lunedì 3 novembre 2008

Ritorno a Marsala...


La mia Sicilia, ottobre 2008




In questi giorni in cui conservo ancora caldo il ricordo dell'ultima vendemmia nella nostra Tenuta di Fessina a Castiglione di Sicilia, cade a fagiuolo, come suol dirsi, il giorno del compleanno di Giovanni Teresi, autore di questo bel racconto, "Ritorno a Marsala", per "I giorni del vino e delle rose".

Tanti auguri a Giovanni e a tutti i giovani marsalesi!

Giovanni Teresi è nato a Marsala (TP), dove abita, il 3 novembre 1951.
E' insegnante di Economia aziendale presso l' I.T.C. "S. Calvino" (TP). Artista poliedrico, dal 1983 all' '86 ha partecipato con le proprie opere a collettive di pittura nella città di Breno (BS) e nel 2002 al III Concorso Nazionale "Pittori di Marina" - Augusta. Parecchie sue poesie sono inserite in diverse Antologie di Premi Nazionali ed Internazionali del Club degli Autori di Montedit (MI). La lirica "Il giorno del dolore", composta in memoria dei caduti italiani di Nassirija, è stata apprezzata dalle alte Cariche dello Stato Italiano. Nel 2007 ha pubblicato con Maremmi Editori-Firenze la raccolta di poesie "Il mito e la poesia"; il testo è stato presentato allo storico caffé Letterario Giubbe Rosse. Nel dicembre del 2007 pubblica un saggio storico con Bastogi Editrice Italiana "Sui moti carbonari del 1820-'21 in Italia. Adepti ed eventi poco noti del periodo". Alcune sue poesie sono state pubblicate su quotidiani e riviste nazionali.


Racconto

"RITORNO A MARSALA"

