lunedì 21 luglio 2008

onore al merito...avanzi IVRE


Rullo di tamburi...ecco il vincitore del primo premio della seconda edizione del concorso letterario di Villa Petriolo "I giorni del vino e delle rose".

Le nostre congratulazioni a Giovanni Puglisi.


Nato a Catania il 19 gennaio 1987, risiede a Leonforte (EN). Diplomato presso il Liceo Classico "N. Vaccalluzzo" di Leonforte nel 2005, frequenta il III anno presso l'Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo - Bra.
Ha vinto il Premio letterario "Città di Leonforte" nel 2005, sezione "Poesia inedita", premio speciale studenti. Ha svolto sino al 2005 attività teatrale presso la Compagnia Teatrale della sua città "Il Canovaccio". In possesso del diploma Bartender I livello.



Racconto vincitore:


ivre
ovvero
Cappotto Verdebottiglia

(e porte scorrevoli)



Di Giovanni Puglisi




Questo racconto non esiste da solo, si appoggia ad un racconto che è il più completo del mondo e il più vero, e non abbiamo pretese di espandere l’infinito, anche perché questa vanità lo spirito dei bambini se lo sogna. Questo è il gioco più triste

* Uno, che non va spiegato *

e ci lascia un sogno di lucine, una prospettiva aerea da dentro la carlinga, un orlo tattile ci lascia il desiderio delle rose.
E fu così che per tornare il Piccolo Principe cadde morso e comprò il vino.

Prima mi sbronzo, poi lo scrivo.

Su un pallone lontano c’era un supermarket di legno d’olivo, e grasse signore vestite di giallo vendevano colori brevettati. Disse il bambino: voglio del vino. Posso offrirle un violetto carico, un giallo paglierino… Ma lui, che aveva il grano, e non arrossiva più per dire sì ma solo se gli andava, chiedeva dove fosse il bagno: aveva la pipì!: un dito grasso vestito di giallo volava alla porta con scritto toilette, volava consunto da Marlboro canarino. Lo prese rosso cuore come il tratto dei bambini contratto in uno spasimo di Nome di Fiore che non deve ricordarsi per ser Vivi.

Il Piccolo Principe sfogato dal vespasiano si lavò le mani, perché era pur sempre una personcina a modo; non se le asciugò sgocciolando di tutto sul legno d’olivo – Color Noce - non trattato. Intimidite dal gesto mai visto sul loro stellino, le grasse citrine cassiere gli diedero merce richiesta. Uscendo, il Piccolo Principe pensava che:
I suoi capelli, erano ben più gialli del grembiule delle cameriere;
E: Non aveva pagato, si contava gli spicci, nelle tasche.
Imbracciata la boccia si mise invano in cerca di un baobab disponibile, da ubriacare per far luce nella notte; ora che era lontana come mai la sua rosa, così separata ma intimamente reciprocamente sua. Principino si era arreso nel midollo, nelle spine; lei altrove, con fiori alteri e altre cose, sotto una calda campana.

• Due, o dell’Appeso. *

(Certe piante troppo grandi su un pianeta travertino; su un albero secco da un lato una faccia, coi capelli che sembravano una barba, il bavero sceso sugli occhi una benda bianca, i baffi capelli. Il Principe piccolo tremava a vedere la serpe di corda che lo aveva morso, annodarsi ad un ramo, spire intorno a una caviglia…)

