martedì 26 agosto 2008

rose vinate




"Rose vinate", il racconto di Beatrice Bausi Busi che pubblichiamo oggi per la raccolta completa dei racconti in concorso per "I giorni del vino e delle rose".

Beatrice Bausi Busi
, fiorentina, ha iniziato a proporre le sue opere ai concorsi letterari nel 2001, ottenendo in breve varii riconoscimenti, fra i quali si ricordano: 3° premio nel 2002 con "Aneliti d'anima" per la silloge poetica inedita al Maestrale San Marco Marengo d'oro, 3° premio nel 2003 al Viareggio Carnevale con "Cammino sambando", 2° premio con "Pare, talvolta" nel concorso Una poesia per la vita promosso dall'ANLA regionale Toscana, segnalazione alla XVII edizione del "Marco Tanzi" di San Mauro a Signa, vincitrice (ex-aequo con Cesare Toso) al Premio Atheste di Este nella sezione silloge con "Costruire impalpabili angeli", premio giuria nel "Trofeo Ersilia" e diploma d'onore; nel 2004 è presente con la lirica "Nassyria" nella raccolta A.A.V.V. "Parole di pace" (Polistampa, 2004); a seguito dell'invio di sue pubblicazioni al Santo Padre riceve lettera di riconoscimento congiunta alla Benedizione Apostolica; nel 2005 viene presentata presso la libreria Edison di Firenze la raccolta "La stessa cosa fluente" (Masso delle Fate Edizioni), vincendo il premio della giuria al Premio Internazionale "Atheste"; nel Premio Firenze-Europa "Mario Conti" viene segnalata con onore alla XIX edizione con "Una pergola di rose gialle", finalista nella XX edizione con "E poi, forse", segnalata con onore nella XXI edizione con "Quanto sei bella", segnalata con onore nella XXII edizione per il volume "La stessa cosa fluente". Alcune liriche di Beatrice Bausi Busi sono inserite nelle antologie dei Premi a cui ha partecipato.
L'autrice promuove, inoltre, manifestazioni artistiche e culturali: "Lezione di poesia" presso la Scuola Carducci di Firenze, "Pomeriggio con gli angeli", "Il brusio degli angeli" presso la Cappella degli Artisti nel convento della SS.ma Annunziata di Firenze, =Doppio Evento= ad Empoli, spettacolo "Voci per gli Elementi", "Assaggi di poesia...e non solo" a Montaione nel 2008.


racconto

"ROSE VINATE"

di Beatrice Bausi Busi



Mai stato un gran bevitore, mio padre. Poco ma “buono”: il suo bicchiere di rosso (due mezzi bicchieri in realtà, non amava farlo colmo ogni volta) ai pasti, versato dal classico fiasco impagliato. Il nostro abituale vinaio li portava in una lunga cesta intrecciata a mano, conteneva due fiaschi prima e due dopo il manico; ansimava quand’era arrivato a casa nostra, di frequente toccava a me aprirgli il buio vano dove veniva custodita la nostra piccola provvista. Dopo la scampanellata seguiva l’immancabile affacciarsi dalla finestrella di cucina per scorgere, prima d’aprire, chi aveva suonato: “C’è i’ vvinaioooo! Chi gli apreeee?” gridava la nonna affaccendata in qualche mansione che non poteva lasciare, fidando nel fatto delle altre due donne adulte, più cinque ragazze di varie età, presenti in casa. “Va bene, vo’ io” mi offrivo, spesso era il pretesto per smetter di studiare e sgranchirsi un minutino le gambe. Qualche volta invece il vino s’era preso dal produttore o si riusciva a trovare un bottegaio volenteroso che ci recapitasse a casa le damigianine; abbastanza di rado, dato che era faticoso portarle all’ultimo piano di quel palazzo antico, in centro, c’era anche la scala interna per arrivare al sottoscala che faceva da ripostiglio e da dispensa per pochi generi alimentari: giusto l’olio “del contadino”, lattine di pomodori pelati più qualcuna di pesche sciroppate, il vino. In quel caso lo s’infiascava in casa, travasando proprio sul pianerottolo di queste scale interne, liquido rubino nei gloriosi fiaschi toscani. Triste il momento in cui la paglia, che del vino s’imbeveva sempre un po’ effondendo in piena città un profumo da fresca cantina campagnola, venne sostituita da quella rete in plastica avorio sporco, stretta attorno alla verde pancia trasparente; pareva una guaina contenitiva che cercasse sminuire le trippe debordanti d’una massaia sovrappeso.