di Giovanni Teresi


L’ultimo tratto di viaggio l’ho voluto fare in treno da Palermo per Marsala, provenendo da New York con volo Alitalia fino a Punta Rais, per richiamare alla memoria i luoghi, i colori e i profumi della Sicilia occidentale ove ho vissuto la mia gioventù. Il 25 maggio 2008, un giorno caldo di primavera e festa del Corpus Domini, è stato indimenticabile. Dal treno, dopo aver sistemato i bagagli, notavo man mano come la città di Palermo era cambiata e come erano altrettanto cambiate le contrade vicine. Palazzi ed insegne pubblicitarie facevano da padrone lungo le strade che costeggiavano la ferrovia. Non era cambiata, invece, la campagna coltivata con i lunghi filari di basse viti in quel periodo rigogliose e verdi. Anche i feudi che si estendevano dalle valli al mare erano gli stessi con gli isolati bagli padronali. Appoggiato al finestrino, riconoscevo l’odore della mia terra, un intriso di profumi di zagara e rose. Dopo 40 anni di assenza, riaffioravano le indelebili immagini della mia infanzia e i sapori della mia nativa città: Marsala. Avendo appositamente scelto la via Milo da Palermo per Trapani, gli ultimi 30 km di strada ferrata fino a Marsala sono stati parecchio emozionanti. La coltivazione sempre la stessa, grandi estensioni di piantagioni di viti basse e a spalliera. Giunto alla stazione di Marsala ero solo perché qui non avevo più parenti; i miei erano rimasti in America. Mi incamminai per via Roma verso il centro che manteneva l’antica architettura. Presa una camera nel vicino albergo Stella D’Italia, sistemati i bagagli, l’ansia mi induceva ad uscire per le vie e per l’immediata periferia. Fuori porta, ad est della città, riconobbi il vecchio baglio circondato d’abeti e da mura tufacee. Allo stridulo canto delle cicale, avvolto dall’inebriante profumo di resina e gelsomino, il baglio era fermo da generazioni a contemplare il suo tempo. Ricordai le passeggiate pomeridiane sulla bici con gli amici, i bagni estivi al vicino lido Canottieri, la canicola sulle rocce vulcaniche che si immergono ancora come mostri nel mare, il sale che si forma nelle loro insenature. A sera ritornavamo a casa rossi come i gamberi, l’indomani ci si spellava come bucce di patate. Quante corse al lungomare, quante cadute dalla bici che scorticavano le ginocchia! Sul finire del giorno, mi soffermai a guardare il tramonto mentre dagli sbuffi dell’onde giungeva una brezza benefica e familiare. Quanto era distante l’America! E’ vero: la propria terra non si dimentica mai. Qui sembra il centro del mondo. La maggior parte degli immigrati era molto giovane quando partì per l’America. Imparammo una seconda lingua, trovammo un lavoro, ci riunimmo in associazioni e comprammo case nostre. Mettemmo le radici, ma non le radici delle tradizioni e della memoria. Mentre riflettevo, l’odore del mare si mescolava all’odore del legno impregnato di vino che le grosse botti di rovere conservavano gelosamente nel vecchio baglio. A maggio a Marsala i mastri bottai riparano le vecchie botti vuote, le piallano all’interno per ospitare il futuro mosto. Anche altre nuove rotondeggianti botti, ormeggiate lungo la via del mare, attendono i giorni del vino. Riconobbi subito quel profumo di vino e di legno, che sottile si elevava tra le setose nuvole e resinoso nei tagli di rovere si mescolava al ronzio della pialla per diffondersi poi negli acciottolati vicoli. A tardo pomeriggio, mamma preparava una ricca insalata di pomodori, patate lesse con cipolle ed olive che, condita con buon olio extravergine e aceto di vino, mangiavamo in spiaggia. In America ci sforzammo per conservare le nostre tradizioni e la nostra cultura. Si formarono società di fratellanza e di aiuto agli immigrati. Tutto questo favorì il costante sbarco di immigrati che, oltre alla forte concezione italiana del lavoro, portarono musica, balli e cibo. L’odore del mare e del vino acutizzò in me un gran appetito. Quindi, pensai di cenare in albergo. Lungo la Via delle Sirene la processione del Corpus Domini procedeva come ai vecchi tempi tra i vicoli del paese fino alla cattedrale. Che emozione! Sopra i portici, tra gli eleganti rosoni, tra le ogivali finestre del vicino antico palazzo nidificavano ancora le rondini. La storia abita sovrana nei dintorni, le muscose pietre, i rugginosi lampioni, le brune tegole sui tetti e campanili sono prigionieri del tempo. Poi un ancestrale canto si udì dalla cattedrale; dolci note armoniose dipartirono dall’organo, e le ombre e i lumi di tenui chiarori si tessevano tra le felci e i gerani dentro gli intimi androni. La processione iniziava con due lunghe fila di giovani e donne. Subito seguiva l’arciprete con due chierichetti ai lati che elargivano incenso. L’arciprete teneva in alto, nell’ostensorio d’oro, il Corpus Domini. Una gran folla in preghiera si muoveva lenta e assorta. Dai balconi, adorni delle più belle coperte di seta stese sulle inferriate, gli abitanti gettavano profumati petali di rose. Un altro familiare odore di ceri e di rose acutizzò il mio ricordo. A maggio, a Marsala, le prosperose ville, gli androni, le icone sono adorni di vari tipi di rose rosse, rosa e gialle. Così i giorni e le notti profumano della loro delicata essenza. Al ritiro della processione, la banda cittadina intonò una soave musica religiosa. Lì vicino, anche la santa icona dell’Immacolata offrì il terso candore d’un sorriso… Le ore e gli istanti procedevano col loro trascorrere, dall’alba al tramonto, nel suggestivo incancellabile sogno. Al ristorante ordinai il tradizionale piatto di maccheroni con un buon vino bianco locale. Assaporavo lentamente la cena ed il vino mentre pensavo. Ero molto giovane quando presi la residenza in America. Lì ho vissuto gran parte della mia vita. Gli americani mangiano burro di arachidi e gelatina su pane bianco e molliccio uscito dai sacchetti di plastica. Io…io sono un italiano! Qui, a Marsala durante le festività tutti i parenti si radunavano a casa del nonno e c’erano tavole imbandite e vino fatto in casa e musica. Le donne stavano in cucina, gli uomini in salotto e i bambini ovunque. Ho molti cugini di primo e secondo grado. E mio nonno, con i suoi baffi sottili e ben curati, se ne stava nel bel mezzo di tutto questo, sorvegliando il suo regno, orgoglioso di quanto bene i suoi figli avessero fatto. A New York tutto ciò avveniva di rado. Dopo cena, solo nella mia stanza, ho aperto il balcone, la veranda dava sulla piazza. Il cielo stellato faceva da cornice alle maestose cupole doriche della Chiesa Madre. Un’atmosfera di innamorati! In questo attimo d’incanto pensai alla prima ed unica dichiarazione d’amore a Elisa, oggi mia moglie, e la feci paragonandola ad una rosa: “Come una rosa rosa le tue guance accarezzai… Come due gocce di rugiada i tuoi occhi scintillavano… Odor di zagara sapevano le tue labbra, come in un sogno di generoso amore.” Prima di chiudere le persiane ho voluto fare un brindisi con vino marsala all’amore, ai sapori, ai colori della mia bella terra e al futuro dei giovani marsalesi affinché trovino lavoro in Sicilia.