Com’era solo. Oh, com’era solo, adesso che il vento stellare soffiava un po’ più freddo e un po’ più forte. Non c’erano che ombre e nemmeno amiche, non c’erano che luci e neppure utili. Neppure il grano, gli era rimasto.
Il vino gli diceva – Bevimi! E lui pensava: Strano, è un’altra storia, ma pazienza. E fece sorsi,
gola calda, il cuore scappato dove? per non farsi inondare.
“Che fai?” – chiese. CheFFaIcHeFfaIIiChEfAAAiii? – il Piccolo Principe tre volte, ché non tradiva mai l’idea di fare una domanda.
“Sto appeso e vedere tutto al contrario mi fa felice”, rispose il revisionista.
Biondo bevve un altro goccio, tanto per avvicinarsi all’altrui posizioni; faceva una domanda, poi gli venne il mal di testa e stette zitto. Mai successo prima! Sedette di sotto all’appeso, pensò che il mento poteva avere un naso e come Revisione questo era un passo avanti non da poco.
Da lontano scorse due campane di vetro, e già qui cominciò a preoccuparsi, intanto andava prosciugandosi dalla bottiglia alla giugulare, ma del resto: qualsiasi forza è studiabile, sull’Asteroide.

* Tre Mendo, ovvero Calvario *

Un sentiero di spine gli stava imbottendo i piedi. Il pianeta era cavo e boscoso, senz’alberi, grotto di muschio; odorava di funghi a palline. Si schiuse al pensiero l’essente micete da lui conosciuto, or solo immaginato, i nomi sottratti dai libri di scienza, nella sua mente acidi i colori.
Pensava al deserto. Ma non al Sahara, all’aereo, alla volpe Paolo: al deserto pensava e basta, che certe cose a volte le scordi, se pagassi qualcuno ché seppellisca memorie e poi non le trovi, più sotto le dune a cercare ricordi. Disegnava nella sabbia che teneva tra le orecchie uno strumento con l’antenna e: “Gianluca, m’interessa questa rosa?” – “Com’è?” – chiedeva Gianluca, che era uno che non conosceva. “Bella”, rispondeva, e intanto inciampava. Derelitto. Sbattuto, ovattato, digerito, derelitto si sentiva se sentiva. Camminava con eco indistinte riflesse nella piccola persona, tante eco condensate nel cappotto come capelli di volpe, la falce che già patisce il grano e trascolora, Contabili Rotolidicarta. Gli tornò in mente l’ubriaco e pensieri monarchici! Principe di cosa era? Costituzionale anticostituzionale concezionale i funghi vanno legiferati secondo il comma e l’equo canone delle pecore. Hic! Sic.

Mi vedi?

Urlava la campana rifratta due volte, una foto sfocata e sovresposta, scarto di un millimetro e mezzo. Occheccavolo, barcollava il principino. Idiota di un biondo, mi vedi? Son qui.
Il principe progettava reami in cui le quote Rosa maggioritarie non sarebbero state ammesse perché insurrezionali e sovversive e intanto inciampava, sul riflesso della rosa: davanti, mentre il riflesso della rosa, dietro, Crash. si scheggiava di cristallo, calpestata da uno specchio che l’aveva generata, lei e lo schianto, o il suo riflesso. Hic! Sigh.
Non agli astronomi, non all’aviatore avrebbe regalato un solo tintinnio di moneta che s’infrange sopra l’arido, non all’amore consegnava il morire di stella; si rialzava, duna, dall’abisso, faceva ancora un sorso dal rosso (fuoco!) - quel liquore incandescente come Fiamma del Vulcano, respirando dove l’abisso discende – girava la testa – nel lucore rigonfio dell’immagine di Lei ingigantita, dalle lenti bifocali che il liquore, quel Liquore, quel Vulcano deformava, rivoli scolavano tra spalle e angoli-di-labbra, spiriti ribelli al vivo. Spostavano i piedi le vampe etilate. Scioglievano le linee rette, in aperte spirali e steli dritti, mossi di voglia, di voglia gigante, Etna gigante. Rosa. Vino profumato di ferro e animale.

* Quattro, volte, Emmanuelle *

Quanto è fragile… Non lo diresti mai quant’è fragile una rosa, prima che si spezzi.


