa promossa dal Circondario Empolese-Valdelsa e Regione Toscana, e indirizzato alla valorizzazione della filiera corta. Percorsi di didattica ambientale che mirano a far conoscere ai bambini e ai ragazzi direttamente i luoghi dove l'agricoltura toscana conserva il patrimonio di antiche tradizioni.

Zucchero filato, palloncini, gelati artigianali, pizze cotte nel nostro forno a legna, panini farciti con alimenti genuini, succhi di frutta realizzati con i prodotti del nostro podere e le immancabili merende contadine a deliziare i piccoli palati, per creare una cultura aperta dell'alimentazione e allontanare la consuetudine col cibo spazzatura, avvicinando i bambini a quello sano e salutare della vita di tutti i giorni, di cui scoprire insieme quanta fatica e lavoro occorrano per mantenere fruttuosa la terra, quella stessa terra che, ben curata, ci dona l'uva, le olive, il frumento, la frutta. Da sempre.

Il desiderio di introdurre nuovi alimenti e nuovi sapori, meno familiari nella dieta infantile ma fondamentali per stimolare la sensorialità – i sapori acidi, ad esempio, come l'uva appena vendemmiata e il vino – induce Villa Petriolo ad inserire nei menu dei baby-compleanni le merende contadine, a base di pane e olio, schiacciata con l'uva e pane, vino e zucchero, che i bambini, dopo un primo momento di titubanza, decisamente gradiscono..



E mentre i bambini si divertono imparando…gli adulti a degustare! Nei locali di Villa Petriolo sarà possibile organizzare, per gli adulti accompagnatori, una cena-degustazione a base dei nostri prodotti, i vini di Villa Petriolo in abbinamento alla produzione enogastronomica tipica del Montalbano. In inverno sarà possibile cuocere anche i “necci”, dolci tradizionali della montagna pistoiese, sorta di crepes con ricotta fresca del nostro pastore arrotolata in ghiotte cialde ricavate dalla farina di castagne.

Per un compleanno diverso, in armonia con la natura, basta un poco di zucchero!





Informazioni:
info@villapetriolo.com
tel. 057155284
fax: 057155081
www.villapetriolo.com

venerdì 21 ottobre 2011

Contra non ullast oleis coltura...ma la trasformazione delle olive è un'altra storia



In autunno si preparano le risorse per la cucina mediterranea. La vite e l’olivo donano alla natura colori e fragranze variegati, frutto di un intenso anno di lavoro.

Nell’imminenza dell’inverno, ci si prepara alla spremitura delle nostre olive di Villa Petriolo. Mentre la coltivazione dell’ulivo non richiede troppi interventi oltre la potatura invernale, la raccolta richiede cura e grande attenzione. La qualità dell’olio, infatti, dipende soprattutto dalla velocità con cui le drupe, ormai mature, vengono trasformate. A contatto tra di loro, le olive si surriscaldano, facendo aumentare il livello acido dell’olio. Tanto migliore sarà l’olio quanto più rapidamente le olive saranno torchiate…Lo dice anche Catone.

“Quando le olive saranno mature è necessario raccoglierle quanto prima, così come è necessario che restino a terra o sul tavolato meno possibile: a terra e sul tavolato le olive fermentano. I raccoglitori vorrebbero che le olive caduche siano quanto più numerose, per poterne raccogliere di più; gli addetti al frantoio, invece vorrebbero che restassero più a lungo sul tavolato, in modo che tendano a marcire e risultino più facili da lavorare. Ma non pensare che l’olio possa aumentare sul tavolato: quanto più rapidamente lo spremerai, tanto più vantaggioso sarà e a parità di moggi raccolti si otterrà più olio e di migliore qualità: viceversa, le olive che saranno state per terra o sul tavolato più a lungo daranno meno olio e più scadente. Se ti è possibile travasa l’olio due volte al giorno perché quanto più a lungo l’olio è a contatto con la morchia e con le fecce, tanto sarà di peggiore qualità”.
Catone

mercoledì 19 ottobre 2011

...fin che duri il letargo o s'ecciti la vita. Per un ricordo di Andrea Zanzotto




“Improbabile esistere di ora
in ora allinea me e le siepi
all'ultimo tremore
della diletta luna,
vocali foglie emana
l'intimo lume della valle E tu
in un marzo perpetuo le campane
dei Vesperi, la meraviglia
delle gemme e dei selvosi eccelli
e del languore, nel ripido muro
nella strofa scalfita ansimando m'accenni;
nel muro aperto da piogge e da vermi
il fortunato marzo
mi spieghi tu con umili
lontanissimi errori, a me nel vivo
d'ottobre altrimenti annientato
ad altri affanni attento
Sola sarai, calce sfinita e segno,
sola sarai fin che duri il letargo
o s'ecciti la vita.
...............
E marzo quasi verde quasi
meriggio acceso di domenica
marzo senza misteri
inebetì nel muro”.


“Colloquio”, Andrea Zanzotto

Ci lascia uno dei poeti più grandi del secondo Novecento.
Andrea Zanzotto (Pieve di Soligo, 10 ottobre 1921 – Conegliano, 18 ottobre 2011).

martedì 18 ottobre 2011

L'Imbrunire 2009 di Villa Petriolo al VII Festival organistico internazionale San Leonardo. Il 6 novembre a Cerreto Guidi



Il 6 novembre alle ore 17 si terrà a Cerreto Guidi (FI) un’importante presentazione: il Crocifisso restaurato del Maestro di Camaiore (XIV sec.) nella splendida Pieve San Leonardo.

