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venerdì 1 giugno 2012
Dinner Show a Villa Petriolo. Ogni mercoledì, per tutta l'estate
_Dinner Show Villa Petriolo_
Ogni mercoledì a Villa Petriolo si appronteranno ghiotte cene a base di prodotti tipici del territorio preparate dai nostri ospiti. Dopo la visita dell'azienda, lezione di cucina toscana e cena sull'aia o in casa padronale.
In abbinamento, i nostri vini: Chianti DOCG Villa Petriolo (Sangiovese e Colorino), Golpaja, IGT Toscano da Sangiovese e Merlot, e Vin Santo del Chianti DOC.
Prezzo: 40,00 euro a persona.
Per Prenotare: mob. 335 7220026, Simona_ e.mail: simonamaestrelli@villapetriolo.com
_Dinner Show Villa Petriolo_
Every Wednesday from 6 p.m.
Visit of the vinification and ageing cellars.
Wine tasting of two.
Cooking class of one ‘antipasto’ and one main course.
Dinner in the old Villa.
Antipasto, first and second course, dessert.
Wines:
Chianti Villa Petriolo D.O.C.G.;
Golpaja Toscana I.G.T.;
Vinsanto del Chianti D.O.C.
Price: € 40 each person.
For reservation please call 335 7220026 Simona
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martedì 8 maggio 2012
Principio e radice di ogni bene è il piacere del ventre. Scuola di cucina toscana a Villa Petriolo
"Principio e radice di ogni bene è il piacere del ventre: e anche ogni cosa saggia e squisita ad esso fa riferimento" Epicuro.
La sensazione del piacere corrisponde al nutrimento, fisico o spirituale che sia. Cucinare insieme sazia entrambi questi bisogni edonistici. Sin dall'antichità, infatti, il cuoco è definito "produttore professionale di piacere".
La nostra Simona - maestra cuciniera di Villa Petriolo - ha accompagnato un gruppo di ospiti americani alla scoperta del gusto genuino della cucina toscana.
Piatto forte di questa recente lezione di cucina, i fiori di zucchina - o Cucurbita pepo - al gratin, ripieni di ricotta fresca del nostro pastore.
Nella calda cucina della casa padronale di Villa Petriolo, si sono assimilati insieme nozioni ed ingredienti.
I fiori di zucca crescono sulle piante delle zucchine e delle zucche. Dalla forma allungata, hanno bei petali verdi alla base e di colore giallo all'interno, dove è presente anche un filamento dello stesso colore. I fiori di zucca crescono sulle piante maschili e femminili. Quelli nati da piante maschili sono più grandi di dimensione e crescono da soli, mentre i secondi sono più piccoli e nascono alla sommità delle zucchine. I fiori di zucca maschili si prestano meglio a tutte le preparazioni, soprattutto in quelle che prevedono la farcitura.
Per riconoscere se il prodotto che andremo a lavorare è di qualità, i fiori di zucca devono essere di un bel colore vivo, aperti e con i petali sodi, integri e distesi.
Prima di farcire i fiori di zucca, occorre aprire il calice, eliminare il pistillo ed infine sciacquarli. Per asciugarli, si possono far scolare oppure si asciugano, con delicatezza, con un tovagliolo di carta.
A preaparazione ultimata, i gustosi fiori di zucchina hanno arricchito il più classico degli antipasti toscani, che i winelovers hanno decisamente apprezzato in abbinamento ai nostri vini più fragranti.
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martedì 1 novembre 2011
Cooking class a Villa Petriolo

"Attraverso i mercati delle città i prodotti circolano e con essi le ricette e le idee".
Da Il mondo in cucina. Storia, identità, scambi a cura di Massimo Montanari, Laterza, 2002
La ricetta della "vera" panzanella suscita dibattiti appassionati. Cetriolo sì, cetriolo no? Pane raffermo ammollato o soltanto passato sotto l'acqua e poi strizzato a mano? E' il fascino che da sempre esericitano le ricette tradizionali, tradite, consegnate, da generazioni e/a generazioni prima della nostra, con l'apporto, inevitabile ed anzi auspicabile, di nuovi sapori e sensibilità.
La ricetta della panzanella, nella memoria della mia famiglia, ha pochi, ma definiti ingredienti: pane sciapo toscano di qualche giorno, passato sotto l'acqua corrente e strizzato grossolanamente, pomodori maturi, cipolla rossa, olio exatravergine d'oliva, aceto di vino rosso, sale, basilico. E cetriolo, sì.
Trasferire il ricordo di tanti pranzi estivi ai visitatori stranieri di Villa Petriolo è un piacere tutto speciale, quello del racconto. Il racconto della cucina contadina toscana, dove lo spreco non era ammesso e il pane di qualche giorno, accompagnato alle verdure fresche dell'orto, aveva comunque il suo posto a tavola.
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lunedì 2 maggio 2011
Convien farina aver di gran calvello...Scuola di cucina toscana per i più piccoli a Villa Petriolo