Impregnato ed ebbro il Principe Rimpiccolito dalla colpa osservava giacere MUTO lo stesso, doppio pensiero della vita sua/immillato dalla rifrazione circostante, rutilante nel silenzio dello schianto: rarefatta l’atmosfera sul B-52.
Si guardavano, lei, indifesa dalla vita, (rosa) mistica circonfusa in spiritoso.
Di fronte lontani e tesi separati da un Piano nello sguardo giunti caricati di tensione.

Lui confuso vedeva spine al vento, pensava: il vento mi piace, e si sentiva stringere, e stingere, etilosolubile irrisolto. Lei alzava spine al vento, nel nuovo inganno d’essere bella, sono… bella… , diceva
Tanti aggettivi nessun verbo, ché nella stasi l’azione preclude, perché rimasero immobili chi per la morte (brandiva cesoie) chi per lo stupore, non riuscendo ad uscire da alcun fotogramma. Galleggiavano, trappola a topi, canzone a manovella, pensiero stupendo, Chiara nel chiostro, ostrica, corazza scrostata.
Come volgere la parte scheggiata di un vaso, d’Estate, contro l’angolo del muro; Tremavano tirati dai cavalli del brunello che invadeva atrii, humus pori e simpatia ventricolare: BRRR, pensavano, scritto proprio così.

Scivolava nel frutto maturo e sentori la rosa. Faceva freddino. Brrr tutto d’un colpo s’accorse che, stando così messe le cose, non avrebbe più dovuto temere la pecora.

Il vento quello vero disegnato su una pietra, su un pianeta tempo fa, lo lasciò a terra il principino con gli zigomi che sapevano al lampone. Una volta lui voleva tatuarsi, una cometa che era un carcere, il Suo nome la Traccia di Lei - Sentiva vibrare i fili tesi tra le loro pupille, lentamente si chinava.
Mi sei mancata sbraitando in silenzio aveva voltato le spalle



* + *



borraccia e chitarra

e si dice beva ancora, in Alabama.






Si ringraziano Nori Paolo, Gazzè Max e Francesco, NelPaeseDelleMeraviglie Alice.
D’Annunzio Gabriele per gli interni, Elliott Tommaso Stearn, il tempo atmosferico, il tempo e basta, De Andrè Fabrizio, Alighieri Dante per averci creato, l’India, Albert King.


The Cat Empire, The wine song

53 commenti:

Giovanni ha detto...

Un Racconto a quattro mani
Surja e Chandra v'hanno immesso.

Chandra: Daniela Pirani, classe '86, cinque di Febbraio, festa di Sant'Agata; Emilia. Università delle Scienze Gastronomiche. R.

Avevamo dei dubbi si potessero sottoporre brani filati in coppia, e così c'è un nome Solo soletto.
Ma Come Altro-Che-Opposti siamo metà di quattro paginette, strati di coscienze

Sarebbe possibile per voi correggere di questa genesi?

Fiducioso,
50% *

Anonimo ha detto...

dopo la rivelazione dell'esistenza
di un altro 50% mi e vi chiedo, ci sono le basi per invalidare la scelta dei giurati???

che non me ne voglia chandra, che dal nome (sanscrito luna) deve esser donna dal carattere mutevole....

amelie

Giovanni ha detto...

Penso che abbia vinto il racconto.

Chandra è l'altra, ogni metà dell'altra patisce:
il Lunatico sono io!

Lucemente,
con A,
G.*

Michelle ha detto...

Amelie ma che dici mai? cheddici!
rifletti... in binomio a lucemente...

Giovanni e Daniela, so che suona molto path e poco etico.... ma mi tocca ringraziarvi.

Temo che l'incanto del vostro racconto sia aperto solo a chi ha dentro i solchi del primo, e mi spiace quindi per il limite (accidenti mi tocca già comprarne due copie - del PP - per poterne dibattere coi miei prediletti, che non sanno...).

Aggiungo che il "partito degli ermetici" - vedi commenti al post precedente - non può che applaudire, ché le vostre parole non seguono vie lineari e sin troppo aperte, ma s'infrattano allegre e malinconiche in sentieri non sempre evidenti.