"Le origini della pieve di San Leonardo non sono note; la struttura della torre campanaria lascia pensare che sia nata come cappella del castellare dei conti Guidi, e la prima volta che si incontra il nome di San Leonardo è nelle decime del 1302-1303 delle chiese lucchesi (nella cui diocesi Cerreto è stato inclusa fino al 1622). Una memoria ottocentesca riporta la data 1183 come anno di erezione della chiesa, e il 1450 come consacrazione della nuova Pieve. Almeno dal 1416, tuttavia, la vecchia Pieve di San Pietro, localizzata lungo una direttrice per Vinci e ora non più esistente, fu unita alla chiesa di San Leonardo. Il patronato della chiesa fu inizialmente tenuto dalla potente famiglia fiorentina degli Adimari.Il coinvolgimento nel 1558 in una congiura antimedicea di Gherardo Adimari provocò l'esproprio dei beni della famiglia; quindi nel patronato della pieve si sostituirono dapprima i Nove Conservatori della giurisdizione e del dominio fiorentino, magistratura che aveva giurisdizione anche sui beni dei ribelli, e in seguito il Capitolo della cattedrale di Santo Stefano di Prato, a cui la chiesa fu unita nel 1563 nella persona del segretario del duca Cosimo I, Pier Francesco Riccio: non si deve dimenticare che il patronato della cattedrale di Prato era dei Medici. La chiesa ha subito nel tempo numerosi rifacimenti: di notevole importanza quello del 1595, che dovette adeguare l'edificio alle direttive della Controriforma; un analogo intervento interessava proprio in quegli anni la vicina pieve di San Leonardo e Giacomo di Ripoli. Nel 1827 l'edificio infine ha assunto l'aspetto attuale essendo stata ricostruito dai fondamenti e poi riconsacrato, come testimoniano vari documenti. Ulteriori lavori di restauro sono stati eseguiti nel 1923 e nel 1957.A ricordo della vecchia pieve è restata la stampa settecentesca dello Zocchi - dove si può vedere la semplice facciata preceduta da un portico trabeato - e una pianta del Ruggieri (1750 c.), che documenta la configurazione planimetrica dell'edificio prima delle modificazioni ottocentesche: aula unica con abside circolare ed altari addossati alle pareti. Proprio dagli altari cinque-seicenteschi provengono la maggior parte dei dipinti presenti in chiesa: Madonna in trono tra i Santi Matteo e Leonardo; San Leonardo; Apparizione della Madonna a San Bernardo alla presenza dei Santi Gerolamo e Michele Arcangelo; la Madonna del Rosario adorata dai Santi Domenico e Caterina da Siena; la SS. Trinità. Nella pievesono conservate altre pregevoli opere d'arte, fra le quali si ricorda il fonte battesimale dei Della Robbia, e un prezioso Crocefisso trecentesco" (dal sito della Pro Loco di Cerreto Guidi).



In occasione del VII Festival organistico internazionale San Leonardo, alle ore 18 del 6 novembre si esibirà la Corale San Leonardo, con Luca Magni al Flauto Traverso, Mariella Moch e Simone Valeri all’ Organo. Direzione artistica del Maestro Simone Valeri.
Presentazione del CD “Rarità musicali”.

Villa Petriolo è lieta di offrire in degustazione il nostro Canaiolo 100% L’Imbrunire 2009.

L’Imbrunire è un IGT Toscano prodotto con Canaiolo in purezza, una delle varietà trovate in un vecchio vigneto di Villa Petriolo. Da sempre questo vitigno è usato nel taglio classico del Chianti. La curiosità di capire quanto potesse valere da solo il Canaiolo ci ha indotto a provare a vinificarlo in purezza, raccogliendo i pochi grappoli rimasti dal vigneto San Martino, di oltre trenta anni di età. E’ un vitigno che sta scomparendo, i cui profumi ci ricordano, con i sentori di terra bagnata e frutti ossidati, le sere di fine estate. Con molto frutto e molto tannino, è da considerarsi un “vino del mattino”, che possa sostituire anche un bianco da aperitivo, da bersi anche fresco. I profumi esprimono tutte le potenzialità del territorio, col suo stile di semplicità e grande bevibilità.
L'Imbrunire di Villa Petriolo è stato definito dalla Guida ViniBuoni del Touring 2010 il "miglior Canaiolo in purezza degustato in tutta la regione. Vino vibrante, di carattere e personalità”.




L’ingresso al VII Festival organistico internazionale San Leonardo è libero.