Comunque, nei fiaschi o più raramente nelle bottiglie bordolesi (qualcuna si teneva, “in caso venisse qualcuno”) si metteva sempre in cima un giro d’olio, prima di tappare col sughero. Era una sorta di rito anche il togliere l’olio dal collo: si ficcava giù coll’indice un ciuffino di stoppa, quella che ancora usano certi idraulici, la si toglieva una volta ben inzuppata; ma prima di portare in tavola, c’era un gesto deciso per “sboccare” le gocce dell’ultimo residuo oleoso sporcato d’ametista nel lavandino di cucina.
La mia casa non era mia, eravamo in affitto dall’Opera del Duomo, lo siamo stati per cinquant’anni. Ci vivevamo in tanti, una società matriarcale dove dopo la morte del nonno due uomini solamente (mio padre e suo cognato, lo zio materno) erano circondati da presenze femminili: mogli, sorella, figlie, suocere. Casa spaziosa, piena di luce, su due piani; un labirinto di camere, ripostigli, anditi, due salotti, un bagno grande e due piccoli gabinetti. Due terrazze distinte: “la terrazza su” e “la terrazzina in fondo”. In quella “in fondo” (inteso come il fondo del salotto al piano superiore) si faceva la carne alla brace o stendevamo; ci s’immetteva da una tripla serie di porte: un pannello antico intagliato e dipinto copriva una coppia di battenti che celavano un’altra porta in legno e vetro, chiusa da un palettino. Alla “terrazza su” si accedeva dal solito salone ma da una sola porta. Si saliva sui tetti come sospesi nel vuoto, poi alcuni scalini in muratura, una sorta di tasca dov’era alloggiato un alberello di lilla, altri scalini: ecco la cannellina con la “sistola” per annaffiare, comoda quando ci stufarono pentolini vecchi e pesantissimi annaffiatoi.
In terrazza, per metà ombreggiata da piante di vite canadese, fiorivano gerani, giaggioli, margherite, canne indiche e salvia splendida, fior d’angelo e due piantine di rose nane portate dal babbo e lo zio. Avevo assistito con curiosità allo svolgerle dal pane di terra che metteva a nudo le radici, al trapianto in una conca rettangolare. Mio padre mi aveva mostrato gl’involucri, foto multicolori di come sarebbero venute su una volta fiorite. Un tipo, a boccio chiuso era color salmone; una volta aperto si rivelava gialla orlata di toni dall’albicocca al rosso. Le altre erano rosso scuro, sfumature vellutate da parere nere, il profumo intensissimo. E sapevano di vino! Aromatico, pungente: “Senti qui, senti qui che profumo…!” Mi pare rivederlo mio padre chino sulle pianticelle ad occhi chiusi, espressione di voluttà mentre aspirava con piacere la fragranza delle sue rose “vinate”. Già, perché la cura della terrazza e dei fiori era appannaggio dei miei, era il loro giardino pensile, evasione dai momenti lavorativi, pretesto per spazi di quiete (“O il babbo e la mamma dove sono?” “Eh, son su in terrazza!” e con questo basta, raramente salivamo proprio in quel momento a condividere le fatiche delle potature, dei rinvasi, delle concimature e gli esperimenti. Dopo aver letto che per ottenere fiori di geranio più forti e grandi si doveva una volta annaffiarli col latte e la volta dopo col vino rosso i miei provarono anche questa soluzione, e funzionò!)