Dette queste che guardano da lontano, tolgo gli occhiali e cedo alla miopia.

Il Piccolo Principe.
Ore e ore da bambina a riascoltare il disco, lo sapevo a memoria, compagno di giochi che riempiva e addolciva, col suo sorriso un po' triste, la mia solitudine marcata.
Non credevo di poter cedere così al racconto vincitore, immaginavo il mio orgoglio risentirsi e ottundermi. invece siete voi che mi avete annebbiato i ricordi sollevandone altri ben più remoti.
E' meraviglioso e dolcissimo, penetra le mie difese come solo l'aria sa fare, più leggero dell'acqua perfino, e mi acquieta.
Onore al merito. Continuate.
Michelle

Giovanni ha detto...

Grazie Michelle.
Davvero ce ne vogliono di stelle

Anonimo ha detto...

Che peccato non aver incontrato il Piccolo Principe nella mia strada e non potermi gustare questo deliquio atemporale. Non corro ai ripari ora, li regalerò entrambi, ai miei bimbi, un domani.
Evviva i vincitori
Katy

Anonimo ha detto...

All'inizio il racconto mi ha lasciata perplessa spingendomi a leggerlo di nuovo. Insolito per me.
Ho seguito le tracce sparse tra una capitolo e l'altro in una logica tutta mia rallegrandomi poi dell'originalità della trama che si libera da stereotipati vincoli stilistici.
Non certamente per liberare da vincoli terreni la parte divina (l'intelletto) insita nell'uomo....
Questo forse appartiene a una corrente filosofica che non citerei.
Libero pensiero
Marina

laluna ha detto...

avete già conosciuto il padre, ecco dunque la madre di questo Ivre fifty fifty.
Mi spiace che questo lavoro di coppia abbia perplesso qualcuno. E' che alle volte le buone idee vengono in due.
In ogni caso salve a tutti
*
ciao Gianni, hai visto che outing?

Giovanni ha detto...

In due si fanno i figli
che non siano Minerva, supponenti.

(Venire fuori, le lumache
divise tra il Sole, a mezzo le ustiona e l'umido)

Speriamo.
Silvia?

Daniela!

*

Nicola ha detto...

vabbè, ora non è che chi ha scritto il racconto da solo sia "autore" dimidiato... che tu lo scriva da solo, o in due, o in quattro, nulla osta e nulla conta. Nessuna teorizzazione sul numero, please... :-)
N

laluna ha detto...

Un "obrigada" a Nicola per la sua apertura.In fin dei conti io e Giovanni potremmo essere un'unica personalità un poco schizofrenica.

(Solo che la vera primadonna è lui, io sono quella che pensa alle carte da parati.)

Intanto saluto Silvia,la padrona di casa, in attesa di un intervento

Fate a modo
Daniela

silvia ha detto...

eccomi, eccomi...vivo sotto il sole, caro giovanni. la mia latitanza motivasi con pinne, fucile ed occhiali. mare, solo mare.
dopo attenta disamina e ripetute telefonate, il caso si scioglie così: premiamo il talento. l'autocertificazione serve a tutelare il concorso da rischi di plagio, scopiazzamenti vari, componimenti già editi. niente di tutto questo presenta il caso di ivre.
ribadito che la parola è sempre parola dell'altro, che non ci appartiene mai del tutto, si pensa che a buon diritto giovanni e daniela siano i vincitori, morali e di fatto, di questo concorso. semplicemente, ivre, nel suo stile, cita le fonti, senza dimenticare nessuno. premiamo le parole, di chiunque esse siano e a prescindere da quante dita abbiano battuto il testo. del resto, altri elaborati in concorso sono giunti scritti da più mani...il III classificato porta il nome di due autori, un altro testo è stato scritto da due gemelle....
detto questo, giovanni, ti chiediamo di inviarci ad ufficio.stampa@villapetriolo.com una rettifica formale al più presto ...magari allegaci anche un profilo della co.autrice. procederemo alla comunicazione dei vincitori in questi giorni, è necessario se vuoi che il merito sia equamente suddiviso.
michelle, marina, katy, amelie, nicola...mi fanno molto piacere le vostre parole. tutte. bene le recensioni - belle belle belle - altrettanto le critiche...i dubbi, le puntualizzazioni.
Continuiamo...impediamo al discorso di farsi totalitario. Divinando è luogo di apertura..
Evviva giovanni e daniela!

