domenica 18 marzo 2012
sabato 17 marzo 2012
I vigneti di Villa Petriolo
_Vigneti di Villa Petriolo a Cerreto Guidi_
I vigneti di Villa Petriolo sono collocati sulla fascia collinare che dalla periferia di Firenze degrada verso Ovest in direzione del mar Tirreno. I suoli sono caratterizzati da una presenza importante di sabbia “pliocenica” spesso miscelata con argille e limo. In molte chiazze affiorano abbondanti sedimentazioni di molluschi a testimonianza dell’origine geologica della zona.
I vigneti sono collocati nei versanti collinari maggiormente soleggiati con una esposizione che va da Sud/Est a Ovest e quindi nelle posizioni migliori per lo sfruttamento dell’energia derivante dall’irraggiamento solare.
Il sesto di impianto è mediamente fitto con 5200 piante ad ettaro coltivate a cordone speronato; la spalliera è costituita da pali di mezzeria in metallo (in parte legno) sui quali sono state sistemate oltre al primo filo tre coppie di fili molto funzionali per la sistemazione della vegetazione nel periodo estivo. I pali di testata sono di legno e di grandi dimensioni in grado quindi di sopportare il peso della vegetazione. Ogni pianta è stata legata ad un tutore metallico allo scopo di riuscire a garantire una crescita regolare e perfettamente verticale per agevolare le operazioni meccaniche nel sottofila.
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venerdì 16 marzo 2012
giovedì 15 marzo 2012
mercoledì 14 marzo 2012
Una strada del tartufo per la Toscana. Sabato 17 marzo la tavola rotonda a San Miniato
_San Miniato vista dalle colline di Cerreto Guidi_
Una promettente iniziativa per la valorizzaione di tutto il comparto agroalimentare d'eccellenza toscano sta per prendere il via...
Dal CS dell'Ufficio stampa del Comune di San Miniato:
"Il Tartufo e la Toscana sono due brand tra i più efficaci del mondo, ma fino ad oggi sono stati poco sfruttati in maniera combinata.
Il Tartufo e la Toscana uniti in una comunicazione promozionale dei territori ove si trova il prezioso tubero, potrebbero rappresentare l’arma per superare altre realtà del territorio nazionale, che meglio di San Miniato e le altre Città del Tartufo della Toscana, sono state capaci di farsi conoscere attraverso questa risorsa. “Per questo motivo - dichiara l’assessore al turismo Giacomo Gozzini – mi sono fatto promotore, in collaborazione con San Miniato Promozione e l’Associazione Giuseppe Gori, di una tavola rotonda per discutere dell’opportunità di pensare ad un progetto di livello regionale per la valorizzazione dei territori tartufigeni della Toscana. Il modello della Strada può essere una opportunità, ma nella discussione potrebbero emergere anche proposte più innovative. Quello che interessa in questo momento è creare una sinergia nel mondo del tartufo della nostra Regione in modo da sfruttare il valore della Toscana per superare i nostri competitori nazionali su questo terreno”.
Questa iniziativa si colloca in un contesto di fermento e rinnovata attenzione nei confronti del mondo tartufo. L’assessorato regionale, guidato da Gianni Salvadori, infatti ha già organizzato iniziative per la valorizzazione del prodotto e dei territori a vocazione tartufigena.
L’appuntamento è previsto per sabato 17 marzo alle ore 17 presso il centro congressi dell’Hotel Villa Sonnino e si inserisce nell’ambito della programmazione della Mostra Mercato del Tartufo mazuolo a Cigoli ( 17 e 18 marzo).
Interverranno Gianni Salvadori, Assessore all’agricoltura della Regione Toscana, Giancarlo Picchiarelli, Presidente dell’Associazione Nazionale delle Città del Tartufo e Mauro Marconcini, Presidente della Federazione delle Strade del vino, olio e sapori di Toscana. Il coordinamento è affidato al Presidente della neonata Associazione della stampa enogastroagroalimentare toscana, Stefano Tesi".
martedì 13 marzo 2012
“I. A. : Una strana vicenda!” di Chiara Corsinovi per WINE ON THE ROAD, concorso letterario 2011 di Villa Petriolo

Chiara Corsinovi è nata nel 1994 a Empoli ed abita a Cerreto Guidi (FI).
Ha partecipato al concorso letterario 2011 di Villa Petriolo “Wine on the road” col racconto “I. A. : Una strana vicenda!”.
