sabato 19 febbraio 2011

ll racconto di Antonio Masella “I peperoni ripieni” per LA GAIA MENSA"



Buon week-end con il racconto di Antonio Masella “I peperoni ripieni”, scritto per il quarto concorso letterario di Villa Petriolo, edizione 2010, “La gaia mensa”.

Antonio Masella, nato e vissuto a Taranto sino ai 18 anni, si è trasferito a Bologna con la famiglia di origine. Qui si è laureato in giurisprudenza e si è occupato nel settore pubblico. Da molti anni coltiva passioni in campo artistico, scrittura di poesie e racconti, oltre alla musica, suonando le percussioni del mondo.
Partecipa ad attività di letture pubbliche e di favole per bambini nell’ambito del progetto “Nati per leggere”.


Racconto “I peperoni ripieni” di Antonio Masella

Mia madre è stata sempre una cuoca meravigliosa. Preparava dei piatti
appetitosi, pieni di sapori e di colori, ma non solo, era fantasiosa e creativa, faceva da mangiare in poco tempo utilizzando gli ingredienti che aveva, anche quelli più poveri.
A quel tempo - era da poco finita la guerra - non c’erano molti soldi, ma non era solo questo, c’era proprio l’abitudine a risparmiare, a fare economia, a non buttare via il cibo, neanche il pane, anzi soprattutto il pane, come fosse sacro, quasi un regalo di Dio, da onorare fino in fondo, da non sprecarne nemmeno una briciola.
Vivevamo in una cittadina meridionale, senza troppa vivacità, l’unica bellezza era il mare che ci riempiva di gioia per quattro mesi all’anno, da giugno a settembre, la scuola iniziava con calma, non c’era ancora quell’affanno di oggi, si tornava tra i banchi ad ottobre inoltrato.
Tutti i parenti venivano ad assaggiare la pizza che faceva la mia mamma, che era veramente speciale, condita non solo con il pomodoro e la mozzarella, ma anche con le verdure, i peperoni, le zucchine, le cipolle, le olive.
Io allora credevo che tutto il mondo mangiasse come a casa nostra, ma era un pensiero di bambino, quando ho iniziato a fare i primi passi fuori ho capito che non era così.
Qualche piatto che mi è capitato di assaggiare, per la verità, somigliava a quelli che preparava mia madre, ma ne rimanevano alcuni che non ho più incontrato nei tanti giri che pure ho fatto per l’Italia.
Col passare degli anni ho imparato tante sue ricette, le facevo e le rifacevo fino a trovare la formula giusta, per il mio godimento e per il godimento degli amici che invitavo a cena.
Ogni tanto oggi la mia mamma mi chiede “che vorresti mangiare? dimmelo che te lo cucino” e io ci penso, lascio andare la memoria, una memoria dei sensi, del piacere e poi le dico “il polpettone, le cime di rapa, i ravioli con la ricotta dolce, la pasta con le cozze, i panzarotti…mamma” E mia madre piano piano mi cucina tutto.
Ma c’è qualcosa che non ricorda, come quella volta che le chiesi dei peperoni ripieni. E allora mi misi a cucinarli io,mi ricordavo bene come si facevano, ne feci in abbondanza: se vengono bene, pensai, li porto alla mamma. E vennero squisiti e a lei piacquero tanto, ma non si ricordò e mangiandoli con gusto, mi disse, quasi divertita, “li cucinavo io questi? non mi ricordo…beh, dammi la ricetta, che provo a farli”.
E così la vita prese a girare uno strano girotondo, io le spiegavo come si cucinavano, lei ci provava, diventata piccola piccola come fosse lei la figlia.
I peperoni comunque vennero buonissimi, li mangiammo insieme e io le feci i complimenti scherzando:
“Brava, stai imparando a cucinare”.

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