
La casa, o la dimora, che la lingua ci offre, è un luogo molto più prossimo all’esperienza della traduzione che a quella del radicamento o dell’appartenenza. Ogni volta che parliamo, o scriviamo, non facciamo che tradurre in un universale un’esperienza singolare: (…); la narrazione (di sé) – direbbe Ricoeur – comporta sempre un elemento di finzione, un giro lungo che è anche allontanamento da sé, esilio o alienazione. C’è qualcosa che rimane inspiegabile – una “piega”, appunto, o una “rimarca” – nell’ “articolazione enigmatica” tra universale e singolare. Ma è proprio lì che noi abitiamo, nella sconnessione che accompagna invisibilmente la congiunzione.
Da "Il monolinguismo dell’altro" di Jacques Derrida
Ci siamo, è arrivato il momento tanto atteso: le nostre felicitazioni ad Antonio Giordano, vincitore del quarto concorso letterario di Villa Petriolo "La gaia mensa"!
Il suo racconto, "Felicetta", è stato scelto come primo classificato dalla giuria di Villa Petriolo: il prof. Antonio Giordano, classe '37, ha all' attivo la Targa d’argento della Città di Palermo, oltre ad aver ricevuto la benemerenza civica per meriti culturali e artistici, conferita dalla Provincia Regionale di Palermo. Socio Onorario dell’Unione Nazionale Scrittori ed Artisti, dopo aver svolto l'attività di dirigente scolastico ordinario presso il Liceo Scientifico Statale G. Galilei di Palermo, ha insegnato alla Scuola Polo Interregionale per l’Educazione al Teatro e “Drammaturgia Applicata” presso l’Università “U.E.t.l.”di Palermo; Presidente dell’Associazione culturale “Scena Aperta”, è stato esperto di pedagogia teatrale presso “Accademia Nazionale d’Arte Drammatica S. D’Amico” di Roma. Antonio Giordano è scrittore drammaturgo, critico teatrale e musicale del quotidiano “La Sicilia” di Catania.
Questa, per il conferimento del primo premio a "Felicetta", la motivazione redatta dal nostro Presidente di giuria, il critico cinamatografico Enrico Ghezzi:
"Felicetta. Che fa rima con ricetta. Felice ricetta. Con felicita’ diretta e semplice, l’autore gioca le infinite e allegre declinazioni e mutazioni della pasta, portandola a una bollitura mai scotta in cui lo scambio tra materie e codici, cibo e sesso, corpo e fantasma, avviene con serena distensione, in una ricettivita’ cinica che tinge infine di un sapore cinerino lo sfavillio povero dei gusti".
Tanti tanti complimenti ad Antonio per la sua splendida narrazione "Felicetta" e la ricetta della "Pasta c’a muddhica" (o Pasta col pangrattato).
Pasta c’a muddhica
Nzuoccu cci vuoli pi quattru cristiani.
400 rammi di maccarruncinu/150 grammi di muddhica(pani rattatu di tumminia)/na nuciddha d’astrattu ri pumaruoru siccatu/un mazzu i pitrusinu/1/2 cucchiarinu ri pruvigghia di pipi- sali a tastu/quattru cucchiara d’ uogghiu ri parmientu-100 rammi ri ricuotta salata,nfurnata e rattata-15 mennuli atturrati, 10 ruci e 5 amari-4 anciuovi salati spicchiati-ru spicchia r’agghia.
CUONZA-Si ngancia cu n’a cucchiara d’uogghiu nto ‘n tianu n’anticchia r’agghia tagghiata fina fina e quannu s’atturra anticchia si ci iunci a ‘nciuova, squagghiata n’to ‘n murtaru nziemmula ‘e miennuli e s’arrimina. Puoi si cci mietti a’ strattu ca si squagghia a cuttura cu n’anticchia d’acqua sempri arriminannu cu na cucchiara i lignu. Quannu acqua e uogghiu arriestanu ri friiri s’allienta u luci e s’ accumincia araciu araciu a ghiuncirici a muddhica, arriminannu siempri, e ghiunciennucci l’avutri cucchiara r’uogghiu nfinu c’atturra senza allintari l’arriminata. N’cuttura si cci iunci u sali a tastu, u pitrusinu tagghiatu finu finu e a pruvigghia ri pipi. Quannu l’atturratura è fatta, astutari u luci e cummigghiari.
PASTA-Si miettuni a vugghiri ru litra r’acqua nta ‘na pignata, si sala e a vugghiuta si cci cala u maccarruncinu ca avi a cuociri uottu minuti e s’av’a scinniri ngriddhu mittinnuci u Sali a tastu. Si scula buonu buonu, si mietti arrieri n’ta pignata iunciennuci una metà r’a cuonza e s’attuppa tuttu c’un cummuogghiu.
Dhuoppu quacchi minutu si mietti tuttu n’te piatta e si cci iunci a cuonza arristata e si cci ratta a ricuotta salata. Arrimini e accamuora…mizzica, chi manci!
Traduzione in italiano della ricetta dal vernacolo palermitano:
Pasta col pangrattato
Dose per quattro persone
400 grammi di maccheroncini-150 grammi di pangrattato(possibilmente pane nero di frumento)-una nocciola di estratto concentrato di pomodoro già seccato al sole-un mazzo di prezzemolo-1/2 cucchiaino di polvere di peperoncino-sale ad assaggio- quattro cucchiai di olio da macina-100 grammi di ricotta salata al forno- 10 mandorle di cui 3 amare tostate e tritate-4 filetti di acciughe salate sottolio.
CONDIMENTO-Si mette un cucchiaio d’olio in un tegame con un po’ d’aglio tritato. Quando l’aglio comincia a dorare si aggiungono i filetti di alice, precedentemente macerati in un mortaio insieme alle mandorle e si mescola. Si aggiunge poi l’estratto di pomodoro che si va sciogliendo con qualche goccia d’acqua sempre mescolando con un cucchiaio di legno. Quando acqua e olio smettono di friggere si diminuisce un po’ la fiamma e si comincia ad aggiungere il pangrattato, mescolando sempre e aggiungendo il resto dell’olio, fino a doratura. Sempre in cottura, mai rallentando di mescolare, si aggiunge il sale ad assaggio, il prezzemolo tritato e la polvere di peperoncino. Quando il tutto assume un colore dorato, spegnere il fuoco e coprire.
PASTA- Si mettono a bollire due litri d’acqua. A bollore si sala e si butta giù la pasta che deve cuocere otto minuti e si deve scolare quand’e ancora non del tutto cotta. Si rimette nella pentola, vi si mescola metà del condimento e si chiude tutto per qualche minuto. Si mette poi il tutto nei piatti, si aggiunge il condimento rimasto e vi si grattugia sopra la ricotta salata. Mescoli e adesso…perbacco, Che mangi!

Le nostre congratulazioni e ringraziamenti sentiti anche a tutti gli altri scrittori del concorso 2010: i racconti sono bellissimi, originali, divertenti, commoventi. La nostra giuria - che ringrazio di cuore per la passione e la cura con cui ha trattato le parole dei nostri autori, soprattutto nella fase finale della selezione, coordinata da Edoardo Vigna, giornalista de Il Corriere della Sera, e da Enrico Ghezzi - ha avuto un bel daffare per selezionare i vincitori!
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