Racconto “I. A. : Una strana vicenda!” di Chiara Corsinovi
Eccomi qua! Mi ritrovo in un posto lontano da tutto e da tutti e come se non bastasse sono sposato con una che neanche conosco! Secondo me è stato un matrimonio combinato oppure ero veramente fuori di me perché non mi ricordo assolutamente niente!
Un tempo vivevo in una bellissima campagna Americana insieme ai miei genitori e parenti, stavo benissimo!
Non mi mancava veramente niente, ottima anche la salute, infatti io e i miei facevamo parte dei pochi che non sono stati colpiti da quella strana malattia che in altri paesi so che ha fatto strage, la Fillossera; io non ho mai preso nessuna medicina, mai fatto nessun vaccino, mi sono sempre trovato bene, infatti penso che talvolta siano proprio i farmaci che ci fanno ammalare.
Comunque, dicevo, stavo veramente bene in America! Era pieno di verde intorno a me, ovunque mi giravo vedevo campagne e qualche stradina dove di tanto in tanto passavano macchine e alcuni si fermavano, facevano i loro comodi e ripartivano.
Passavo le giornate insieme ai miei genitori ed ai miei infiniti nipoti che però dopo poco tempo andavano via su delle macchine tutte strane e sinceramente mi sono sempre chiesto dove andassero, desidererei tanto andarci un giorno perché presumo sia un bellissimo posto dal quale non andresti mai via, qualcosa tipo il paradiso terrestre dato che loro poi non tornavano mai!
Vivevo una vita monotona e tranquilla ed a me andava più che bene dato che sono parecchio sfaticato! Mi svegliavo e mi addormentavo con il sole, durante il giorno mi abbronzavo e mangiavo senza fare mai niente, libero da tutto e da tutti!
Vivevo una vita veramente invidiabile ed ora mi ritrovo con accanto una tipa strana, mi somiglia un po’ però si vede che non è Americana, non so precisamente di dove sia, lei parla una lingua per me incomprensibile, piena di suoni che finiscono in vocali, io non la capisco, ma dovrò imparare a capire quel che dice! Non posso mica sempre stare zitto! A quanto vedo sono in un’altra campagna, c’è sempre tanta vegetazione intorno a me, però ci sono anche delle costruzioni che sembrano delle insulae dell’Antica Roma, tutti stretti stretti di lato, ma proporzionalmente parlando, con molto spazio sia davanti che dietro tra una insula e l’altra. Che cosa strana!
Sono ormai trascorsi dei mesi e ho imparato un po’ la lingua. So che mi trovo in un paese chiamato Toscana, in Italia, un posto a me sin’ora sconosciuto che però tutto sommato non è così male! C’è sempre il sole da queste parti perché mi trovo verso Sud-Est, ed è molto simile a casa mia negli aspetti geografici e culturali, infatti, anche qui i nipoti se ne vanno presto e continuo a non sapere dove siano diretti! Ho provato un po’ ad informarmi, ma a quanto pare nessuno lo sa, nemmeno loro, sanno solo che ad un certo punto della loro vita devono andare via e come me sperano di andare in un posto fantastico!
Io e mia moglie ormai stiamo davvero bene insieme, ormai siamo una cosa sola e tra poco mi sa tanto che diventerò pure padre! Che bella notizia, anche se mi infastidisce il fatto che i miei figli se ne andranno prima o poi in un posto così misterioso che io non lo vedrò mai…
Per ora abito ancora ai piani inferiori, ma mi hanno detto che poi mi trasferiranno ai piani alti quando mi sarò integrato meglio perché a quanto ho capito i nuovi arrivati stanno in basso e piano piano salgono in alto fino all’ultimo piano. Vivo la stessa vita di prima, mi alzo e mi addormento con il sole e non faccio niente tutto il giorno se non mangiare e prendere il sole! Qui c’è più vita rispetto a casa mia, vedo molte più persone passare da queste parti, che costruiscono e ristrutturano le insulae. Evidentemente ci saranno dei nuovi arrivi, comunque sia per ora mi trovo veramente bene anche se non posso negare che ogni tanto mi ricapita di pensare al passato e cerco di ricordare come sia finito qui, non che possa lamentarmi anche perché, come ho già detto, vivo praticamente come prima, però sono curioso! Mi ricordo che mi ero alzato all’alba come sempre e stavo mangiando, vidi una macchina fermarsi a bordo strada, ma non ci feci tanto caso perché in quell’ultimo periodo di tempo si fermavano sempre più spesso, ma ad un certo punto ho sentito una strana sensazione provenire dal basso, qualcosa simile ad un prurito che però poi mi ha fatto un po’ malino perché bruciava, così sono svenuto e mi sono risvegliato qui! Purtroppo anche se mi sforzo di ricordare, non mi viene a mente altro!
