martedì 9 giugno 2009

Un attimo troppo speciale, di Ivana Gini


Si festeggia un attimo troppo speciale oggi, di Ivana Gini.
Ancora uno degli originali racconti segnalati al concorso letterario di Villa Petriolo 2009 S'IO FOSSI...VINO.

Tanti complimenti all'autrice da Villa Petriolo!


IVANA GINI è nata a Verona, dove risiede. Scrive di sé: “Nella mia prima vita ho insegnato italiano a orde di sconsiderati saggissimi adolescenti. Con i quali, invece, sarebbe stato più interessante parlare della vita e dei suoi misteri. Avrei imparato molto di più. Nella seconda vita, sono stata un’appassionata acquarellista e creatrice di tessuti. Nella terza, spero di scrivere. Ho scoperto che l’importante è divertirsi”.



Racconto UN ATTIMO TROPPO SPECIALE


L’Alfonso guidava da dio.
Un dito sul volante, e l’Automarket Salumi Formaggi ogni mattina s’impennava come uno scafo d’altura .
Dacci dentr , Fonso!- rideva nonno, arpionato al sedile. Le scamorze ancheggiavano , i salami saltavano ,le bottiglie schiumavano. E il motore gorgheggiava a ritmo di merengue.
Nella vita, mai mollare, Fonso. – diceva ogni tanto nonno, abbassando il volume dello stereo - Soprattutto sul prezzo del gorgonzola. Testa alta e petto in fuori. Sempre. Cosa mi guardi così. Normale che io, adesso, con l’artrosi ,non c’ho più il portamento. Stasera li giochiamo,’sti numeri: Testa 36, Spalle 66 , Gorgonzola 37.E magari anche Artrosi: 13 40 48 49.
Tutti ‘sti numeri per una cosa sola?
Male affezione patologia morbo,no?Cosa vuoi saperne tu, dell’artrosi, pistola.
Stamattina,invece.
Stamattina l’Alfonso, al mercato,ci va da solo. Singhiozzando dietro i finti Ray Ban. A 30 all’ora, o anche meno.
Sì, va bene, è morto tuo nonno, ma piantala di piangere. La vita è così,no?I vecchi muoiono, no?, era sbottata ieri sera la Bianca,mentre gli sgusciava di sotto e si aggiustava la frangia.
Forse non mi ama più,singhiozza più forte l’Alfonso.
E quelli del bar?
Begli amici. Appena tiro fuori il fazzoletto, mi danno dello sfigato.
Invece è un duro lui. Vive una vita spericolata, lui, su e giù con l’Automarket sette giorni la settimana. E c’ha una clientela di classe. Basta dire ‘Alfonso’, che le donne capiscono al volo : Ah, sì, quel bel maschione – dicono , e per il provolone aspettano solo lui.
Si raddrizza sul sedile,ma è l’euforia di un attimo. Da quando ha trovato nonno morto nel letto, con la faccia di uno che ha fatto una gran cretinata, tutto gli va storto. Soprattutto la sua vita. Per niente spericolata. E al Lotto, ci gioca da una vita, ma non ha mai vinto niente.
Il sole esce dalla nebbia. Lo centra in pieno petto.
Nonno, dice piano. Ha ancora nelle narici il suo odore di sigaro e sapone di Marsiglia.
Tra tutti i nipoti,poteva lasciarlo solo a lui, compagno di mercati, il suo bestione:
All’Alfonso lascio il mio Automarket,insieme a una boccia di quello serio. Perché diventi grande.
Il notaio l’aveva guardato sopra gli occhiali :
Suo nonno ha voluto aggiungere una postilla.
Ah sì? E cosa dice?, aveva balbettato l’Alfonso , tirando fuori in fretta e furia i Ray Ban.
Dice:
Fonso, ne basta un sorso di questo qui, per cambiarti la vita. La lascio nel bestione con le caramelle. Conservala per i momenti …- il notaio si era schiarito la voce - …per i momenti di merda.
Ci teneva che queste parole gliele leggessi io. Credeva che così non sarebbero sembrate …
Una cretinata , aveva singhiozzato l’Alfonso, ricordandosi di quella mattina, che nonno aveva soffiato fuori una voce tipo ‘Il Padrino’ :
Il vino serio è come l’amore vero, Fonso. Ti mette un caldo dentro ,e vorresti abbracciare tutti, e sei contento. E ti ricordi le cose che dice il parroco la domenica. Il vino serio è roba da grandi. Come l’amore. Quello vero.
Aveva taciuto per tre o quattro buche, poi:
Cos’è per te l’amore,’Fonso?
Bé,io c’ho la Bianca
La Bianca. Non farmi ridere. Beviamo un goccio di quello serio, va là.
Preferisco la birra
Che cretinata. Bevi.
E gli aveva assestato una manata da rintronarlo per mezz’ora.
Appunto, una cvetinata, aveva concluso il notaio, passandogli la scatola dei Kleenex.
Quanto gli mancano le sberle di nonno.
Inchioda l’Automarket sul ciglio della strada.
Contento, non lo sono mai stato, neanche da bambino,e,a parte la Bianca, non ho mai abbracciato nessuno. Con tutti ‘sti gay a piede libero, quelli del bar si metterebbero in testa delle idee.
Contento,mai. Mai contento.
Un sapore cattivo gli riempie la bocca. Urgente trovare la bottiglia di nonno. Se non è merda questa.