In attesa dei giorni del vino....nella Tenuta di Fessina.

11 commenti:

Anonimo ha detto...

Ritorno a Marsala... per me è stato un arrivo a Marsala circa 30 anni fa quando quello che poi è diventato mio marito, mi ha condotto in quella terra a me sconosciuta. Certo le sensazioni non sono state quelle descritte in questo racconto anzi a dire il vero sono state molto forti ma in senso negativo. La mia "estraneità" è stata evidenziata molto ma i tempi si sa cambiano. Oggi si può dire che Marsala è la mia seconda patria e appena posso ci vado magari anche con amiche del nord che non fanno più impressione. E' una terra che la natura ha benedetto ma che spesso gli uomini tendono a distruggere. Se Marsala e i suoi dintorni si trovassero sulla Costa Azzurra sarebbero meta di grande turismo. QUesta è la strada perchè i giovani di Marsala possano restare nella loro terra e vivere con decoro e soddisfazione.
Magari avrò occasione di conoscere l'autore e comunque anche il racconto con il quale ho partecipato sia lo scorso anno che questo traggono ispirazione proprio da quei luoghi.
Un caro saluto a tutti.
Patrizia (Patesp)

silvia ha detto...

Patrizia cara, che piacere ritrovarti. Sante parole, le tue. L'Italia tutta vanta un patrimonio di ricchezze paesaggistiche ed artistiche che non ha eguali e non si riesce a capire che valorizzarle porterebbe benefici a tutti. Purtroppo, anche la toscana recentemente ha fatto parlare di sé per operazioni alquanto discutibili - ricordi il "partito del cemento" a Monticchiello, nel Senese?!
Speriamo di ritrovare tutti la strada giusta, ma presto...Un abbraccio forte a te e a tutta la bella Sicilia.

Anonimo ha detto...

Il racconto è piacevole e presenta una struttura scenica meravigliosa.
La tematica è inerente ai giorni del vino e delle rose. La descrizione è fluida e in certi punti poetica. I paesaggi descritti, le emozioni che si provano sono da sogno; sembra di gustare e vivere quei profumi e luoghi della bella Sicilia.

silvia ha detto...

Un bel racconto quello di Giovanni...e poi la Sicilia a fare da sfondo, con tutte quelle suggestioni, i colori, i profumi..."la propria terra non si dimentica mai". Lo credo bene... Complimenti all'autore!

Alberto ha detto...

Il racconto contiene alcune problematiche ricorrenti quali l'immigrazione, le antiche tradizioni, la speranza di un futuro migliore che l'autore esprime con chiarezza e in forma anche poetica. Non è facile contenere il tutto in un racconto breve. Bravo Giovanni Teresi per aver saputo cogliere tali sentimenti col tema del vino.

Anonimo ha detto...

Il racconto è un tassello di ottima letteratura italiana. Diverse sono le tematiche trattate dall'immigrazione alla religione ed alle tradizioni popolari siciliane. Bellissimo è il finale con una dichiarazione d'amore ed un brindisi di augurio.

silvia ha detto...

Tanti auguri a tutta la Sicilia ed ancora complimenti al nostro autore!

Anonimo ha detto...

Il breve racconto mette in luce la fase storica dello sviluppo industriale e la conseguente immigrazione meridionale.La narrazione dei luoghi e dei fatti è ben descritta con spunti poetici.

silvia ha detto...

il bello di questo concorso è proprio che il tema è stato sviluppato seguendo, ciascuno, ciò che stava più a cuore...un'interpretazione sempre personale e mai scontata de "I giorni del vino e delle rose". Grazie a tutti i partecipanti e a Giovanni per gli aspetti importanti che ha messo in luce con le sue parole. A presto!

Francesco ha detto...

Le botti per il vino a marsala non sono quasi più prodotte da artigiani bottai ma provengono da varie imprese. La nostalgia al passato è la nota caratteriale del racconto come anche l'attaccamento alla propria terra. Il profumo del vino novello che si coglie nell'aria è tipico del periodo autunnale con i suoi colori. Grazie Giovanni, io sono un pittore e sò colgiere gli attimi d'emozione.

silvia ha detto...

che meraviglia, le arti che si parlano...grazie, francesco, per la tua visita su DiVINando e per la tua sensibile attenzione.
ciao!