INFO_ Ufficio Cultura e Turismo del Comune di Cerreto Guidi
Via Vittorio Veneto, 8 - 50050 - Cerreto Guidi
tel. 0571.906225 - fax 0571.906201
e.mail e.gozzini@comune.cerreto-guidi.fi.it


domenica 16 ottobre 2011

Incontro al tartufo, seducente combinazione di arte ed enogastronomia.Ex-aequo Papaveri&Papere e Pepenero al primo concorso dedicato al tartufo bianco



I mattoncini rossi in cotto della suggestiva Chiesa sconsacrata di San Martino, nella città della Rocca, stamattina rilucevano. E non solo perché timidi raggi di sole ottobrino hanno salutato felicemente la prima edizione di questa bella iniziativa dedicata al prodotto più pregiato di San Miniato, "Incontro al tartufo. Rassegna della Ristorazione Sanminiatese". Dall’interno di questa perla dell’architettura del Seicento, oggi adibita ad Auditorium Comunale grazie ad un abile restauro che la rende polifunzionale spazio adatto ad accogliere diversi tipi di eventi, il tartufo e le eccellenze enogastronomiche del territorio lanciavano le loro malie…



Davvero difficile resistere al richiamo seducente di questo autentico mistero frutto dell'incontro di terra e cielo, “scolpito dalla natura” come recita la réclame della 41° Mostra Mercato Nazionale del Tartufo Bianco di San Miniato, ormai imminente (12/13, 19/20, 26/27 novembre 2011).

Il tartufo, sin dall’antichità, è stato protagonista di leggende che lo vogliono figlio di acqua, calore, fulmini e lampi. Bagliori di creatività, certo, quelli degli autori di piatti, tutti, che esalavano profumi così riconoscibili da indicare la via a chi sostava nei pressi dell’edificio che custodisce una splendida Annunciazione, maestosa pala di Giovanni Battista Vanni, a veglia, questa mattina, della migliore produzione enologica del territorio sanminiatese.

Ai lati di questa magnifica vetrina del vino di San Miniato, sedeva la giuriacomposta dai giornalisti Stefano Tesi, Carlo Macchi, Kyle Phillips, la Sommelier Fisar Claudia Marinelli, e presieduta da Pasquale Porcelli -, intenta a degustare attentamente le singole preparazioni a base di Tuber Magnatum Pico.

Gli chef dei ristoranti in concorso - Antico Ristoro Le Colombaie di Daniele Fagiolini, Papaveri e Papere di Paolo Fiaschi, Il Convio di Stefano Pacchi, Pepenero di Gilberto Rossi, L’Upupa di Mariagrazia Zoni e Locanda San Lorenzo di Franca Cristiani – hanno atteso pazientemente il verdetto di questa iniziativa che mira a promuovere tutto un territorio, le sue ricchezze e le tradizioni. Un meritato ex-aequo a Paolo Fiaschi e Gilberto Rossi - entrambi amici dei nostri vini di Villa Petriolo e Tenuta di Fessina - conclude la kermesse di San Miniato che, non ne dubitiamo, tornerà il prossimo anno, sempre più all’insegna dell’arte e del buon gusto.


I vincitori parimerito. Da sinistra: Paolo Fiaschi, patron del Ristorante Papaveri e Papere, il Sindaco del Comune di San Miniato Vittorio Gabbanini, la giornalsita Francesca Pinochi, lo chef Gilberto Rossi del Ristorante Pepenero.

Il rientro a casa, avvolti nei fumi inebrianti del tartufo, dalla scia interminabile, ci convince ancor di più della veridicità del racconto che narra la curiosa abitudine di Lord Byron: il profumo di un tartufo appoggiato sulla scrivania - evidentemente, durante il soggiorno pisano dell'autore di "Heaven and Earth. A Mistery" - pare fosse capace di destare magicamente la creatività…. E non solo quella, è garantito. ;-)

sabato 15 ottobre 2011

Jeep&vino, a Villa Petriolo il prossimo 30 ottobre



Domenica 30 ottobre il Jeepin Montalbano’s Hill farà tappa a Villa Petriolo!

Dopo un suggestivo percorso sulle morbide colline del paesaggio materno di Leonardo Da Vinci – il 90 % del tratto fatto di strade bianche e di bosco -, la carovana dei fuoristrada della FIF in raduno nazionale, coordinati dall’ente organizzatore, il Jeep Club Italia, si fermerà a Cerreto Guidi per un pranzo a base di prodotti tipici abbinati ai nostri vini.

Da sbicchierare, immancabile il Chianti DOCG Villa Petriolo annata 2009, a cui è stata attribuita la menzione "vino quotidiano" dalla Guida SLOW WINE 2012 – STORIE DI VITA, VIGNE, VINI IN ITALIA, Slow Food Editore.

Il Chianti DOCG Villa Petriolo 2009 è prodotto da 10% Colorino e 90% Sangiovese. Rispetto al Chianti Classico, nel Chianti del Montalbano il Sangiovese si esprime con meno crudezza: più dolcezza, più temperatura, suoli più esili, fini e sabbiosi, lasciano un corpo più leggero al vino, sostanzialmente più dolce, più tenue, più smussato. Il Chianti di Villa Petriolo è presentato dopo due anni dalla vendemmia per aumentarne la maturità e favorire le caratteristiche di rotondità e speziatura. Un vino più di profumi e di eleganza, che non avrà mai la corposità di altri luoghi, dove il Chianti si esprime diversamente.


Un vino dalla spiccata bevibilità, il Chianti di Villa Petriolo, che unisce una concezione moderna del fare vino, in cui l'eleganza e la finezza contraddistinguono oggi un prodotto più "gentile" eppur vitale, ad un omaggio alla tradizione del vino toscano per eccellenza, quello da bersi a tavola con cibi che nutrono.



Programma "Jeepin Montalbano’s Hill":

- ore 9.30: partenza dal Bar Pit-Shop a Capraia (Capraia e Limite)
- percorso in colonna e road-book
- ore 14.00: arrivo a Villa Petriolo, visita della villa, dei vigneti, delle cantine di vinificazione e invecchiamento, pranzo.