Fruga sotto il cruscotto, tra carte geografiche e stracci antigelo. Lo zucchero delle mente extra forte si conficca sotto le unghie. Quanto c’hanno litigato, per quelle caramelle.
E non puoi chiuderlo meglio, ‘sto cacchio di sacchetto?
Ma cosa vuoi che sia? Cretinate. Allora. Com’è ‘sta Bianca? E’ una cosa da grandi?
Eccola, la bottiglia. Lustra come un gioiello. Il tappo viene via facile facile. Si chiude il naso e beve a canna.
Mica cattivo, però. Beve ancora. Una due tre volte.
Non succede niente.
Per forza,è solo vino. Cosa vuoi che succeda.
Agguanta la bottiglia per il collo e scende dal bestione, portiera spalancata e stereo acceso.
Scappare. Dimenticare.
S’infila nella campagna fradicia di nebbia.
Magari fossi come quelli del bar:playstation , fumo da pochi soldi e niente pensieri. Dolore, poi, figuriamoci. Magari vincessi al Lotto. Andrei tutto il giorno avanti e indietro con la Ferrari ,e quelli del bar si mangerebbero le mani, e la Bianca mi amerebbe.
Beve ancora e ancora, camminando dentro la nebbia- sempre più dentro -, il cervello ovattato e le gambe di burro.
All’improvviso, una luce violenta spazza la nebbia e il cielo diventa turchese. L’Alfonso non si scuote. Troppo profondo il suo star male.
Quando, però, una freccia di fuoco attraversa veloce il turchese, puntando verso di lui come un dito,comincia ad agitarsi.
Esclude nell’ordine: ‘Fenomeno Extraterrestre’ (56-79) e ‘Cometa di Gesù Bambino’ (90-1). Si sofferma invece, e molto preoccupato, sulla possibilità di ‘Altro Segreto di Fatima’ (53-28). Molla la bottiglia di scatto. Preoccupato e poi spaventato. Conosce benissimo la fine che, all’epoca, hanno fatto due pastorelli su tre. Cerca di scappare da quel dito fermo in cielo, ma la terra bagnata diventa all’istante una palude. Più si contorce e si dimena, più sprofonda. Mani robuste lo trattengono. Funi invisibili lo imprigionano. La paura diventa rabbia impotente. Bestemmia così forte che quasi si perde ciò che la freccia sta dicendo. Lassù. Nell’alto del cielo.
Scelto..prescelto…privilegiato ... per te …vittoria … gioia… amore .
All’Alfonso di colpo manca il fiato. Adesso capisce.
Vittoria uguale vincita. Vincita uguale soldi. Soldi uguale gioia e amore.
Che ieri volevo giocare come al solito Ferrari testa rossa (10-66-78), Invidia al
bar( 89 21 16) e Bianca in ginocchio( 50 su tutte le ruote). E invece ho giocato 5,14,50: cretinata-morte-nonno.
E ho vinto. LORO STANNO DICENDO CHE HO VINTO.
‘Loro’chi, si chiede dopo.
Chissenefrega, si risponde subito.
Conficcato nel fango ,gli occhi alla freccia che brilla, ride , l’Alfonso piange e ringrazia per mezz’ora buona. Poi,il pensiero di nonno gli attraversa la mente.
In quell’attimo- ed è un attimo molto speciale- la luce illumina il fango. Colpisce la bottiglia. L’accende.
Macchine soldi, che cretinate.
Pensa all’amore, Fonso.
L’Alfonso si pietrifica. La freccia scintilla. Il fango palpita.
E’ questione di un attimo. Ma è un attimo molto speciale.
Giusto, cretinate, grida,infatti l’Alfonso, con la faccia del miracolato.
Chissenefrega dei soldi. E anche della Ferrari . Che ci sono cresciuto insieme, con quelli del bar, perché devo fargli venire il mal di fegato. E la Bianca, non voglio metterla in ginocchio. Io la amo.
E sono un duro e vivo una vita spericolata .Non sarà un po’ di fango a fermarmi, e neanche una freccia da quattro soldi.
Liberare i piedi –scopre - è quasi una cretinata, che gli vengono su al primo tentativo. Le scarpe son restate lì, ma cosa vuoi che sia.
Agguanta la bottiglia e via, verso L’Automarket che splende da lontano .
La freccia, gonfia di sacra ira ,prende la mira,si prepara a incenerirlo,ma l’Alfonso è un velocista, quattro falcate ed è già nel bestione. Chiuso dentro. Sicuro come una lumaca nel suo guscio.
Avverte la freccia sibilare inarrestabile sopra di lui. La vede, mentre continua la sua corsa oltre il nero degli alberi. Lontano.
La nebbia torna a coprire il cielo.
L’Alfonso sorride nel retrovisore, la bottiglia di nonno contro il petto.
E’ ora di ripartire. L’Automarket s’impenna. Il merengue schiamazza.
Chissà se adesso la Bianca c’ha voglia.

2 commenti:

Ivana Gini ha detto...

Cara Silvia,
desidero ringraziarti per la gentilezza e la grande cura profuse lungo ogni tappa di questo bel concorso.Desidero anche ringraziare la giuria per l'attenzione riservata alla mia creatura "Un attimo troppo speciale". Questa sera sarò idealmente vicino a tutti voi e insieme a voi festeggerò i vincitori. Con simpatia Ivana Gini

orfeo ha detto...

Complimenti a Ivana, il racconto è molto bello e toccante. Orfeo paci