“Convien farina aver di gran calvello, poi menar tanto il staccio o burattello, che n’esca il fiore: e l’acqua calda e quello mescola insieme, e tutto intriderai. Or qui bisogna aver poi buona stiena: la pasta è fine quanto più si mena; se sudi qualche goccia per la pena, rimena pur insin che fatto l’hai. Fatto il pan si vuol porre a lievitare; in qualche loco caldo vorria stare; sopra un letto puossi assai ben fare; che in ordine sia bene aspetterai. Intanto ’l forno è caldo e tu lo spazzi: lo spazzatoio in qua e in là diguazzi, se vi resta di cener certi sprazzi; non l’ha mai netto ben chi cuoce assai. Sente il pan drento quel calduccio e cresce, rigonfia, e l’acqua a poco a poco n’esce; entravi grave e soffice rïesce; d’un pane allor quasi un boccon farai”.
Lorenzo Il Magnifico
Ci stiamo preparando ad un appuntamento delizioso a Villa Petriolo: il prossimo 9 maggio avremo ospiti ben 82 bambini della Scuola dell'Infanzia di Mastromarco (nel Comune di Lamporecchio, PT, con le loro insegnanti), che, guidati dal nostro “quasi fornaio” di casa, l’educatore/animatore Andrea Vagnoli, impareranno l’ antica “arte bianca” dei panificatori per i nostri progetti didattici dedicati ai più piccoli.
In arrivo "Briciole di pane" a Villa Petriolo, un’attività per coinvolgere i bambini in un’esperienza che aumenti le loro conoscenze nell’ambito dell’agricoltura e li faccia partecipare ad un laboratorio divertente in grado di potenziare la loro autostima. Pane, una parola che si coniuga molto facilmente a “casa, amore, famiglia, lavoro, tradizione, calore..”. E perché non a gioco ed avventura? Riscopriamo quello che per i nostri nonni era il re della tavola insieme al vino, il pane. Dalla semina alla cottura, seguiamo due percorsi paralleli (quello della spiga e quello della pagnotta), che portano alla rosetta e alla baguette. Un “quasi fornaio” coinvolge grandi e piccini, regalandoci la magia del pane. I partecipanti vengono muniti di farina, lievito, acqua e sale e realizzano la propria forma di pane, che ovviamente diventa un trofeo personale, da portare a casa e far ammirare. Dalla farina al pane caldo e fumante, due ore e mezzo di laboratorio. Gioco per sporcarsi le mani ed ottenere un QUASI DIPLOMA DI QUASI FORNAIO!

La lavorazione e la cottura del pane sono fasi determinanti, da curare con grande attenzione. Una sapienza d’antica tradizione toscana, di cui rimangono tracce nella celebre Canzona dei fornai di Lorenzo De’ Medici, canto carnascialesco dedicato ai membri dell’omonima Arte, i quali, nei festeggiamenti del 10 agosto per San Lorenzo loro patrono, a Firenze distribuivano pani benedetti e lasagne. Nella zona intorno alla chiesa di San Lorenzo, infatti, abitavano ed avevano forni e botteghe numerosi fornai e negozianti di pasta da minestra. Le botteghe venivano preparate per la festa d'agosto con molta creatività: si presentava il pane in varie fogge, lavorato nelle forme più insolite, attirando così una gran folla.