A S. Giovanni, invitati gli amici, salivamo per vedere i “fochi”, anche se in realtà si doveva stare in piedi tutti ammonticchiati in un angolo, l’unico da cui si vedevano i più alti, a volte i bagliori delle girandole. Però nella notte s’intensificava il profumo spesso e vinato delle piccole rose, e il fatto d’avere proprio alle spalle la mole della Cattedrale era eccitante perché “i botti” erano amplificati e raddoppiati. Dopo lo scoppio iniziale…. un istante e alle nostre spalle esplodevano dei veri boati tipo cannonate: “Booommm! Booommm!” ti squassavano tutta, li sentivi in petto e in gola, tremavano polsi, gambe, fantastico!
La “terrazza su” serviva anche da pretesto per chi non aveva i mezzi per andare in vacanza, o per prendere un po’ di colore in attesa della sospirata partenza. Bastava stendersi, respirare a occhi socchiusi immaginandosi invece che accanto a piazza Duomo immerse nel salmastro di qualche bella località balneare o, tra l’intensissima fragranza delle roselline, di esser state a prendere un gelato sulla passeggiata a mare. In realtà (appena stufe di arrostirci sui tetti) dopo la cauta discesa dalla scala traballante e il rientro nell’ombra fresca del salotto, ci si precipitava in cucina a bere acqua “fatta con le polveri” o con una strizzatina di limone, a mangiare ciliegie cotte fredde, una coppetta di fragole nel vino zuccherato. Una delle poche volte in cui il vino mi piaceva. Sebbene fosse in tavola ogni giorno non ero abituata a berlo, come invece mia sorella. Quando per merenda si tagliava una spessa fetta di pane, la s’inzuppava d’acqua per poi spruzzarla di vino e spargerla di zucchero non mi entusiasmavo; preferivo assaggiare il vino “coi grandi” quando veniva in visita qualcuno, la liquorosità del vinsanto in cui inzuppare i cantuccini, sgranocchiare le mandorle imbevute del vino della Santa Messa. Allora scoprii che mi piacevano di più tuffati nel rosso dell’Aleatico o del Morellino, ma in casa li acquistavano di rado.
Proprio oggi parlavo a mia figlia del suo nonno amante delle rose, di quando ne portava al lavoro, un semplice bicchier d’acqua e spandevano la meraviglia del loro profumo nell’officina buia, le annusava rapito mostrandole ai clienti con orgoglio “Son delle mie!” Camminando verso casa molti giardini fiancheggiano il percorso; le additavo varie specie di piante parlando della terrazza che lei non rammenta, così come i volti di cari venuti a mancare troppo presto perché se ne conservi da soli l’immagine ……Mantiene il loro ricordo guardare fotografie, raccontare, farle aspirare un odore per consentirle di immagazzinarlo nella memoria. Dirle, cercando di non far tremare nella nostalgia la voce: “Ecco, senti, senti qui che profumo: questa è la fragranza delle rose della terrazza dei nonni. Le rose vinate!”