Anonimo ha detto...

Commento: Il succo di frutti sognanti e misteriosi. Invitante, vitale, brioso, singolare, irragionevole, liberato anzi scatenato, laborioso, attraente, difficile, a tratti inafferrabile ma presumibile. Forse un po’ narciso e arrotolato. Sapore buono, ma non per tutti i palati.
Critica: Il frutto principale viene da un albero cresciuto da altri, e questo rende un po’ meno gustosa la singolarità. Poi, c’è poco succo d’uva…
Ps: il fatto che sia stato scritto da due o più persone non può essere una critica, tantomeno un motivo invalidante: si giudicano i racconti, non i raccontatori.
Marco

Giovanni ha detto...

Non tutti gli chef coltivano i propri ortaggi

Grazie, Marco preciso e Grazie Silvia! [procedo burocraticamente.
Grazie Nicola, Histoire d'E, Giusto come la bilancia.

Daniela Grazie Smettila

Bacco e Arianna in Porsche '70.

Entusiasta del mare,
G.*

silvia ha detto...

e bravo marco, si giudicano i racconti non i raccontatori.
bella la recensione...penso che il succo d'uva sia presente in ..spirito, non pensi anche te?!
bacco e arianna in porche '70, magari coupé...me li vedo, chiome al vento....

silvia ha detto...

...ripensavo all'albero cresciuto da altri...e mi tornavano in menti i tanti amleti, su tutti quelli di CB. le "traduzioni" sono tutte "tradimenti"...un condurre altrove. non è già questo indizio di originalità? in questo caso, la domanda non è retorica.

Giovanni ha detto...

Come Bonnie&Clyde:

Silvia Sente a forza 9
Bello. Ho i capelli lunghi.

Dal Cinema,
Davvero*

Anonimo ha detto...

aspetto l emozione
ma non viene
non ho sentito niente arrivare nè sulla pelle nè nel cuore
forse son cieca o sorda
ma non sento profumo di vino nè di rose solo un mare di parole messe insieme ma non trovo la chiave per entrarci dentro
miky

silvia ha detto...

...a forza 9...sarà che ho preso il vento anch'io, in piena faccia, e il vento mi piace e mi sento stringere.
miky cara, capisco bene...anch'io ho avuto bisogno di farlo decantare un pò..come quei vini che ti stordiscono all'apertura del tappo. poi si acquietano e lasciano uscire aromi evoluti...è una delizia, diamoci un pò di tempo nel gustarlo. mi saprai dire più in qua.
altrimenti, de gustibus...e va bene anche così. un bacio.

Giovanni ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
Nicola ha detto...

Silvia chiama CB

risponde JD:

Dés qu'il est saisi par l'écriture, le concept est cuit

silvia ha detto...

derrida tramanda un bella idea di ospitalità...ci stanno dentro tante cose...tracce di ritorni? sicuro.

Giovanni ha detto...

A Miky che cerca le chiavi.

Un giorno arriva, un Principe

non si ha che da aspettarlo.

silvia ha detto...

e no, giovanni...il post sul principe che arriva ce l'hai eliminato..lasciaci sognare!

silvia ha detto...

solo per miky?!! anche noi abbiamo bisogno di chiavi...anche di quelle di barbablù, nel caso si fossero smarrite le altre della magione principesca....