INFO: Dino_ mob. 3473848950_ e-mail: ringo@jeepclubitalia.it
Villa Petriolo: Via di Petriolo, 7 - 50050 Cerreto Guidi (Firenze) - tel. 057155284 - www.villapetriolo.com - info@villapetriolo.com


venerdì 14 ottobre 2011

“UNA BOTTIGLIA D’ANNATA” di Claudia Barzaghi per Wine on the road, quinto concorso letterario di Villa Petriolo



Ancora un bel racconto per “Wine on the road”. Buona lettura!

Claudia Barzaghi è nata a Rho (Milano) nel 1980. Scrive di sé: “Claudia nasce un po’ alla volta, in date diverse. Impossibile ricordarle tutte. Scrive ascoltando Ludovico Einaudi e nel kit di primo soccorso tiene una bottiglia di champagne Goerg del 2002. Condivide la casa con Asia, proditorio felino mangiazucche, e Mary-Jo, poderoso lievito madre capace di rendere nuvola fragrante quanto viene panificato nel forno domestico. Sulla serenità dei tre veglia l’Abete-Dimora, saggio e solenne di fronte a quella casa arrivata dopo di lui e che se ne andrà prima”.

Complimenti a Claudia, che, con il racconto “Una bottiglia d’annata”, è stata segnalata al quinto concorso letterario di Villa Petriolo!