Comunque che maleducato che sono, non mi sono neanche presentato, piacere, Innesto Americano!
lunedì 12 marzo 2012
Nasce “ON WINE”, trasmissione WEBRADIO 8-RADIORAI

Il 9 marzo si è inaugurata “On Wine”, nuova trasmissione di Webradio 8 - RadioRai targata WineNews: ogni venerdì alle ore 14,00 (e in replica il lunedì alle 15,30 e il martedì alle 18,00).
I pezzi musicali sono a tema enogastronomico, con autentiche “chicche eno-musicali”.
“Diamo il benvenuto all’ultima nata di una serie di trasmissioni in onda su RadioRai, a partire dalla capostipite “Decanter” su Radio2 - sottolinea il direttore di RadioRai Bruno Socillo - dove si concretizza l’impegno del servizio pubblico per una corretta informazione enologica, per salvaguardare la salute degli ascoltatori, far conoscere e difendere la qualità del made in Italy, preservando la nostra tradizione in campo enologico, insieme con WineNews, che da anni affronta gli stessi temi via web, e con cui la collaborazione si fa più feconda. Il messaggio che vogliamo trasmettere agli ascoltatori è: mangiare e bere italiano, poco ma bene”.
In trenta minuti, le dinamiche sociali, di costume, di lifestyle ed economiche che ruotano attorno al mondo in continua evoluzione dell’enogastronomia, i modi e i luoghi di approccio e di consumo, i prodotti, i territori del Belpaese ed i loro protagonisti, ospitando on air ogni volta personaggi e opinion-maker che animano il variegato universo del wine & food: dalla rubrica “all news”, dedicata a tendenze, lifestyle, mercati e che anticipa voci, rumors, trend e movimenti delle aziende del vino e dell’agroalimentare, all’approfondimento del tema della settimana, di costume, di moda, di economia, legato al vino e al cibo e commentato insieme ad un ospite, dalla rubrica vini per consigliare ogni settimana un’etichetta diversa espressione di un territorio, raccontando quello che c’è dietro alla bottiglia, fino all’agenda degli eventi più curiosi ed interessanti da scoprire con un protagonista e promotore, e di cui prendere nota. Per capire e raccontare al meglio ad un pubblico, non necessariamente di esperti, questo settore e il suo valore culturale, sociale, economico, comunicativo ed evocativo.
(da WineNews)
www.wr8.rai.it
domenica 11 marzo 2012
Racconto “Cin! Cin!” di Silvia Scapinelli per WINE ON THE ROAD

Silvia Scapinelli ha partecipato al quinto concorso letterario di Villa Petriolo “Wine on the road” col racconto “Cin! Cin!”.
Silvia, di Bologna, scrive di sé: “Dopo una esperienza formativa in Spagna, di ritorno a Bologna mi sono laureata in lettere moderne (2005)”. Nel 2009 mi sono laureata in Sociologia con specialistica di due anni. Attualmente sono Responsabile di una Biblio Scientifica e studio Progetti Internaz.. Per alcuni anni ho pubblicato articoli a carattere culturale su quotidiani.
Nel 2011, per la prima volta, ho partecipato e vinto primo e secondo posto a tre concorsi letterari nazionali. Il mio sogno narrativo è poter scrivere di cibo e vino.
Racconto “Cin! Cin!” di Silvia Scapinelli
Cin! Cin!L’ultima delle quarantatre candeline sulla torta rimase ostinatamente accesa di fronte ai visi impietriti dei presenti. Pensai che fosse una casualità in piena sintonia con il periodo della mia vita: mia moglie mi aveva appena lasciato per un architetto danaroso. La notte la trascorrevo nel retro della mia enoteca che aveva subito un poderoso calo di clienti. La cantina era più svuotata di me, ormai avevo iniziato ad attingere alle prestigiose bottiglie d’annata. Alla luce di tutto questo come avrebbe potuto spegnersi l’ultima candelina? La guardai bruciare lentamente e quando spontaneamente la fiammella svanì espressi un desiderio: ritrovare la passione, provare ancora un fremito al cuore. E, quasi per miracolo, il desiderio si avverò.