Giovanni ha detto...

Sai, nasce da un'occasione, e ognuno se la dedica.

Quante volte abbiamo voluto cambiare nome?

Anonimo ha detto...

“…penso che il succo d'uva sia presente in ..spirito”…
Bella questa! Azzeccatissima! :-)
Sicuramente è quanto deve aver pensato la giuria. Io, per esempio, no: leggendo il bando l’ho interpretato in maniera letterale, e c’ho visto una “sfida” a disegnare il vino “in corpo e sangue”, e farlo levare a protagonista, piuttosto che inserirlo nel racconto sotto forma di “spirito” (stilistico).
Riguardo l’originalità: è giusto quel che dici. Non dico che non sia per nulla originale, dico che, a mio avviso, e poco originale, in quanto… l’originalità proveniente da un originale è meno originale di una originalità creata dal nulla.
Insomma, parlando di chef: mettere un ingrediente nuovo su una portata è sicuramente una cosa originale, soprattutto se è un ingrediente azzeccato per quel piatto (può addirittura renderlo più buono). Ma non sarà stato più creativo quello che quel piatto l’ha inventato?
Ah! Ecco, ho capito: mi sa che il punto è tutto nella differenza tra originalità e creatività…
Marco

silvia ha detto...

allora me la dedico anch'io...
chi ci chiama per nome ci possiede. preferisco Nemo, a volte...

silvia ha detto...

provo a rispondere, marco...con una domanda: siamo certi che si possa inventare qualcosa di veramente nuovo oggi che è stato detto tutto? oppure, non è il modo, il punto di vista, in cui si racconta che fa la differenza?

laluna ha detto...

Wow.
Poiché la Porsche bianca anni '70 è una mia invenzione, mi fate almeno fare un giro?
Sennò vi faccio annusare la polvere con la mia Citroen Pallas color cacao interni vinaccia.
Oh sì.
(Silvia che invidia il tuo mare!)

*D

laluna ha detto...

Oltre il punto di vista entra la variabile emotiva a sfasare i campi della narrativa. Forse non tutto è già stato scritto o in qualche modo raccontato, però l'originalità è uno stupore così intimamente soggettivo...
scusate l'intromissioneyeijdq

Giovanni ha detto...

Caro Marco,

ci riconoscerai un'originalità di stile?
Necessario, a far fluire un racconto Dei bambini in un bluesman ubriaco, con parole accompagnate senza risse, pur nell'alcool.
Non di sole trame vive l'uomo.

Giano Bifronte, quale faccia fu la prima? La più nuova?E la più vera?

... e dove sono arrivate, di quale si pensa il futuro.

ConCorde,
G.*

silvia ha detto...

bentornata daniela...avanti, avanti...
dicevo che la creazione, nel linguaggio, non è attribuibile ad un soggetto. l' "invenzione" viene sempre dall'altro...e questo non toglie niente all'originalità, anzi...

Nicola ha detto...

Dés qu'il est saisi par l'écriture, le concept est cuit:

da che è messo a fuoco (o saltato in padella) dalla scrittura,
il concetto è cotto.

Tenderei a dirlo così. eEcco quella che chiamo "estetica gastronomica", perdonate la pubblicistica.

N

silvia ha detto...

daniela, una foto della pallas la vogliamo a tutti i costi! gli interni vinaccia in bella mostra, please...ma che meraviglia, la pallas abita i miei ricordi di bambina...ma non aveva gli interni color del vino. il mio mare, talvolta, sì.

Anonimo ha detto...