Narciso Parigi, Mattinata fiorentina

24 commenti:

lenio vallati ha detto...

Il tuo, Beatrice, é un racconto scritto col cuore, che emoziona. Leggendo tanti particolari mi hai riportato indietro nel tempo quando anch'io infiascavo il vino in casa, e quei piccoli gesti che tu descrivi sono rimasti a suggello di un mondo ormai perduto per sempre. Sì, oggi c'é la plastica anche per foderare il fiasco del vino, purtroppo. E poi quelle rose vinate,il loro odore, che ancora oggi ti riportano alla mente visi cari di persone andate. I miei complimenti, cara Beatrice, per il tuo ottimo stile sobrio e al tempo stesso gioioso, frizzante come un buon bicchiere di vino. Complimenti per questo tuo bellissimo racconto intessuto con la trama di ricordi incancellabili e di emozioni vere che, anche se a distanza di tempo, fanno tanto bene al cuore. Un abbraccio, Lenio.

silvia ha detto...

caro lenio, grazie anche da parte mia per aver espresso così bene il retrogusto profondo e persistente del bel racconto di beatrice.
buona giornata!

mara faggioli ha detto...

Mi ha commosso il bel racconto di Beatrice perchè mi ha fatto rivivere luoghi e tempi legati alle emozioni dell'adolescenza ed è tornato vivo il ricordo di mio padre che portava con fatica la damigiana di vino fino all'ultimo piano (anch'io abitavo in una vecchia casa del centro di Firenze).
Credo sia necessario mantenere vivo il ricordo di epoche passate "ricche di dignitosa miseria" ma anche, e soprattutto, "ricche di valori". Il desiderio di tramandare tutto questo alle nuove generazioni non nasce certamente dalla nostalgia di tempi passati ma dalla necessità che questi frammenti di storia non vadano perduti e restino per sempre una ricchezza di tutti.
Complimenti, dunque, a Beatrice che ha saputo scrivere con amore, passione e sensibilità questa storia "vera" di un passato così vicino e nello stesso tempo già lontano.
Un abbraccio
Mara

silvia ha detto...

Cara Mara, grazie per le tue parole. Spero davvero che racconti come quelli di Beatrice contribuiscano a tenere viva la memoria di un passato che, soprattutto presso le giovani generazioni, insegni a godere delle piccole, ma fondamentali, cose della vita.
Grazie. E torna presto a vistarci.

Alessandro ha detto...

A Roma c'è una vecchia canzone che dice "Sò ricordi de nartra Roma che non c'è più..." Il racconto mi ha fatto tornare in memoria questa canzone che mia nonna ascoltava alla radio, mentre nonno seduto a tavola gustava un bicchiere di vino rosso, ed il suo odore mi riempiva le narici. Il passato è soprattutto bello perchè è passato, ma se cerchi di farlo rivivere come minimo rischi di sbagliare a coniugare i verbi. Racconto simpatico.

silvia ha detto...

Bondì Alessandro,
certo che quando si parla di passato in prima persona si rischia di lasciarci andare alla retorica dei bei tempi andati, al "si stava meglio quando si stava peggio" e compagnia, ma mi pare che il racconto di Beatrice scampi a questo pericolo...aleggia una freschezza, nelle sue parole, che ci par di sentirlo nelle narici quel profumo di rose vinate. Un piacere sottile, che ci riporta alla mente anche i nostri ricordi familiari...
Grazie per la visita ed il tuo intervento. A presto, buona giornata.

silvia ranzi ha detto...

Complimenti Beatrice per il tuo racconto in cui emerge lo stile inconfondibile che ti contraddistingue dai connotati fluenti ed evocativi.Ci offri uno squarcio amorevole di vita fiorentina trascorsa nelle quotidiane mansioni familiari dal sapore intimo ed al contempo documentaristico di un passato che ci appartiene.
Questa suadente retrospettiva legata all'infanzia nei suoi dettagli visivi ed olfattivi rende il giusto omaggio al valore ineguagliabile del vino quale protagonista delle nostre tavole, accanto al vivo ricordo della fragranza delle rose vinate! Silvia Ranzi

silvia ha detto...

Cara Silvia, grazie per il tuo commento e per la visita su Divinando. Mi viene spontaneo abbinare la grazia del racconto di Beatrice ad un buon vino armonico, dalla struttura svelta ma non esile ed un finale resistente, con un retrogusto di fiori e frutta rossa...chissà cosa ne pensa Beatrice...
Un saluto e grazie per il vostro contributo. Spero di avervi tutti a villa petriolo il prossimo 25 settembre per la festa di premiazione. Un omaggio a tutti gli amanti del bere bene in compagnia e della letteratura.

Anonimo ha detto...

Il tuo racconto è davvero fantastico, le descrizioni sono così accurate e dettagliate che riescono a trasportare il lettore nella scena descritta è come guardare una fotografia.

agnese p.

Anonimo ha detto...

Il tuo racconto è davvero fantastico, le descrizioni sono così accurate e dettagliate che riescono a trasportare il lettore nella scena descritta è come guardare una fotografia.

agnese p.

silvia ha detto...

Buon pomeriggio Agnese, ti ringrazio per il tuo commento...il racconto di Beatrice sta raccogliendo tante attestazioni di gradimento. Ne sono felice! Torna a visitarci.

Anonimo ha detto...

Cara beatrice, questo racconto è veramente molto bello, si nota quanto tu sia affezzionata alla tua infanzia, e ti dirò mentre lo leggevo mi sembrava di rivivere anch'io quei momenti. Da un senso di calore ed emozione è pieno di particolari e di dettagli che è praticamente impossibile non lasciar andare la mente e immergersi nei tuoi ricordi, un bacio, a presto Giulia p.

silvia ha detto...

