sabato 15 novembre 2008

E’ la testa il luogo giusto per farci un’osteria. Da Burde.



E’ la testa il luogo giusto per farci un’osteria.
Alessandro Bergonzoni



Capita spesso di andare a cena fuori, per lavoro, piacere….Bene, venerdì 31 ottobre, per Halloween, ho potuto unire l’utile al dilettevole, gustandomi il menu di Burde, a Firenze. Ad accogliere me e mio marito Roberto, arrivati un po’ di corsa da precedenti impegni, il sommelier più informatico che ci sia, l’amico Andrea Gori, erede di un’esperienza nella ristorazione maturata da ben quattro generazioni.

Riporto integralmente la presentazione dell’Osteria Da Burde, perché merita assaggiare un po’ di sana fiorentinità.

Giuliano, Mario e Fabrizio Gori sono i re di questa antica, mitica trattoria che dal 1901 è punto obbligato per chi voglia gustare la cucina tradizionale toscana (regina ai fornelli è invece mamma Irene).Il cacciucco, il baccalà alla livornese, l'acquacotta alla maremmana, la pasta e fagioli, il farro, le zuppe, la pasta condita con lo squisito 'ragù scappato' (solo verdure e niente carne), lo stracotto, lo spezzatino (buonissimo quello di lonze), la medioevale torta di porri, gli arrosti, i bolliti e la bistecca.
"Burdèl" era il soprannome scherzoso con cui venivano chiamati un tempo i commercianti di maiali, tutti di origine romagnola. Uno di questi, fiorentinissimo, tal Barducci, fu l'iniziatore nel 1901 della fiaschetteria che fu detta appunto "Da Burde" e che allora si trovava in Via di Peretola. Il trasferimento definitivo nell'attuale Via Pistoiese avvenne nel 1927. A questo proposito c'è da raccontare quest'aneddoto: tutto era pronto per inaugurare la nuova sede il primo maggio ma il Maresciallo dei Carabinieri sconsigliò tale data per evitare fraintesi e fu così rimandato tutto al giorno dopo.
Il Barducci (che di nome faceva Egiziano) si imparentò poi con i Gori e nacque così la trattoria. Il nipote Turiddo Gori successe al primo Burde , ereditandone il soprannome. Con la moglie Irene, arrivata giovanissima a Firenze dalla natia Valdinievole, ha costituito per oltre sessant'anni il monumento vivente alla vocazione di oste. Solo da pochi anni la novantenne Irene non è più "regina" ai fornelli ma i figli Giuliano, Fabrizio e Mario sono ancora i "re" di questa antica bottega, dove all'origine si vendeva di tutto comprese le fruste e la biada per i cavalli e dove ancora oggi si continuano a vendere specialità gastronomiche come la soprassata o la finocchiona e a proporre i piatti della vera cucina casalinga fiorentina nel vero senso della parola, cioè come se si cucinasse ogni giorno per la famiglia.
Tante storie ci sarebbero da raccontare su questa trattoria a cominciare dalle riunioni di calcio mercato che vi si tenevano al tempo del secondo scudetto della Fiorentina (qui è stato tra l'altro trattato l'acquisto di Antognoni, qui Nereo Rocco, dopo aver gustato una buona bistecca, ha accettato di allenare i viola).
Uscendo non si può fare a meno di fermarsi in bottega e assaggiare un po' di quell'ottima finocchiona che insieme agli altri affettati e al Parmigiano è famosa a Firenze e non solo.

Da Burde i vini in degustazione per Halloween erano davvero “da paura”: Vive le France Vs Spagna, il tema della serata. Villa Paulus Poully Fumè 2004, Vouvray Moelleux (dolce) Clos Naudin 1995, Chateau La Louviere (Graves) rosso in magnum 1999, Chateau Priere Lichinie (Margaux) 1990 contro Lopez de Heredia Vinha Tondonia Bianco 1989 e Vinha Bosconia Gran Reserva Tinto 1987.

Il nostro menu: una squisita farinata gialla con cavolo nero per me, tipica minestra di pane toscana per Roberto, a seguire la ghiotta accoppiata pollo arrosto e patate per entrambi. Un divino Margaux AOC - Prieuré-Lichene – Cantenac Chateau Pieuré-Lichene 1990 (Caberrnet Sauvignon 64%, Merlot 30%, Cabernet franc 3%, Petit Verdot 3%) - ad innaffiare il tutto. Degustata anche una strepitosa annata ’89, dal finale infinitoooooooo...
Peccato non aver assaporato la schiacciata con l'uva più buona di Firenze...alla prossima non mancheremo!

Una serata deliziosa, con l’ospitalità, la competenza e la simpatia di Andrea a rendere l’osteria davvero un luogo della mente. E del cuore.

2 commenti:

Blog&Wine ha detto...

Be', per la schiacciata mi sono già prenotato per il 24 dopo la visita a Villa Petriolo... se volessi accompagnarci... ;-)
Due note: magari a Firenze, un po' lontano dalla Romagna (per il concetto di didtanza di un tempo), "bùrdel" indicava il mercante di maiali, ma in dialetto romagnolo "bùrdell/bùrdela" indica il ragazzotto/a, anzi, visto che il dialetto è lingua madre, quindi più precisa ed evocativa, indica il preadolescente, il bambino di 11-12 anni insomma...
Un tempo l'attaccamento dell'oste era molto diverso da oggi: vanto era poter mettere a pranzo tante persone e farle mangiare tutte bene... ne abbiamo parlato con Michele Marziani, che ha visitato molte trattorie lungo il Po per scrivere il suo libro e mi ha fatto ragionare su questo aspetto... Secondo me è interessante perchè questa logica ha conseguenze positive, perchè ti lega maggiormente al territorio, all'approvigionamento vicinale delle materie prime ed alla stagionalità... insomma, bravo il nostro Burde! ;-)
Ciao

Mirco

silvia ha detto...

ma che belli nostri dialetti, grazie! ci sentiamo per telefono, mirco, per il 24! un abbraccio