martedì 25 novembre 2008

i giorni del vino e delle rose di tiziana monari


Foto di Alena Fialovà



Ancora un bel racconto per "I giorni del vino e delle rose"...E' di Tiziana Monari.

Tiziana risiede a Prato. Ha partecipato a varie antologie di poesia e racconti dell'Aletti, Perrone Editore, Terre Sommerse, Ta-Ti edizioni. Ha pubblicato un libro di poesie, "Frammenti d'anima". Sempre per la poesia, ha vinto il concorso della Firenze Libri nell'anno 2007.


Racconto

"I GIORNI DEL VINO E DELLE ROSE"

di Tiziana Monari


Non si può sopportare a lungo la bellezza delle rose, fiori di velluto e
scalpello, pieni di alterigia nel loro protendersi verso il sole,ibridi,
eleganti e maliziosi, fioriscono a maggio in un tempo breve di felicità e
amore.
Nude, si vestono di aria profumata, di colori, di cose immutabili, di rondini
che ritornano ai loro nidi, polifoniche di foglie, mosse dal vento, di gesti e
brividi immobili, di rosso,oro blu e argento azzurro, vibrano insieme agli
ulivi di questa terra, cogliendone il respiro, trattenendo il rosso della sera
prima che scompaia oltre le colline. In attesa, contano amori alla finestra,
rossi come i loro petali, lo sbocciare di due occhi estranei, la litania della
vita, il procedere delle stagioni, la nostra storia che accade e si intreccia
con il loro eterno fiorire. Sfidano il destino, come noi, curve e tenaci, in un
tempo di fuga, aggressive, imperfette, stagliate in un silenzio irreale,
assordanti nella loro breve esistenza. Vivono tra uccelli e grilli,con l´
abitudine al cielo, una strana bellezza da cogliere, ad esistere oltre il
vissuto nella stagione dell´amore, armoniche di battiti veloci, aspettando il
canto delle sirene di Ulisse che non sentiranno mai. Crescono per sperimentare
la precaria seduttività del mondo, per poi rientrare in se stesse e sfiorire
lentamente nel loro ordine e disordine. Di luce e ombra in una forma fugace ,
si tuffano lievi nella loro esistenza purpurea di spine,pungenti come l´amore
.Quell´amore che vive di rose nel girotondo delle stagioni, addolcito dalla
paura dell´alba, in un gioco di coraggio, in un carnevale di blu, trasparente,
nato a maggio e morto a settembre, imbevuto di voglia, sgombro di cielo, che
scruta l´orizzonte in attesa che accada qualcosa. Amore, rosa rossa che
lambisce e scalda, che fonde e crea, una cavità pronta a vibrare,quel continuo
inseguimento all´accelerazione del nostro cuore. Magnetico, risonante, ci
bracca come un animale selvatico, un cercatore di pietre preziose, facendo
sparire spazio e il tempo,oscillando nell´istante, vivendo lì nella nostra
anima distante e vicinissimo, demiurgo vestito a festa. Cresce a dismisura tra
diaframma e sterno, poi reclina il capo piano come le rose, in un vuoto fragile
e infelice, lento, toccato dal dolore, sgretolato come una piantina cresciuta
su uno sperone di roccia che sta lentamente franando a causa di forse estranee.
Diventa nebbia,un arco che si chiude, un eco che si spegne, e come le rose
reclina il capo senza una ragione,preparandosi a morire, infelice, indifferente
a tutto, in una calma apparente, assopito, commosso, un respiro quieto, coperto
di neve.
E tra le rose e l´amore, in un imperativo assoluto, prende forma un dolce
settembre, colmo di grappoli d´oro, sbocciato oltre le siepi di biancospino,
colmo di nuvole pesanti, arriva a passo lento, un pò pigro, per partorire un
buon vino, di sole, pieno di organza,di fiori fruttati, di frutti maturi, da
assaporare piano in un angolo di cuore.
Un vino di arancio e pesco, che è uragano in gola,di acqua e ombre dorate, di
ciliegio rosso, da gustare piano a labbra tese, in notti solitarie affollate
di vita.
Abboccato, liscio, disordinato come un velluto, tagliente come una spada d´
argento, con un sapore raro di tramonto, di radici, di vizio e di piacere.
Un vino di pioggia forte, che sembra non finire mai, da centellinare senza
rimpianti,per abbandonarsi al vento, all´inclemenza della vita.
Vermiglio, caldo,vivo, dolore di un amore da cui il dardo non si può
estrarre,
d´oro, a bucare le bolle che ci fanno da sogno, placa la sete, in una musica
più sonora dell´acqua,infiamma i sogni, in un´armonia grave e ammaliante,
scivola in bocca come un torrente d´oro,sbocciato di sole,impalpabile, dolce,
pastoso, da leccare con piacere, lo porto alle labbra, al di là del mio
sguardo, cola una sola goccia, si ferma sulla mia mano, si abbandona ai
rimpianti, conta questo tempo , arrogante, dispettoso, inclemente, che ci
toglie i dettagli, cancellandoci le magie. Per noi che facciamo finta di
niente, in punta di piedi.


Rosso corallo, Francesco De Gregori

2 commenti:

Anonimo ha detto...

Accidenti Signora, questo sì che m'incanta!
Passo di qui molto di rado, dopo il fermento dei primi giorni seguiti alla premiazione, e anche oggi era passaggio veloce e strumentale.
Imbattermi in te è stato imprevisto. E inebriante. Grazie.
kita_it@yahoo.com, se vuoi.

Chang ha detto...

Gorgeous!