Buon pomeriggio Giulia!
"Rose vinate" continua a raccogliere consensi, molto bene!
a presto.

Anonimo ha detto...

Beatrice, mentre leggevo il tuo racconto mi sono accorto che stavo sorridendo, stavo "gustando" tutti quei particolari che tu hai così bene descritto.
Stavo passeggiando in prima persona per le stanze dell'antica casa, salivo in terrazza, ascoltavo l'allegro bociare dei tuoi familiari, percepivo perfino il profumo delle rose vinate.
Grazie Beatrice per questo piccolo ma intenso spicchio di vita che ci hai regalato.
Franco Ciarleglio.

Paola ha detto...

Cara Beatrice, altri hanno detto già prima di me le suggestioni che suscita il tuo racconto.
Certi ricordi appartengono a noi che non siamo più in una verde età, e leggendo le tue descrizioni, li ho riscoperti ancora vivi, mi hanno fatto riemergere sapori, odori ed atmosfere dimenticate.
Veramente molto brava a rievocare così, come se le parole fossero un pennello con il quale hai dipinto un quadro di vita familiare calda, serena ed accogliente.

silvia ha detto...

Buongiorno Paola, grazie anche a te per le belle parole.
A presto.

Eva ha detto...

Un racconto di ricordi, emozioni e profumi. Quei profumi che ti restano dentro richiamandoti sempre alla mente un passato mai dimenticato. Ognuno credo che custodisca dentro di sè certi odori e certe immagini, renderne partecipe gli altri - in modo particolare le persone a te care- è un modo per fissare un'esistenza passata nel tempo e perchè ciò di cui essa è stata ed è espressione non perda mai il suo valore! E' importante ricordare, rivivere e far rivivere, lo è per noi ma anche per chi, attraverso certi racconti, può assaporare un mondo passato e conoscere ciò che un tempo è stato...Grazie Beatrice per questo tuffo nel tuo universo familiare!

silvia ha detto...

il racconto di Beatrice è davvero piaciuto molto! Ancora tanti complimenti alla nostra autrice e grazie a tutti per i bei commenti.
Saluti a tutti voi. Vi aspetto a Villa Petriolo!

Livio-Rita ha detto...

Il tuo racconto ci ha suscitato forti emozioni e rievocato dolci ricordi dei giorni di festa in casa dei nonni. Questo ci servirà per far comprendere a Federico il valore delle cose semplici come il profumo delle "rose vinate"....BRAVA ZIA!!!

Luisa Puttini ha detto...

I ricordi d'infanzia sono tasselli luminosi che, chissà perchè, rimangono vivi mentre altri spariscono nel garbuglio di un passato complesso. Non è facile raccontarli: troppo sottili le suggestioni, troppo personali gli avvenimenti. Eppure Beatrice c'è riuscita offrendoci un filo della memoria che è facile percorrere anche per chi, come me, non ha trascorso l'infanzia a Firenze. Odori, sapori e immagini richiamano il padre, la casa avita in mezzo alla pianura, le frasi abituali dei miei cari che sono diventate lessico famigliare, trasmesso a figli e nipoti. Così non si muore del tutto. Grazie a Beatrice per questo viaggio nella memoria profumato di vino e di rose, raccontato con delicatezza e partecipazione affettuosa. Luisa Puttini

silvia ha detto...

tanto entusismo per le parole Beatrice, tutto meritato!
Un piacere leggervi tutti.

silvia ha detto...

Ancora tanti bei commenti per l'amica Beatrice ed il suo "Rose vinate".
Li riporto perché ne vale davvero la pena...ancora tanti complimenti alla nostra BBB e grazie a tutti coloro che ci stanno leggendo.
Eccoli! Un caro saluto a tutti.