Congedai i pochi amici e rimasi a fissare le botti. Pensai al vino come non facevo da molto tempo. Il vino maliardo che fece innamorare mia moglie ora me la toglieva. Mi aveva chiamato “ubriacone” e di fronte alla prospettiva di trascorrere il nostro anniversario per cantine mi congedò consigliandomi di andarci solo a percorrere i miei “itinerari dell’ebbrezza”. Lei voleva andare al mare e con la mia vigna mi ci potevo pure impiccare.
Qualcuno dei suoi preziosi suggerimenti lo seguii. Desideroso di dare una svolta alla mia vita partii per cantine con il mio vecchio Saab rosso, un po’ come in quel film Sideway con Paul Gaiamatti che vaga per le vigne della California.
Il mio pretesto divenne rifornire la mia enoteca con scelte studiate e personali in giro per l’Italia. Quello che la mia ormai ex moglie mai mi perdonò fu come potevo amare tanto quelle banali bottiglie e per anni cercò di distogliermi dal mio amore più schietto: il vino. Lei non poteva capire come il vino potesse nascere tra arte e mestiere, tra terra e cielo, tra antico e moderno, tra cuore e cervello. Assaporare, immaginare il vino e la sua narrazione è una storia intrisa di sensualità. Tanto è vero che nessun senso rimane a lui dispensato: vederne i riflessi, indovinarne il profumo, sentire il gorgoglio mentre si versa nel bicchiere, afferrare con stile il calice e infine gustarne sapore e sostanza. Il vino può lasciare macchie indelebili che non si cancellano né dagli abiti, né dall’anima. Tuttavia il vino non è solo questo. Il vino non è solo dionisiaca ebbrezza che rende vivi i viventi. Non è soltanto nume tutelare della perdita della ragione, della disinibizione che riconduce gli uomini al loro stato primordiale facendoli ballare e cadere nell’esaltazione parossistica fino all’orgia dei sensi. Nella storia della vita del vino c’è molto più di apollineo di ciò che si può credere. I grappoli di uva lambiti dal sole, la raccolta, la pigiatura, l’imbottigliamento, l’etichettatura sono vicende di ordine, armonia ed equilibrio. Il vino può avere un corpo fermo e autorevole come un tronco secolare che racconta di vento ancora ardente.
Mia moglie mi lasciò solo con le mie poche e maledette bottiglie e io, per obliare il dolore, iniziai a flirtare con le cantine italiane. Don Giovanni della vite dopo averne amata una mi dedicavo a un’altra dimenticando presto la nostalgia.
Ogni cantina mi elargiva qualcosa. Lo spazio sapiente e ancestrale che ospita la poesia del liquido inebriante, l’odore umido e basico delle pareti mi penetrava nelle ossa come un tuffo al cuore irrazionale. Se fossi stato un pittore sarei stato Burri e avrei dipinto le muffe porose della cantina. La freschezza delle mura mi invitavano a carezzarle con tutto il palmo della mano o sovrapporvi le labbra desideroso di stringere un contatto più intimo.
Ogni vigna mi offriva qualcosa. Sfogliando il mio taccuino di allora rivivo i profumi e i sapori dalle Alpi ai monti Nebrodi.
Rivedo le imperanti cime dolomitiche che poggiano su verdi declivi di meli e vite. Essi si stagliano a filari ordinati e taciturni come i loro vignaiuoli avvezzi alla solitudine montana. Le loro cantine sono accurati scrigni di vini bianchi e profumati di chiodi di garofano, rosa e frutta secca. Salto alcune pagine e mi ritrovo tra la val di Greve e la val di Pesa, tra campi di girasole e snelli cipressi guardiani di cascine senza tempo dove si profilano le vigne del Chianti. Gli ultimi giorni di Agosto, quando l’estate è ormai una abitudine e profuma di foglie di fico e terra bruciata dal sole, le vigne del Chianti sono appesantite da opulenti grappoli bruni. Quando il vino Chianti viene versato nel bicchiere per essere assaporato, il calice deve essere ampio e capiente come il vaso per le peonie, e il vino si deposita laggiù nel fondo del bicchiere per respirare comodamente all’aperto e a pieni polmoni come per liberarsi da una interminabile costrizione in bottiglia. Colore e profumo si eguagliano: viola, ciliegia e frutti di bosco. Piroettando il bicchiere con maestria l’aroma sale fino al cielo e tinge il bicchiere di ampi archi intrecciati.