Racconto “UNA BOTTIGLIA D’ANNATA” di Claudia Barzaghi

Mi sono perso. Dannazione.
Ero lì. A pochi metri dall’arrivo. Ero lì.
E poi, d’improvviso, non c’ero più.
Prima il triangolino del navigatore si muoveva su una linea rossa. Ora galleggia nel nulla.
Il blackberry tossisce l’ennesimo trillo. Email di Anna: confermato appuntamento delle 15.
Non ce la farò mai a tornare per quell’ora. Cazzo.
Accosto a bordo strada, apro la portiera e scendo dall’auto.
Guardo a sinistra, mani sui fianchi. La strada scende. Sono arrivato da lì.
Proprio belle, queste Langhe. Soprattutto nei punti in cui non c’è un solo fottuto cartello indicatore. Mi volto a destra. La strada sale. Non si vede nulla oltre la curva della collina.
Discesa. Salita. Discesa. Salita.
Risalgo in auto, metto in moto e riparto.
Devo trovare Maletti, e anche alla svelta.
Barolo Maletti 1998: l’unico vino che posso far trovare al tavolo di Mr. Masai stasera. L’unico.
Quando me l’hanno presentato, Mr. Masai, appena saputo che sono italiano mi dice: Italia, Maletti, Barolo, 1998. Un’ossessione, cazzo. Come se in Italia non ci fosse altro. Avrà brindato con questo dannato vino quando lo hanno nominato presidente della Masai Fashion Group. E ora magari pensa che gli porti bene.
Certo che se non trovo la bottiglia, la cena parte in salita. E quando si parte male gli affari spesso saltano.
Da nove mesi nove, ci lavoro, a questo accordo con la Masai Fashion. La conquista del mercato giapponese appesa ad una bottiglia di vino. Assurdo.
Riprendo il biglietto su cui è segnato l’indirizzo. Anna l’ha recuperato per miracolo da un suo amico sommelier. Se vuoi il suo vino, devi andare da lui, le ha detto, non ci sono alternative. Ti vuole guardare in faccia. E poi, forse, te lo vende. Perché prima vuole vedere chi lo beve, il suo vino.
Questo fottuto Maletti non ha un sito internet, non ha un fax, non ha un cellulare.
Uno fuori dal mondo.
Uno che costringe anche te ad uscire dal mondo per comprargli una stramaledetta bottiglia.
Procedo lento su una strada stretta. Seguo la curva. Finalmente, una casa.
Devo chiedere informazioni.
Entro con l’auto nel cortile e parcheggio. Scendo, chiudo la portiera e mi guardo intorno.
Mi avvicino alla casa, punto la porta di ingresso. Accanto allo stipite, c’è una targa corrosa. Non riesco a leggere. Suono il campanello.
Aspetto qualche istante, mi sembrano minuti, poi ci riprovo.
Sospiro, arretrando di qualche passo.
Alzo lo sguardo verso le finestre, poi mi volto verso l’auto.
“Ha bisogno?”
Sobbalzo.
C’è un vecchio nel vano della porta.
Mi sta guardando dritto negli occhi. Puzza di mosto.
Sorrido.
“Buongiorno. Mi scusi il disturbo. Un’informazione. Cerco la cantina Maletti.”
“Nessuna cantina. Qui Maletti e basta. Cosa vuole?”
Gli sorrido. “E’ lei che vende vino?” domando.
Il vecchio mi trucida con lo sguardo.
Ancora il cellulare. Lo zittisco. Stiro le labbra in un sorriso.
“Mi servirebbe del Barolo del 1998. E’ per una cena importante, un ospite che viene da Tokio. Ne vorrei un paio di bottiglie.”
Il vecchio mi guarda, quindi guarda oltre le mie spalle.
Poi si volta ed entra in casa.
Mi guardo intorno, infine i miei occhi ricadono sulla porta. Oltre, il buio.
Faccio un passo ed entro in casa. Subito, ai miei piedi si apre una scala in pietra che scende.
Sento dei passi provenire dal fondo scala. Procedo a tentoni, seguo il rumore.
Dopo quella che sembra un'eternità di buio, arrivo in fondo.
Stringo le palpebre, cerco di riconoscere qualcosa nella penombra.
Nulla.
Vetri che sbatacchiano tra loro.
“Mi scusi, si potrebbe accendere la luce?”, domando.
Silenzio.
Poi la luce si accende, come da sé. Sbatto le palpebre.
E' una cantina quella in cui mi trovo, una meravigliosa cantina dai muri e i pavimenti in pietra.
Ovunque, cataste di scatole.
In fondo alla sala, intravedo il vecchio muoversi nella penombra.
“Barolo, ha detto.”
Mi scappa un sorriso. “Sì, sì”.
Mi guardo intorno. Alla parete sinistra c’è una credenza. Mi avvicino.
Sul piano stanno dei calici, nella parte alta, dietro il vetro, sono allineate una serie di bottiglie. Etichette bianche. Linee nere un po’ malferme.
Nadja, 15/11/03. Markus, 25/02/18. Riccardo, 31/10/52.
Istintivamente sfioro l’anta con la mano.
“Cerca qualcosa?”
Mi volto. Lo sguardo del vecchio mi trafigge per la seconda volta.
Sorrido per rabbonirlo.
“Cosa sono?”, domando, indicando le bottiglie.
“Ci vede, vero? Bottiglie.”
Cazzo, simpatico il nonno.
“Sì, certo. Ma che vino è? Si può assaggiare qualcosa?”
Il vecchio mi guarda. Io guardo il vecchio.
Lui si gira verso la credenza. Mi guarda di nuovo, poi apre l’anta. Prende una bottiglia.
Arisa, 15/04/78.
La appoggia sul piano della credenza e prende un bicchiere. Da una tasca dei pantaloni estrae un cavatappi. Apre la bottiglia. Versa un po’ di vino nel bicchiere. Lascia il bicchiere sul piano della credenza.
Mi avvicino. Prendo lo stelo del bicchiere.
Parrebbe un rosso, anche se non ci giurerei. Qui dentro si vede poco o nulla.
Faccio ruotare il calice. Lo avvicino al naso.
Fiori: margherite. Fiori: altri fiori. Fiori d’arancio, forse.
Inspiro il vino in bocca. Lo ingoio.
“Panna, sa di panna montata e bignè!”, esclamo.
Guardo il vecchio. Il vecchio mi guarda dritto negli occhi.
“Sembra di mangiare una Saint’Honoré”, aggiungo. Molto strano.
“Si può provare altro?”, domando.
Il vecchio mi guarda. Si gira verso la credenza. Prende un’altra bottiglia
Marcelo, 18/07/36.
Stesso rituale. Il calice ruota. Il vino segue il suo movimento. Poi all’improvviso si increspa senza che io faccia nulla. Sento sulla mano che regge il calice quel fremito oscuro che ha agitato il vino.
Porto il vino alle labbra. Lo sputo.
“Cazzo, sa di sangue!”
“Sangue”, ripete lui calmo.
Guarda oltre le mie spalle.
“Sangue, polvere da sparo, zolfo, sudore, terra.”
Il vecchio ha ragione. Guardo il vino che ancora ondeggia nel bicchiere.
Mi sono rimasti sulla lingua il sangue, lo zolfo, la polvere.
“E quella?” domando, indicando un'altra bottiglia.
Masha, 25/03/42.
Mi piace, il nome.
“Posso provare quella?”
“No, questa no. Non ancora.”, replica. “Non è ancora il suo momento.”
Il vecchio scruta la fila di bottiglie, poi le sue dita si soffermano su una Erik, 09/07/93.
La apre.
Vernice. Acquaragia. Tempera. Carboncino.
“Ma che roba è, questa?”, esclamo.
Il vecchio guarda oltre le mie spalle.
“Arisa”, sussurra, infine. “Indossava un abito di seta avorio. Un velo di pizzo. Teneva un bouquet di margherite tra le mani. I suoi capelli. Profumavano di fiori d’arancio.”
Oddio.
Questo è pazzo.
Meglio che me ne vada. Devo uscire di qui. Prendiamo il barolo e filiamocela.
Anzi, vaffanculo anche al barolo.
Se resto qui, questo è capace di mettermi a fermentare nell’uva con gli altri cadaveri.
Voglio andarmene, ma il vecchio sta proprio tra me e l’uscita.
“Guerra di Spagna”, continua il vecchio. “Aveva 17 anni, Marcelo. E’ bastato un colpo. Uno solo. Il 19 luglio per lui, non c’è mai stato. Erik. Quando ha compiuto due anni, suo padre gli ha regalato una scatola di pastelli. A 26 anni, espone le sue opere al Moma di New York.”
Il vecchio torna a guardarmi
Non fargli vedere che hai paura.
Respira, tranquillo, respira. Stare calmi. Mantenere la calma.
“Tenga, questa è per lei.”
Il vecchio mi porge una bottiglia. Quando l’ha presa dalla credenza?
“Cos’è?”, balbetto.
“La prenda.”
La prendo. E’ leggera. E’ vuota. Etichetta bianca. Linee nere un po’ malferme: Mauro, 15/06/10.
Oggi.
Guardo il vecchio.
“Che cos’è, questa?
Il vecchio mi guarda dritto negli occhi.
“Questa è la sua.”
Guardo l’etichetta. Poi, guardo di nuovo il vignaiolo.
Solo in quel momento mi accorgo del profumo. Lievito. Sole. Erba. Uva.
“Le va di vedere la vigna?”
Appoggio la bottiglia sul piano della credenza.

martedì 11 ottobre 2011

Le mani in pasta a Villa Petriolo!