Cara Beatrice, è un ricordo nitido il tuo che mi ha riportato prepotentemente alla memoria il mio passato che coincide straordinariamente: il vinaio! l'avevo dimenticato.....arrivava con le sue damigiane e poi veniva travasato nei fiaschi impagliati mentre l'aria si impregnava del profumo di vino. Ti ringrazio per questo ritratto ….sai che le mie sono solo emozioni, sensazioni, sentimenti; comunque, il tuo racconto è pulito, semplice e tenero. piacevole da leggere e lascia la voglia di continuare. Hai una grande capacità nel rendere immediatamente percepibili sensazioni semplici solo apparentemente dietro le quali si sente fortemente la presenza di un animo insolitamente ricco e generoso, vivo e palpitante. Credo sinceramente che dovresti continuare a donare a tutti noi questo tuo modo di raccontare le cose che fa bene al cuore. Ho letto e riletto anche tre tue poesie:"così forte", "taglienti triangoli" e "un diffuso umidore" e le ho trovate meravigliose! che emozione leggere quelle che sono esattamente le sensazioni più intime in "così forte" e come le hai rese incisive e immediate! per non parlare di "taglienti triangoli, certe parole, si piantano con destrezza repentina nelle saporose carni dell'anima..." non mi vergogno a dire che mi veniva da piangere, come sempre del resto quando mi arriva una sensazione che va oltre e non trovo nemmeno le parole adatte per definire... come quando guardo il quadro di A. da Messina "l'Annunciata". Ti abbraccio e ti ringrazio per quella lacrima che mi hai regalato! (devi sapere che quando una musica, una poesia, un quadro mi danno delle forti sensazioni io piango!) A presto, Edi domenica 28/09/2008 8.57


Ciao carissima!
Finalmente sono riuscita a leggere il tuo nostalgico racconto (mentre i pargoli sono ancora a nanna).
Non sono riuscita a lasciare un commento...sono ancora un po’ imbranata con Internet che ultimamente non uso più molto tranne che per controllare …il conto corrente (che dolori!) o leggere le e-mail che a parte le tue sono tutte newsletter o indesiderate.
Ma passando al racconto che mi è piaciuto molto, mi sono trovata immersa in un tuo scorcio di vita tanto che lo sentivo anch'io il profumo delle rose vinate e mi sembrava di vedere la tua casa, i tuoi, tuo babbo e i luoghi da te descritti.
Mi sembrava di sentire tuo babbo con un bell'accento toscano "senti, senti qui 'he profumo".
Un bacione e un abbraccio!
Anna giovedì 04/09/2008 8.30


Cara BBB,
ho letto con molta attenzione il tuo racconto e ne sono rimasto entusiasta.
Questo non vuole essere il solito complimento di rito, io mi sono divertito un mondo a leggerlo e ti faccio i miei più sinceri complimenti.
Ho votato ed ho cercato anche di inviare un commento, dico cercato perché non era poi così semplice (almeno per le mie capacità) riuscire a far partire lo scritto. Comunque dovrebbe essere partito un mio commento alle ore 23 circa…..
Mi sono divertito a leggerlo, come ti ho detto….Brava Bea, te lo dico di cuore e te lo ridirò quando ci vedremo tra qualche giorno.
Bacione.
Franco. venerdì 05/09/2008 23.17

Ciao Beatrice. Bel racconto, denso di memorie e di concetti, come del resto i tuoi. Il fatto che sia cosi sintetico fa venir voglia di leggere di più della tua famiglia...Penso siano gli anni in cui sono venuta a Firenze:nel 56. Abitavo in via Sant'Egidio al 10 o 14, non ricordo ora, in una piccola limonaia in fondo a un giardino/cortile. Avevamo tre figli e aspettavo il quarto.
La mia unica lamentela è che non capisco dove una lascia un commento o qualcosa.
Magari fammi sapere un giorno che ci si vede.
Un abbraccio per ora e fammi sapere se c'è da dare un voto al tuo racconto e se si dove.
Giulia mercoledì 27/08/2008 8.05

ciao cara,
in una serata di calma (sono a casa con un po' di febbre) sono riuscito a leggere il tuo racconto che ho trovato un po' malinconico e mi hai fatto ricordare tante belle cose di quando ero piccolo e altre di quando vivevo a Siena. Rimpiango molto gli anni passati in Toscana, dove quando sentivo gli odori di una pianta quella era in un bosco o in un giardino. Qui invece devi indovinare il balcone da dove proviene il profumo misto di olio di ristorante cinese.