Alcuni cibi creano con il vino legami inscindibili: la piadina non si ingolla senza uno “schioppetto” di Sangiovese. La Romagna, che è simpatia, produce questo vino che è esuberanza e profumo di gioventù. Il Sangiovese è una bacca rossa che spunta tra l’azzurro dell’Adriatico e i dolci rilievi romagnoli. Ogni cascina che si rispetta produce qualche litro di Sangiovese e tra Sant’Arcangelo e Bertinoro ci sono più vigneti e cantine che cespugli. Ma un altro matrimonio d’amore tra cibo e buon bere è anche: porchetta e vino dei Castelli romani. Quando le domeniche di primavera Roma si affolla di turisti stranieri che si rinfrescano nelle fontane del Bernini, il romano possiede un asso nella manica: scappare a Marino e fermarsi tra i freschi colli a farsi porchetta e Frascati. Il colore del vino dei castelli è dorato e lucente e il sapore di acacia matura e gelsomino, un fruttato di pesca e pera decana è perfetto per la delicata sapidità della porchetta steccata con la salvia. Scorro rapidamente le pagine fino in fondo al taccuino. Le tappe finali: i due apici del sud Italia bagnati dal mare: Sardegna e Sicilia. Là dove il mare è prigione e libertà c’è una Sardegna meno nota, ben lungi dalla mondana Porto Cervo: il Sulcis e le isole di San Pietro e Sant’Antioco. Lo sguardo sconfina tra paesaggi selvaggi e in strade che si perdono nella macchia mediterranea. Pietre brune, rosse e a volte viola calano a picco sul mare verde smeraldo. Sulle alte dune di sabbia adamantina germogliano fragili gigli di mare e dalla terra madre fatta di sabbia nasce la bassa vigna odorosa. Lì tra il Pan di Zucchero e sant’Anna Arresi vive un vino cupo ma pieno di doti: scuro è il vino, scurissime le bottiglie dove viene conservato. Esse sono ombrose come le femmine sarde con i loro vestiti di nozze mauritane: austere, belle e semplicemente eleganti. Sono avvolte da un mistero come un battito di lunghe ciglia nere o come le spalle delle giovani donne coperte da scialli di seta finemente ricamati che chiamano ”su sciallinu e’sera”.
Ancora più giù emerge uno dei cinque sensi dell’Italia o per dirla con versi di Goethe:” L’Italia senza la Sicilia non lascia immagini nello spirito: la Sicilia è la chiave di tutto”. Difficile cogliere cosa renda tanto magica la Sicilia. Probabilmente è un alchimia perfetta fatta di colori, personalità, fragranze. La Sicilia costringe a rallentare la vita che diviene più molle, più dolce. Dolce come l’effluvio delle albicocche, del miele e dei fichi secchi racchiusi nel calice nel passito di Pantelleria. Ambrosia degli Dei. E’ un nettare dai riflessi ambrati un raggio di sole al tramonto riflesso nei bruni e birbanti occhi dell’isolano. Nemmeno Ulisse seppe resistere al secondo calice.
Quanti ricordi emergono ancora nella mia mente legati a terra e vigna, ma non posso restare ancora qui a fantasticare di gusto sul mio taccuino… devo ancora iniziare a stappare e godere della mia ritrovata passione. Ho perso la moglie ma “on the road” ho ritrovato la mia vecchia ma sempre nuova amante…oh dolce Vigna. Grazie a lei la mia enoteca è di nuovo in trepida attesa di diletto..Cin Cin!
sabato 10 marzo 2012
FOR ANLAIDS NEVER FORGET

Campagna "Never Forget" di sensibilizzazione su HIV e malattie sessualmente trasmittibili, a favore dell'Associazione Anlaids Onlus, Sezione Toscana.
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diVINamente Silvia
venerdì 9 marzo 2012
Il racconto "Appunti dal diario del viaggiatore misterioso" di Laura Appignanesi per WINE ON THE ROAD

Laura Appignanesi vive ad Ancona. Scrive da alcuni anni. E’ risultata vincitrice e finalista in numerosi concorsi letterari con racconti, poesie, testi per canzoni. Ha appena vinto il Primo premio del concorso nazionale Borghetto Santo Spirito 2011. E’ stata pubblicata in numerose antologie, riviste letterarie e siti web. Ha pubblicato la raccolta di racconti “Colori”, casa editrice PeQuod. Dipinge a olio e acquerello; si interessa di fotografia.
Per "Wine on the road", concorso letterario 2011 di Villa Petriolo, ha scritto il racconto "Appunti dal diario del viaggiatore misterioso".