“Ciò che dobbiamo imparare a fare, lo impariamo facendo”.

Aristotele

Mai massima è stata più vera. Occorre sperimentare per imparare veramente. Perciò, si impara a fare il pane…mettendo le mani in pasta!
Acqua, farina, lievito e tanta curiosità, gli ingredienti. Come si passa dalla spiga alla pagnotta? Andrea, il mago-fornaio di Villa Petriolo, questa mattina lo ha raccontato ai bambini della Scuola d’Infanzia di Lazzeretto, nel Comune di Cerreto Guidi, in visita didattica a Villa Petriolo per il laboratorio BRICIOLE DI PANE (inserito nel progetto del Circondario Empolese-Valdelsa LA FATTORIA DELLA CULTURA, patrocinato dalla Regione Toscana).

Questi i nostri obiettivi. Una conoscenza approssimativa degli alimenti pregiudica la salute dell’individuo e l’equilibrio della natura. Far conoscere ai bambini i processi produttivi dei cibi che consumiamo garantisce, domani, gesti consapevoli nel tutelare il valore alimentare, sociale ed ecologico del cibo. Dalla terra alla tavola, per un importante contributo alla valorizzazione del territorio ed alla formazione di consumatori più coscienti.





E’ la storia della pazienza, quella che conduce il contadino ad aspettare per lunghi mesi che il grano sia maturo per raccoglierlo e portarlo al mulino, dove si macina e si affida al fornaio, che ne farà tante belle pagnottelle con cui arricchire le nostre merende. Ma raccontarla è una cosa, provarla un’altra. Dopo aver impastato il necessario, a scuola di pazienza. Il lievito, anche questo importante ingrediente, ha bisogno di tempo per avverare la sua magia…





E come impiegare il tempo dell’attesa se non andando alla scoperta di altri due importanti alimenti da sempre sulle nostre tavole insieme al pane? Il vino e l’olio vantano una lunga tradizione in Toscana, una sapienza agricola che ha reso questi due prodotti della terra elemento di forte connotazione per il nostro territorio del Montalbano.




Il giro in vigna, in una bella giornata di sole che ha rischiarato i sorrisi di tutti, ha consentito ai bambini di apprendere che su queste colline, cinque milioni di anni fa, ondeggiava il mare. Oggi restano le conchiglie a ricordarci questo lontano passato: i “nicchi”, come li definiva Leonardo Da Vinci che su questi colli ha trascorso la fanciullezza, conferiscono al vino di Villa Petriolo una finezza speciale.




Mentre il pane cuoce nel forno a legna, si è fatta ora di pranzo: il pic-nic sulle coperte, su cui sono sistemati tanti cuscini multicolor - terminato in bellezza con la schiacciata dolce con l'uva - e due corse sul prato nutrono l'attesa.



Il lavoro è ultimato! Tante calde pagnotte da portare a casa come trofeo e il meritato diploma di "Quasi fornaio" ad ogni bambino chiudono questa splendida giornata a Villa Petriolo, ricordandoci che l'educazione alimentare degli adulti passa anche da una corretta e coinvolgente conoscenza del territorio sin da da piccoli...



Grazie alle meravigliose maestre della Scuola d'Infanzia di Lazzeretto e a tutti i nostri piccoli, ma eccezionali, "quasi fornai"!

lunedì 10 ottobre 2011

Concorso enogastronomico con degustazione di piatti a base di tartufo a San Miniato. Il 16 ottobre



E' il tartufo, considerato per secoli un frutto proibito, dall’origine misteriosa. Ci fu chi lo identificò come uno strano connubio tra folgori, uragani, calore, nevi; chi lo ha creduto figlio di divinità, avvalorando la leggenda che lo voleva nato dalla saetta di Giove; chi asserì che fosse organo di riproduzione di insetti e chi lo classificò perfino tra i minerali.In tempi di stregonerie e di magie il mistero divenne sempre più fitto e i tartufi furono considerati frutti di diaboliche alchimie e cibo delle streghe. In realtà, sono prodotti dalla magia della terra, un miracolo della natura: abbracciano e avviluppano le radici degli alberi con un intreccio di filamenti, stabilendo con essi una simbiosi dalla quale tutti traggono vantaggio.
Certo è che il tartufo di San Miniato è un autentico incanto. Per il palato.

E domenica 16 ottobre San Miniato celebrerà il suo prodotto più pregiato con una nuova iniziativa: il primo concorso enogastronomico nato per promuovere la ristorazione d’eccellenza del territorio. Presso l’Auditorium di San Martino, organizzata dall’Associazione Ristoratori Sanminiatesi con il patrocinio del Comune di San Miniato e in collaborazione con San Miniato Promozione, Associazione Vignaioli di San Miniato, Condotta Slow Food di San Miniato, Associazione Colli di San Miniato e Commercianti di Tartufo di San Miniato, si svolgerà una vera e propria “Rassegna della Ristorazione Sanminiatese”.