Per Silvia: si può raccontare in modo nuovo, da inventivo punto di vista. ma si può farlo anche partendo da un nuovo.
Comunque, lungi da me calcare su questo argomento. è solo una dissertazione un pò sul logico-filosofico. Ma, citando un bravo scrittore, "Non di sole trame vive l'uomo" :-)
Semmai, una vena polemica, seppur timidamente e diplomaticamente sepolta, c'era nel discorso sul bando... :-p
Per Giovanni (e laluna. Ma non saranno veramente 2 personalità in unica persona? .:-)): ve la riconosco. ve l'ho già riconosciuta. ciao!
Marco

silvia ha detto...

ce lo racconti meglio, nicola...m'intriga.

Nicola ha detto...

glielo porto con molto piacere, Silvia, il libro, appena presto avremo occasione di conoscerci.

silvia ha detto...

marco, avevo inteso bene allora...perdonami se ho atteso che scoprissi le carte senza anticipare. il tema del bando era intenzionalmente ampio, ci stavano dentro racconti più attinenti contenutisticamente e narrazioni in aria di giorni di vino&rose. il vino in corpo e sangue, poi, uno dei miei desiderata, come avrai letto in un precddente post. l'uno non escludeva l'altro. voglio dire che tutto ciò che è giunto a Villa Petriolo ha svolto il bando in maniera personale, ma intuendo e sviluppando le intenzioni profonde, cosa che a noi ha dato grande soddisfazione.

silvia ha detto...

lo aspetto con piacere, nicola..grazie.

Giovanni ha detto...

Banale compenetrazione?

È solo così:

http://it.wikipedia.org/wiki/Yin

.

silvia ha detto...

sole e luna, bianco e nero, vino e rose...certo...banale compenetrazione. è un delitto?!!

Giovanni ha detto...

Macchè :) .

silvia ha detto...

bene, sono più tranquilla. ;-D.

laluna ha detto...

la foto della Pallas. Mmm.
Non penso verrebbe come la desidero io vivida nella mia mente. Chissà, magari con questo premio apro il "Conto Pallas" e poi vi vengo a trovare al volante (di vinaccia vestita pandance stretta con gli interni).
Anche questa è compenetrazione? o citazione?:)

Mi cattura sempre il gioco dei richiami. ben oltre lo Yin.

Ah, onore alla seconda classificata.
Mooolto femminile.

silvia ha detto...

vorrà dire che ti immagineremo, te e la tua pallas divinovestite. premio versus pallas...ottimo, i giorni del vino e delle rose si mettono in moto...

Anonimo ha detto...

Mamma mia. Puntini, asteristischi, percentuali, punti esclamativi. Abuso di "rafforzativi" per concetti incomprensibili.
Citazioni colte, che impressione.
Nell'inganno delle parole mi sento preso in giro e mi sconcentro.
Mirko

silvia ha detto...

ciao mirko, ben arrivato! perché preso in giro? non pensi sia una scelta di stile quella dei vincitori?

Giovanni ha detto...

Mirko Puzzi di bruciato.

Le cri(p)tiche distruttive Conservale.

Ciao

Anonimo ha detto...

Le criptiche distruttive le esterno.
Il mio è un giudizio, non un giudizio di valore.Ah, Weber insegna.
Cogli la differenza?
Mirko

Anonimo ha detto...

Mirko non puzza di bruciato e tu Giovanni sei noioso.
Bibi

silvia ha detto...

cara bibi, mi sembra giusto che giovanni abbia il diritto di replicare come crede, non pensi anche tu?

Giovanni ha detto...

L'ermeneutica che sostiene l'azione prima del testo.
E così l' "Impressione" non è giudizio di valore O tu ImpressionAbile? ustore vegetativo?
Delle critiche facciamo tesoro, dai diamanti non nasce niente: Dal letame nascono i fiori! E dal plutonio la deformità - Io di Kriptonite in tasca non ne tengo manco pagato.

È che sono pavido? Che mi rende noioso... Suppongo che perfino dare dell'idiota a Johnny-Do dovrebbe essere utile e buono e giusto, e costruttivo.
Il sarcasmo faccia cadere le torri. Addosso. A chi. Ne abusa. Punto.

Jumbo Giambo*