Racconto "Appunti dal diario del viaggiatore misterioso" di Laura Appignanesi
Ho risalito strade abbracciate a colline assonnate, sono approdato a una casa di pietra, accoccolata nel verde e imbiancata dal sole. Una nuvoletta aggrappata al cielo azzurro ammiccava sorniona. Intorno, il rosso cangiante dei vigneti respirava al ritmo della brezza odorosa. Sono entrato in casa; la penombra levigava botti di rovere, castagno e noce. L’odore di vino era sedimentato sulle pareti e l’alito fresco di cantina aleggiava come il vento di un’ala.
Bel posto, mi sono detto, accomodandomi in un angolo discreto.
Improvvisamente è esplosa una voce robusta e squillante “Sveglia pigroni!”
“Chi è … che c’è … dormivo…” ha risposto una vocina suadente.
“Basta dormire, mi sto annoiando e ho voglia di divertirmi!” è intervenuta una vocetta vivace.
Io ascoltavo, ma non vedevo nessuno, me ne stavo appartato e nascosto.
La voce che aveva rotto il silenzio per prima ora tuonava “Non possiamo stare qui fermi per sempre, dobbiamo agire, con ardore e passione, il momento è arrivato, animo!”
“Aspettiamo ancora un poco, finché il tepore del giorno scivolerà sul bordo della sera” aveva replicato con tono delicatamente fruttato la seconda voce.
“La solita poetessa dall’animo etereo… non rimandiamo, bando agli indugi, vitalità ragazzi, il sole splende, andiamo!” era una nuova voce, gaia e cristallina, a parlare.
“Facciamo festa evviva, ora comincio!” aveva gridato qualcuno che sembrava molto giovane.
“Ohi novellino, dà retta ha chi è più invecchiato di te, prima dobbiamo ascoltare il parere di tutti” aveva commentato il primo oratore.
“Brunello, io ci sto: usciamo dal buio delle cantine, facciamo sentire la nostra voce viva!”
“Come sei frizzante oggi, si vede che sei appena arrivato dalla Valdichiana. Comunque sono d’accordo, è il momento giusto” era intervenuta una voce morbida e vellutata.
“Sì caro Chianti, facciamo vedere chi siamo, facciamoci conoscere, con la nostra personalità, il carattere, la forza d’animo, partiamo alla conquista del mondo” aveva asserito con fermezza una nuova voce, aggiungendo “tu Vinsanto, che sei il più saggio, cosa ne pensi?”
“Caro Sangiovese, sei stato persuasivo. Non possiamo restare chiusi in noi stessi; usciamo di qui, fuori da queste mura, oltre i confini tracciati dai tralci, aldilà dell’orizzonte disegnato dalla linea sinuosa delle colline. Dobbiamo aprire la mente e il cuore, per andare incontro al destino” Aveva affermato Vinsanto con le sue maniere amabili.
“Hai convinto anche me”, era intervenuta una voce fresca e acidula.
“Non siamo solo noi ad aver bisogno del mondo, è la gente del mondo che ha bisogno di noi, ci aspettano!” Aveva gridato felice il vino novello.
“Porteremo il sorriso, il calore, l’allegria” tornava a parlare la vinella delicata.
“Tutti d’accordo allora? Si va?” fremeva lo spumantino.
Un coro variegato di sì non lasciava dubbi, quindi Brunello aveva proclamato: “Pronti, partenza, via!”
Scoppiarono botti panciute, esplosero in frantumi le bottiglie, damigiane obese detonarono ad una ad una. Schegge di luce deflagrarono, legni pregiati schizzarono sulle pareti, mentre un tripudio di vino riempiva l’aria, colava sui muri, si riversava sul pavimento e confluiva in un fiume che straripava fuori dalla porta, riversandosi chiassoso per la campagna in mille rivoli allegri. Prorompeva una festa di luce, profumi, colori. Nell’aria cristalli di rubino e ambra, riflessi dorati e rosati, aromi intensi ed eterei, armonici e fruttati, freschi e roventi.
Brividi alcolici percorrevano la terra umida, il cielo divampava di luce.
La campagna, ebbra di gioia, erompeva nel giubilo dei sensi.
Questo è successo. Dovete credermi, perché io ero lì, acciambellato all’ombra del tornio, a guardare nella penombra con pupille feline, a leccare il pavimento con la ruvida lingua, a inebriarmi di profumi col mio olfatto di gatto.
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