Momento clou una vera sfida tra chef, provenienti dai rispettivi ristoranti: Antico Ristoro Le Colombaie, Papaveri e Papere, Il Convio, Pepenero, Collebrunacchi, Fontevivo, Ristorante Fidelia, Locanda San Lorenzo, L’Upupa, Podere del Grillo con lo scopo di sostenere il territorio con le sue produzioni.

I ristoratori, per l’occasione sei, si cimenteranno nella preparazione di pietanze al tartufo bianco delle colline sanminiatesi, prodotto d’eccellenza e da sempre testimonial per la promozione di San Miniato.

“I concorrenti, ristoratori del Comune di San Miniato, dovranno attenersi rigorosamente al tema del concorso presentando una ricetta (antipasto, primo, secondo o dessert ) contenente tra gli ingredienti il tartufo bianco delle colline sanminiatesi. Al piatto inoltre sarà abbinato un vino del comune di San Miniato. Una giuria specializzata, composta dalle migliori firme dell’enogastronomia nazionale e internazionale, decreterà il vincitore. I giurati sono i giornalisti Stefano Tesi, Carlo Macchi, Roberto Giuliani, Kyle Phillips e Pasquale Porcelli e il Sommelier Fisar Claudia Marinelli. La ricetta sarà realizzata e presentata in 6 piccoli assaggi per valutare il piatto dal punto di vista organolettico (profumo, sapore, gusto) oltre a 6 calici di vino per valutarne l’abbinamento. I giurati saranno chiamati a premiare il piatto del ristorante che meglio interpreta il territorio”.

venerdì 7 ottobre 2011

Lasciamoci trasportare. Dal vino. Cerimonia di premiazione di WINE ON THE ROAD, concorso letterario 2011 di Villa Petriolo


"Oh, quest'occhio ebbro
che in questi stessi luoghi va errando
e su di noi insieme posa
talvolta lo sguardo e si stupisce".

Paul Celan, "La china", in "Di soglia in soglia" (1955)


Wine on the road celebra i vincitori del concorso letterario di Villa Petriolo con la cerimonia di premiazione “Tra la coppa e il labbro”!



Nelle intenzioni di questa edizione 2011, il vino diventa uno straordinario viatico per partire alla scoperta di posti nuovi, luoghi del cuore e dell’immaginazione. Per noi, un percorso avvincente leggere i racconti che via via sono giunti da tutta Italia, e anche oltre, a Cerreto Guidi. I taccuini di viaggio dei nostri autori ci hanno condotto per tutto il mondo, un mondo tinto di vino. Tra la coppa e il labbro, allora, passano amori, promesse, ricordi, intuizioni, imprevisti, incontri e scontri. Nel vino dei racconti vincitori le rotte si incrociano e si definisce il bordo della vita. Si guarda con occhi nuovi e nuovi occhi guardano noi. E’ il bello del viaggio.






Lasciamoci trasportare. Con ogni mezzo.



Cocenti razzi del sole (Leonardo Da Vinci) promettono una bella giornata.


Sulle labbra. La parola germoglia.



Argento e vino, ragione e sentimento.
Sarà la storica azienda fiorentina Brandimarte, che realizza artigianalmente oggetti in argento cesellato e sbalzato ammirati in tutto il mondo, ad accompagnare la nostra cerimonia di premiazione. L’argento è da vivere: cucinare nell’argento e gustare la fragranza di un buon vino in un bicchiere d’argento può diventare un' esperienza unica. Sul palco di "Wine on the road" l’anima di Brandimarte, Bianca Guscelli. Brandimarte ha realizzato per Villa Petriolo tre calici in argento cesellato da donare agli autori dei primi racconti classificati. Un regalo meraviglioso che unisce la passione per il vino a quella per l’argento, nel segno dell’emozione e dell’eleganza.


Una reverenza al cielo prima di partire.


Ai vincitori. Che possiate sempre "bere alla coppa d’un fiato…"

A Sandro Bozzolo, giovane autore di documentari di Cuneo, il primo premio di Wine on the road. Il giurato Massimo Roscia, scrittore e redattore della bella rivista “Turismo culturale”, ci racconta “Canela”: “E’ una supernova che esplode la sua carica di ricordi, evocazioni/rievocazioni, carezze dell'anima e per l'anima, piccoli distillati di sentimenti. E' tutto lì: nella ricerca del cielo, nella terra “che è stata il mio assoluto”, in quella "vecchia contadina che racconta una storia senza parlare", in quella casa "tempio ai santi semplici, alla religione del quotidiano", in quei due vecchi che erano “vino vero”, in quelle lacrime che hanno bagnato la zappa e “passando attraverso la terra si sono trasformate in vino”. Il bagliore concentrato della stella, in due pagine, viene inghiottito dal buio. E ci si ritrova sulla cima della montagna, soli”.

Seconda classificata è Cristina Trinci, di Castelfiorentino: l’autrice, nel racconto “Non per questo sparisce”, ha scelto la strada più difficile (un attacco lirico, l’introspezione e lo sviluppo psicologico prima ancora che una storia vera e propria si delinei), percorrendola però con sapienza fino all’incontro con il coprotagonista (il cameriere). Anche il loro dialogo è felice: efficace ed evocativo.
Il racconto di Cristina nelle parole degli scrittori Luca Ragagnin ed Enrico Remmert, autori del libro di successo, recensito anche dal grande Gino Veronelli, “Elogio della sbronza consapevole”.