Il pane toscano si distingue da sempre per l’assenza di sale. Il cosiddetto pane sciapo sembra essere un’usanza che risale Medioevo, legata alla rivalità tra le città di Pisa e Firenze. Si tramanda che i Pisani, per contrastare i Fiorentini, rendessero difficile il commercio del sale, che arrivava via mare nel porto di Pisa, diretto quindi a Firenze. Inoltre, il sale risultava essere un prodotto costoso, sebbene indispensabile, per il popolo minuto, per cui i Fiorentini erano soliti metterne poco nel pane per risparmiare e avere sempre a disposizione questo prezioso nutrimento. Il pane toscano, perciò, nasce sciocco per necessità.
A Villa Petriolo, nei prossimi giorni, si imparerà, divertendoci, tutto questo ed anche di più …
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martedì 26 ottobre 2010
Il desinare di nonna Anita
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| Da Il desinare di nonna Anita a Villa Petriolo |
"Le regole, comunque sia, vanno rispettate, oppure violate, ma solo dopo essere state bene apprese: come fa il parlante o lo scrivente che si concede artifici retorici perché sa di saperli e poterli usare. E poi non aveva capito tutto Platone quando unificava nella stessa accusa retorica e culinaria! Perché che cosa sono le regole, nell'ambito della gastronomia, se non le ricette? E che cosa sono le ricette se non dei modelli, cui si volge lo sguardo dell'intelletto per riprodurre manualmente la realtà dei piatti?".
Da "La filosofia in cucina" di Francesca Rigotti
Nonna Anita amava cucinare. Se fosse ancora viva, oggi avrebbe oltre cento anni. Ma a 91 c’è arrivata. Preparando, instancabile, ghiotti desinari a Villa Petriolo.
Io e mia sorella Simona siamo cresciute respirando i profumi della genuina cucina di nonna Anita e innamorarsi della magia dei fornelli è stato, per noi fanciulle, inevitabile.
Io amo le torte. Amo assaporarle, adoro cucinarle. Un piacere particolare che mi riporta all’infanzia, a quando assistevo con meraviglia a quelle mani sapienti della nonna che mescolavano magicamente gli ingredienti, farina, zucchero, uova. E il matterello che correva sul grande piano di marmo, bianco come il latte…. Parole e suoni, note di cucina, ad incantarci. Merende fantastiche, a cui si aggiungeva un goccino di vino, a volte ad inzuppare la fetta di pane inzuccherata, altre volte, con un piacere tutto speciale di complicità tra generazioni, nel bicchiere, allungato con l’acqua. E noi lo sorseggiavamo piano, come un regalo raro, un segreto da mantenere.
Oggi Simona cura la scuola di cucina toscana per i nostri enoturisti. Dopo la pappa al pomodoro, ecco la facile ricetta della gustosa zuppa di bietole e ricotta.
Ingredienti:
500 g di bietole
250 g di ricotta di pecora
1 l. di brodo vegetale
1 cipolla piccola
olio di oliva
sale e pepe
pane
pecorino grattugiato
Sbucciare la cipolla e tritarla. Lavare la bietola, sgocciolarla, tagliarla a strisce. Stufare la cipolla in una casseruola insieme all’olio. Unire la bietola, mescolare e lasciare insaporire per 5 minuti. Salare, pepare e poi versare nella casseruola il brodo già caldo e continuare la cottura per 30 minuti. Prelevare con un cucchiaio forato un terzo della bietola e frullare il resto con il frullatore ad immersione. Schiacciare grossolanamente la ricotta e unirla al passato di bietola, mescolare e cuocere ancora a fuoco bassissimo per 5 minuti. Spegnere e lasciare riposare coperto per 2 minuti. Mettere nella scodella una fetta di pane abbrustolita, versandoci sopra la zuppa. Cospargere con pecorino grattugiato e un filo d'olio extravergine d'oliva IGP Villa Petriolo.

In abbinamento a questa antica ricetta, un altrettanto antico vitigno in via di estinzione, il Canaiolo Nero, che a Villa Petriolo vinifichiamo in purezza per il nostro IGT Rosso Toscana L’Imbrunire. Il vigneto San Martino, da più di trent’ anni, ci regala piccoli grappoli di questa uva alla base di un vino capace di tramandare il fascino dei sapori di una volta.

E per chi volesse vedere realizzata la ricetta in tv, venerdì 29 ottobre (ore 7.30) e domenica 31 (ore 19.30), su RAI 3 Toscana, la ricetta di nonna Anita proposta da Simona per il programma del giornalista Massimo Lucchesi.
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lunedì 18 ottobre 2010
“Scuola di culinaria arte e sapori” a Villa Petriolo...W la pappa al pomodoro!
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| Da Scuola di cucina a Villa Petriolo |
"Queste sciocche trovano puzzolente la cipolla: che ne sanno loro di aromi puri?
A Vadinho piaceva mangiare la cipolla cruda, e il suo bacio sapeva di fuoco".
Jorge Amado da "Dona Flor e i suoi due mariti"
Pappa al pomodoro per i nostri enoturisti questa mattina...la nostra Dona Flor con la sua “scuola di culinaria arte e sapori”!
“I Toscani, i Fiorentini in ispecie, sono così vaghi degli ortaggi, che vorrebbero cacciarli per tutto”. Così Pellegrino Artusi condensa in una battuta la consuetudine tutta toscana di mangiare ogni tipo di erbaggi, “dalle bietole ai talli di rape, dai broccoli al cavolo nero, per non parlare dei funghi, che nei mercati di Firenze si trovavano di ogni tipo e a poco prezzo”.
Un trionfo della verdura la nostra pappa al pomodoro, che l'incontro col pane toscano, sciapo, e l'olio extravergine d'oliva, rende delicata eppur gustosissima!
Su Enchanted Wines, il libro di Simona, la ricetta "Tuscan bread and tomato soup".
Ingrdients:
One Kg ripened tomatoes
2 cloves garlic
Basil
Parmesan cheese
5-600 gr. Tuscan day-old bread
Extra vergin olive oil Villa Petriolo
One onion, one stalk of celery, one potato, one carrot, parssley for the vegatable broth
Salt, pepper, a small dash of peperoncino
Villa petriolo one to one
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