Brava! mi è piaciuto, anche se non è il mio genere: ….ah, la paglia dei fiaschi!!!
come stai te? io sono in attesa dell'inizio della scuola per ricominciare...

MORGAN sabato 06/09/2008 22.27


Cara Beatrice
….Penso, dai pochi contatti e da quanto leggo, che abbiamo molte cose in comune. La fede cattolica, per esempio; ma anche le umili origini. Anch'io ho vissuto l'infanzia in una soffitta di un centro cittadino, con i genitori venuti via, loro malgrado, dalla campagna. Quindi capisco bene quanto e come senti e vivi certi valori (e, fammi dire, certi sapori, odori,colori) di cui oggi alla maggior parte della gente non gliene può importare di meno.
Sicuramente in molte cose siamo, invece, diversi. Tu comunichi con scioltezza e scrivi molto bene, mentre io arranco....

Spero di risentirti presto, e complimenti ed auguri per il tuo lavoro.

Angiolo venerdì 29/08/2008 11.07

Cara Beatrice,
scusa se ti rispondo soltanto adesso, ho ricevuto le tue e-mail e ti faccio i miei complimenti per il racconto "Rose Vinate".
Un racconto che mi ha portato indietro nel tempo e mi ha fatto ricordare tutte le persone che ci hanno lasciato, la prima quella che ricordo io é stata la "Nonnina Virginia" e poi tutte le altre.
Tanti ricordi di cose belle e di sofferenze ormai passate.
Sono rientrata da poco…. ho avuto un sacco di cose da fare e non sono stata capace di scriverti prima.
Un grosso abbraccio
Graziella mercoledì 10/09/2008 15.29

“ IO C’ERO”
Cara Beatrice ho letto il tuo racconto “i giorni del vino e delle rose” e mi e’ piaciuto.
Vorrei solo puntualizzare alcune cose: mi ricordo benissimo di quando il vinaio portava il vino, mi ricordo della damigianina appoggiata nella “nicchia della scala” in attesa di essere infiascata. A volte ci restava per settimane e stonava un po’ con ciò che si vedeva dalla finestrella accanto alla nicchia. Era come “il sacro e il profano”. Cioè la meraviglia della cupola e la damigiana di vino.
Non mi ricordo invece che sulla “terrazza su” fossero mai sbocciati delle rose in quanto tutto ciò che spuntava timidamente dalla terra veniva inghiottito bulimicamente dai piccioni.
Mi ricordo invece che da quando i tuoi genitori presero a curare le piante della terrazza
questa venne interdetta a noi ragazze! Si poteva accedere solo sotto stretta sorveglianza! Non era piu’ il nostro mondo non si toccava piu’ il cielo con un dito!
Quando nonostante tutto riuscivi a eludere la sorveglianza e ti arrampicavi da sola sulla stretta scala traballante e riuscivi a sognare contemplando il meraviglioso panorama quasi sempre una voce urlante ti ammoniva “stai attenta non toccare nulla e’ stato seminato di fresco”.
Bah! Tutto passa e restano solo i ricordi belli o brutti che siano! A volte non sei certa che tutto quello che ricordi sia veramente accaduto.
Di una cosa sola sono certa, io alle “rose vinate” preferisco il “vino rosato”!
Ciao

Paola lunedì 08/09/2008 14.19

telesette ha detto...

Fin dalla prima all'ultima frase appare magnifico il "ritratto" di una famiglia del passato descritta con tanta semplicità ma anche con tanta cura nei dettagli (il modo in cui i fiaschi di vino venivano disposti nella cesta; il gesto per aprire e chiudere il fiasco;...).
Il modo in cui la protagonista sottolinea la fragranza del profumo di quelle rose (insieme a tutto ciò che a loro è connesso) rende possibile anche per un giovane "pischello", come direbbero da queste parti, di immedesimarsi nella storia e comprendere fino in fondo il quadro di un'Italia, ormai scomparsa dagli occhi, che ancora vive nel cuore di chi la ricorda!

Dean M.B. Wolferson

silvia ha detto...

Caro Dean, sono felice che il racconto di Beatrice continui a funzionare come "traghetto" di ricordi ed emozioni che vale la pena conservare anche per le giovani generazioni. Grazie della tua visita! a presto.