Al terzo posto di Wine on the road si classifica “Nonno Goan”, scritto da Ludovica Mazzuccato, di Ferrara. Il racconto di Ludovica nelle parole di Michèle Shah, giornalista enogastronomica di numerose riviste di settore tra cui Wine Spectator: ”Viaggio di nonno e nipote, due epoche e due mondi diversi che verranno uniti dalla magia della terra e del vino, riscoperti e ravvivati dalle nuove generazioni di viticoltori che sanno coniugare la tradizione col mondo contemporaneo, ricreandola e celebrandola ad ogni vendemmia”.

Caterina Gherardini, accompagnata a Villa Petriolo dal professor Maurizio Poli e dalla Direttrice dell’Istituto Enriques di Castelfiorentino, è la vincitrice della sezione speciale, riservata agli studenti, “Il vino dell’amicizia”, con il racconto “Quattro amiche di giusta annata”.



I monumenti di zucchero di Stefano Fantozzi.
La cerimonia di premiazione di “Wine on the road” è impreziosita dalle opere del cuoco storico del Conventino di Tre Colli (Calci, Pisa), Stefano Fantozzi, reduce dal concorso internazionale che si è recentemente svolto a Marina di Carrara, dove è stato incoronato “Pasticcere d’Italia 2011”. Per il pranzo a Villa Petriolo, un’inedita scultura di zucchero, creata apposta per Wine on the road, e tartufi di cioccolato.



Ristoro, a cura dello chef Stefano Pianciaroli.
Dopo l’antipasto a pic-nic, tappa per il pranzo del viaggio di "Wine on the road". La cerimonia di premiazione di Villa Petriolo vede la generosa partecipazione del giovane chef Stefano Pinciaroli, patron di PS Ristorante a Cerreto Guidi.Le sue creazioni, i gustosi piatti della “cucina del Pincia”, a rifocillarci.


Sempre in moto.
Giampaolo Gravina, Massimo Roscia, Luca Ragagnin.



Nella coppa. Magnum di Rosae MnemoSis 2009 di Villa Petriolo, "Chianti dell'anno" per la Guida dell'Espresso 2012.


Protettori del viaggio di "Wine on the road".
Dall'alto a sinistra: il Sindaco del Comune di Cerreto Guidi Carlo Tempesti, il Direttore del Circondario Empolese-Valdelsa Alfiero Ciampolini, l’Assessore dall’Agricoltura della Provincia di Firenze Pietro Roselli, la giornalista Francesca Pinochi, Diletta Lavoratorini, curatrice del progetto del concorso letterario di Villa Petriolo. E grazie a Luciano Pallini, responsabile dell’Associazione Strada dell’olio e del vino del Montalbano Le colline di Leonardo.



Fiasco, passato e futuro.
Alessandra e Simona interpretano la tradizione toscana.



Il sole tramonta. Il viaggio, domani, continua. Direzione Sicilia.

La Nazione - 07 10 2011 _ "Percorsi Di Vino Da Villa Petriolo" Di Francesca Cavini_ Il concorso letterario ...

Ringraziamo di cuore:

tutti i componenti della giuria: il Presidente Enrico Ghezzi, critico cinematografico, le giornaliste enogastronomiche Daniela Scrobogna di Bibenda e Michèle Shah di numerose riviste di settore tra cui Wine Spectator, il degustatore e giornalista della Guida ai Vini d'Italia de L'Espresso Giampaolo Gravina, gli scrittori Luca Ragagnin, Enrico Remmert e Massimo Roscia, il giornalista del Corriere della Sera Edaordo Vigna, l'agronomo-enologo Federico Curtaz, Carlo Tempesti, Sindaco di Cerreto Guidi, Andrea Ulivi, editore e Vicepresidente della Fondazione Andreij Tarkovskij di Firenze;

la Regione Toscana, il Comune di Cerreto Guidi, il Circondario Empolese-Valdelsa, l'Associazione Le Terre del Rinascimento, l' Associazione Nazionale Città del vino, Fondazione CittàItalia, Dimore Storiche sezione Toscana, Associazione Italiana Sommeliers Toscana, Associazione Strada dell’olio e del vino del Montalbano Le colline di Leonardo, Camera di Commercio di Firenze, Istituto Superiore Statale Federigo Enriques di Castelfiorentino (FI), casa editrice ETS di Pisa;

la storica azienda fiorentina di argenteria Brandimarte (www.brandimarte.com), il “pasticcere d’Italia 2011” Stefano Fantozzi e lo chef Stefano Pinciaroli di PS Ristorante a Cerreto Guidi (www.ps-ristorante.it), Domina Multimedia Agency (www.dominamultimedia.net), Vespa Club di Empoli;

la giornalista Francesca Pinochi, gli attori Nicoletta M. Loisi e Andrea Vagnoli.

Grazie a tutti i sostenitori, gli autori, le redazioni (su tutte, Francesca Cavini de La Nazione di Empoli e Francesca Lucchese di Enocentrica), i fotografi, gli appassionati di vino e parole, gli amici di Villa Petriolo intervenuti alla cerimonia di Wine on the road.